FILIPPO CECCARELLI la Repubblica 17/11/2011, 17 novembre 2011
L´ambiguità italiana - Disgraziato e immaginoso il paese che ha bisogno dei tecnici. Sembra che l´altro giorno l´ex presidente Berlusconi abbia declamato una certa storiella
L´ambiguità italiana - Disgraziato e immaginoso il paese che ha bisogno dei tecnici. Sembra che l´altro giorno l´ex presidente Berlusconi abbia declamato una certa storiella. Per andare in malora ci sono tre modi: Il più rapido è il gioco, il più piacevole ソ e già! ソ sono le donne, ma il più sicuro è affidarsi a un tecnico. Nelle redazioni c´è chi ricorda di averla sentita recitare da Oscar Mammì, grande cultore di aforismi, quando nel primo governo Cossiga venne chiamato a far parte alla Funzione Pubblica il professor Massimo Severo Giannini. Correva l´anno 1979 e fino a pochi mesi prima l´espediente per far partecipare il Pci era quello di nominare ministri alcuni tecnici "d´area". Ma per garantire l´ipotetica svolta con gli americani, Ugo La Malfa aveva già chiesto all´Avvocato Agnelli di farsi tecnico, anzi super-tecnico, entrando a far parte di un governo come ministro degli Esteri. Questo per dire che fasti e nefasti della tecnocrazia ソ mito salvifico, estrema risorsa, furba scorciatoia, foglia di fico o voto di castità ソ comunque scontano un´antica ambiguità tutta casereccia. Per cui viene da chiedersi se invocando in un suo recentissimo editoriale la sollecita assunzione di un "ragionier Rossi", Vittorio Feltri era consapevole che questo del Ragioniere a Palazzo Chigi fu uno dei cavalli di battaglia del qualunquismo, nel senso che lo teorizzò a partire dal 1945 Guglielmo Giannini, l´antiveggente commediografo fondatore dell´Uomo Qualunque. Tutto insomma va e viene, e i tecnici ancora di più, sebbene di pochi se ne salvi il ricordo: l´ammiraglio De Courten, il conte Sforza e Cesare Merzagora fra i cavalieri antiqui; fra i recenti Alberto Ronchey, bravissimo ai Beni Culturali, che poi se ne tornò ai suoi articoli e ai suoi libri, mentre una schiera di tecnici "ci prendono gusto" e la politica non la mollano più, spesso pure lasciandosi contagiare dai suoi vizi, ma con un sovrappiù di accademica spocchia. Nel 1981 Bruno Visentini, pure lui un po´ tecnico, lanciò l´idea di un governo appunto sganciato dai partiti che Berlinguer ribattezzò "degli onesti e dei capaci". Neanche a dirlo, Craxi la prese malissimo e dopo averla bollata come un´idea da "nuova destra" gli scagliò addosso una citazione di Benedetto Croce, per giunta in latino, che non è che c´entrasse tanto, ma fece effetto perché dava del somaro a Visentini. Gli anni ´80 videro proliferare la categoria, com´è ovvio nell´equivoca articolazione italiana che dai Salvatori della Patria via via degradava fino ai tecnici "a contratto", sottintendendoli di seconda mano, fino a lambire gli ex tecnici o i finti tecnici. Al punto che qualche buontempone dc arrivò a proporre l´indispensabilità di una commissione tecnica per valutare se altri lo fossero o meno, o quanto. Con tali premesse, nel 1987 Fanfani varò un dicastero ribattezzato "dell´entomologo" giacché per misteriose ragioni insieme ad altri illustrissimi professori e civil servant entrò a farvi parte uno studioso d´insetti: all´Ambiente. Fu in quell´occasione che sfiorò la poltrona anche Giulietta Masina mentre sdegnosamente disse no lo scrittore Arpino, non essendo disposto a «farsi pescare come un ilare branzino nel pelago». Gli anni ´90 confermarono l´andazzo con un´accentuazione di magistrati, governatori di Bankitalia ed esperti di comunicazione e pubblicità. Il nuovo secolo non smentisce la traiettoria. Nel frattempo, oltre alla Prima, è saltata anche la Seconda Repubblica, e adesso abbiamo un governo tecnico. O semi, o quasi, o quello che è.