Micaela Panzavolta, il Fatto Quotidiano 17/11/2011, 17 novembre 2011
“LACRIME SANGUE” AI TEMPI DELLA LADY DI FERRO
Un altro governo Tory, un’altra crisi economica, un’altra Finanziaria da “lacrime e sangue”, scioperi, proteste, tensioni sociali, insomma tempi alla nitroglicerina. E come per miracolo un’altra Thatcher. La storia si ripete, ma naturalmente non identica e anche la Thacher non è proprio identica, nonostante The Times affermi che la Lady di Ferro interpretata dalla Streep sia più vera di quella reale. Non si sa se sia un caso, probabilmente no, un film su di lei proprio ora, ma è interessante notare la morbosa curiosità riservata alla pellicola dal Regno Unito dove l’ex primo ministro conservatore è considerato un po’ come la Regina. Si ama o si odia, ma nessuno nega la sua importanza. Soprattutto di questi tempi dove un’altro governo conservatore è chiamato a somministrare una amara medicina, come fece lei negli anni 80. Amara medicina che toccherà anche al-l’Italia e a tutti i Paesi dell’Unione strangolati dalla crisi del debito. Mentre nel mondo di celluloide ritornano – grazie alla potente mimica della Streep – quello sguardo d’acciaio, quella potenza declamatoria, quella postura inclinata vagamente predatoria, quei brevi sorrisi che si infrangono in una mezza smorfia, nel mondo reale il Thatcherismo non è mai scomparso e anche molti entusiasti di sinistra hanno da tempo ammesso di essere in fondo “Maggie’s children”, tutti figli di Margaret e delle sue politiche che hanno ridisegnato la storia del Paese.
DURANTE gli anni 80, la Lady di Ferro deregolò il mercato, piegò i sidacati, privatizzò gran parte delle imprese statali, tagliò tasse e chiuse fabbriche e miniere non piu’ produttive. Il Pil collassò, i disoccupati raddoppiarono rapidamente, raggiungendo nel 1984 quota 3 milioni e 300 mila. Ma la cura da cavallo produsse i suoi effetti, l’economia ripartì e alla fine del decennio anche la disoccupazione ritornò ai livelli pre-Thatcher. Ecco perché il thatcherismo è rimasto al contempo sinonimo di coraggiose riforme ma anche di scuole e ospedali in rovina; e la Iron Lady è per alcuni una leader forte con una visione chiara e per altri una che ha fatto della macelleria sociale. Nessun politico osa proclamarsi suo erede. Ma tutti vi si ispirano. Chi dall’opposizione, come Tony Blair nel suo approccio pro-mercato, chi da dentro al partito, come David Cameron chiamato a risollevare la Gran Bretagna dalla peggior crisi del dopoguerra con una finanziaria durissima.
Eppure oggi i Tory nascondono il pugno di ferro nel guanto di velluto. Fanno attenzione alle etichette così difficili da staccare. E non lasciano che siano altri ad appiccicarle. Per questo sono stati così veloci nell’auto definirsi “compassionate”. Il conservatorismo compassionevole ha rubato ai laburisti l’attenzione al sociale così come i laburisti avevano rubato alla Thatcher l’approccio al mercato.
I tagli alla spesa sociale sono pesantissimi, ma David Cameron cercherà in tutti i modi di non venire ricordato come un macellaio. È possibile far quadrare il cerchio? Solo il tempo lo dirà; per il momento non è consentito mollare la presa. La disoccupazione viaggia velocemente verso i picchi neri dell’era Thatcher: sono 2 milioni e 600 mila i disoccupati e oltre un milione sono giovani fra i 16 e i 24 anni.
DUE TERZI della popolazione britannica teme una nuova recessione e un sondaggio dice che il 59% sta tagliando le spese superflue. Secondo un altro rapporto milioni di cittadini rinunciano a tutti i beni che non siano di assoluta necessità e uno su 5 non spende un penny per lussi come il bagnoschiuma. La metà degli inglesi non tira fuori un soldo per le attività dei figli (palestra o lezioni varie), nei sondaggi il 45% dice non si concedersi extra, dal cinema alle vacanze. “We are all in this together“, ci siamo dentro tutti insieme, è lo slogan preferito di David Cameron, in tono decisamente più churchilliano da tempo di guerra che non thatcheriano. Ma servirà la retorica patriottica a far accettare i costi sociali?