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 2011  novembre 17 Giovedì calendario

SUI MERCATI IL FOLLE GIOCO DI SPEZZARE L’UNIONE

Spaccare l’euro sarebbe un’impresa ancor più complessa di quella che c’è voluta negli anni 90 per costruirlo. Fin che ad abbandonare la valuta comune è un piccolo Paese come la Grecia, i rischi sarebbero gestibili. Ma, da come vanno le cose, in compagnia della Grecia ci sarebbero adesso Portogallo, Irlanda, Spagna e soprattutto Italia. Anziché inventarsi un euro di serie B, sarebbe preferibile tornare alle vecchie valute nazionali, visto che le differenze tra Italia e Spagna, da una parte e la Grecia dall’altra sarebbero comparabili a quelle tra Germania e Francia. E ci si potrebbe aggiungere pure l’Austria, visto che lo spread dei suoi titoli è salito a 180 punti sopra il Bund e soprattutto il Belgio (310 punti). Ma, sorpresa ancor più grande, ieri si sono ampliati a nuovi massimi anche i differenziali di rendimento dell’Olanda (a 64 punti) e della Finlandia (72 punti), ossia di due Paesi che sono ancora più virtuosi della Germania.

Come si spiega allora tutta questa fiducia degli investitori verso il Bund tedesco? Probabilmente con il desiderio di sicurezza, di rifugio, così palpabile sui mercati. Lo stesso avviene con titoli altrettanto liquidi come i Treasury Usa. Ma, se fosse solo un problema di liquidità, uno spread di 20-30 centesimi sarebbe adeguato. A pensar male, verrebbe il sospetto che i mercati stiano quasi lavorando per separare i destini della Germania da quelli degli altri membri dell’Unione. Il sospetto si rafforza dopo aver sentito le dichiarazioni di Jean Claude Juncker, lussemburghese e presidente dell’Eurogruppo. «Penso che il livello del debito tedesco – ha detto – sia motivo di preoccupazioni». E ha aggiunto: «La Germania ha un debito più alto della Spagna», ma al riguardo nessuno a Berlino «vuole rendersene conto». Avrebbe ragione, visto che il debito tedesco è all’86% del Pil, contro il 66% della Spagna.

Potrebbe sembrare un paradosso: ma, visto come vanno le cose, verrebbe da dire che la soluzione meno dolorosa sarebbe l’uscita della Germania dall’euro e non quella dei Paesi periferici: quanto meno si ridurrebbe la massiccia fuga di capitali che ne conseguirebbe. In realtà l’uscita di un Paese membro dall’euro resta sempre una pessima soluzione e l’abbandono di un Paese come l’Italia, oppure la Germania, al di là delle incalcolabili conseguenze economiche e finanziarie che comporta, rappresenterebbe il fallimento dell’idea stessa di Europa.

Il percorso resta quello di una maggior integrazione fiscale tra i Paesi dell’area euro e passa attraverso un trasferimento di parte della sovranità nazionale verso un organismo economico comunitario. È un processo lungo e nemmeno è di breve periodo il vagheggiato progetto di ampliare i poteri statutari della banca centrale. Adesso occorre gestire l’emergenza nel modo più veloce possibile, prima che l’insolvenza dell’Italia diventi certezza. E per far questo bisogna che i politici europei, e i tedeschi in primo luogo, sopperiscano al dogmatico immobilismo della Bce con interventi di largo respiro.