MARCO ZATTERIN, La Stampa 17/11/2011, 17 novembre 2011
Conti pubblici verso la tutela Ue - Nella battaglia dei debiti sovrani scende in campo l’artiglieria pesante
Conti pubblici verso la tutela Ue - Nella battaglia dei debiti sovrani scende in campo l’artiglieria pesante. La prossima settimana la Commissione Ue varerà un pacchetto di proposte per rafforzare il governo dell’Eurozona, tra cui un libro bianco sugli eurobond e regolamento rivoluzionario che punta a consentire a Bruxelles di partecipare alla stesura delle legge finanziarie europee, esaminandole preventivamente e - nel caso «chiedendo che siano emendate». E’ una mossa senza precedenti che farà discutere le capitali, perché trasferisce all’Unione una fetta di sovranità nazionale. «Attraversiamo una crisi sistemica - dice il presidente dell’esecutivo, José Manuel Barroso -. Serve più impegno da parte di tutti. E misure aggiuntive». Il portoghese prova ad alzare al massimo la posta in gioco. Parlando al Parlamento europeo, ieri mattina a Strasburgo, ha chiesto rigore e azioni per la crescita. Con gli altri due tenori dell’Unione, il presidente del Consiglio Van Rompuy e quello dell’Eurogruppo Juncker, ha ribadito che è pronto a tutto per garantire la credibilità del sistema e opporsi alla speculaizone, del resto è questo che hanno promesso anche i leader quando si è trattato di parlare della difesa dell’euro. «Se tagliare la spesa non fosse sufficiente per riequilibrare i bilanci - avverte pertanto Barroso -, sarà necessario prevedere una tassazione dei patrimoni più ingenti». Colpire i più ricchi per aiutare chi ha meno, scansando il lavoro dipendente. Forse proprio quello che in queste ore valuterà anche il governo Monti. L’alternativa è fare ordine nella casse pubbliche, obiettivo per il quale i regolamenti in arrivo sono due. Il primo rafforza la sorveglianza nell’Eurozona per gli stati che abbiamo subito turbolenze finanziarie o abbiano richiesto assistenza all’Unione, la porta a livello comunitario e attraverso la pressione fra pari - la coordina come strumento preventivo e successivo. Il secondo introduce il monitoraggio delle finanziarie: prima, durante e dopo, la Commissione avrà modo di mettere il naso nelle leggi di stabilità del club della moneta unica, per chiedere modifiche all’occorrenza. Barroso mette le mani avanti, sa che ci sarà da litigare. «Sia chiaro - ha spiegato - che l’ultima parola resterà ai parlamenti nazionali, ma questi devono essere resi consapevoli delle regole europee». Un aumento della sorveglianza della Commissione, afferma il residente, «condurrà inevitabilmente a un suo ruolo più forte in ambiti prima riservati a governi e parlamenti». E’ cosa «necessario e indispensabile se si ha una valuta comune». Il consenso dei leader, sulla carta, c’è. La Commissione intende anche avviare un dibattito su quelli che chiama «stability bond», versione semanticamente edulcorata degli eurobond, le emissioni pubbliche con cui l’Ue potrebbe raccogliere capitali per finanziarie i debiti dei partner in difficoltà. E’ sensazione comune che questo potrebbe essere il passo conclusivo nel cammino verso l’Unione monetaria completa, l’arma che metterebbe al tappeto tutte le velleità della speculazione. C’è però da superare l’ostacolo tedesca, la cancelliera Merkel non ne vuole sentire parlare. La convinzione che si raccoglie a Bruxelles è tuttavia che nel giro di due-tre anni Berlino possa digerire anche questo. Non sarà l’unica battaglia. Barroso s’è detto favorevole ad una modifica dei Trattati per inserirvi le nuove regole del governo dell’euro. A questa premessa, ha comunque aggiunto che si tratta di un processo che richiede tempo, è rischioso e non risolve i problemi del breve termine. La Merkel, invece, li vuole riscrivere. Juncker non gradisce e contrattacca. «In Germania la gente pensa di non avere alcun problema - ha detto ieri sera il presidente dell’Eurogruppo -, ritiene che il proprio Stato sia senza debiti mentre tutti gli altri paesi siano eccessivamente indebitati. Invece il livello debito pubblico della Germania è preoccupante, più alto di quello della Spagna. E’ una verità che in Germania nessuno vuole sentire».