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 2011  novembre 17 Giovedì calendario

ROMA —

Senatore Bondi, lei sostiene che Carlo De Benedetti, con l’intervista rilasciata al «Corriere della Sera», vuole condizionare il nuovo assetto politico italiano. A quale passaggio si riferisce, in particolare?
«Tutta l’impostazione della sua intervista tradisce il perdurante progetto di De Benedetti, e del suo gruppo editoriale, di condizionare l’intera vita politica italiana, dalla destra alla sinistra, secondo finalità che non sono chiare...».
In che senso queste finalità non sarebbero chiare?
«Hanno a che fare con interessi opachi... ovvero riconducibili ai propri interessi personali o a quelli di precisi gruppi economici: non mi sembrano gli interessi generali del Paese. In questo senso sono opachi».
De Benedetti parla, nell’intervista ad Aldo Cazzullo, di «fine di uno show», di sessismo, di machismo, di illusionismo. Viene in mente la stagione delle escort e di tutto il resto. Non è stato un grave danno per l’Italia, tutto questo?
«Il giudizio su Berlusconi, sulla sua attività di politico e di statista, quando la storia si incaricherà di scriverlo, sarà meno fazioso e più obiettivo di quello che la politica italiana gli ha riservato in questi anni. Viceversa, il giudizio sull’operato di De Benedetti non sarà altrettanto lusinghiero».
Cioè?
«Sarà ricordato soltanto per essere stato un imprenditore che non ha mai avuto visione d’insieme del Paese. Ha alimentato in Italia una contrapposizione che ha nuociuto agli interessi generali, attraverso un clima invisibile di caccia alle streghe. Non ha altri meriti né politici, né imprenditoriali, tantomeno storici. Solo un fomentatore di tensioni politiche e personali all’indirizzo di un presidente del Consiglio».
Per l’Ingegnere la vostra classe dirigente ha tratto vantaggi personali dall’aver partecipato al governo Berlusconi...
«Berlusconi mi ha permesso di mettere a disposizione sua e di Forza Italia, prima, e del Pdl, poi, la mia passione politica e il mio amore per il confronto culturale. Per il resto ho ricevuto un trattamento dall’opposizione di sinistra, e dall’élite culturale dominante, di disprezzo e di delegittimazione che è sfociato in una mozione di sfiducia personale per la caduta di un muro a Pompei».
Per De Benedetti parlare di governo a termine è ridicolo. Ma dalle parti del Pdl qualcuno non la pensa così. O no?
«Il presidente Berlusconi ha dimostrato un alto senso dello Stato dando il via libera a questo governo. Il Pdl sostiene questo governo tecnico e lo fa perché sono in ballo gli interessi degli italiani e sa che una grande forza democratica e popolare come la nostra fa coincidere i propri interessi con quelli nazionali».
Berlusconi parla di «democrazia sospesa» col governo Monti.
«È sospesa la normale alternanza dei partiti alla guida del governo. In realtà, la formazione di questo governo tecnico è una scelta eminentemente politica, che si deve soprattutto alla decisione di Berlusconi».
Ma a lei questo governo piace o no, Bondi? Lo sosterrete lealmente o con riserva? O con sospetto?
«È un governo di alto profilo tecnico. Ne fanno parte personalità di varie appartenenze, ma accomunate da una comune autorevolezza e competenza. È una sfida anche per la politica, per i partiti e per le alleanze che abbiamo fin qui conosciuto. Dopo questa esperienza nulla sarà come prima».
Vede ombre?
«Credo che sia un governo che ha una missione limitata nel tempo. Farà bene alla politica. Dopodiché, esaurita la propria funzione, la parola tornerà a una politica rinnovata».
Ma Monti arriverà al 2013?
«Penso che le forze politiche che hanno deciso di sostenerlo non devono avere retropensieri. Non credere alla possibilità che Monti possa lavorare fino al 2013 indebolirebbe di per sé questo governo. Il vero problema è superare questa crisi...».
Paolo Conti