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 2011  novembre 17 Giovedì calendario

Il bibliotecario che cataloga le guerre - Come è noto, l’animale più sanguinario del pia­neta è l’ Homo sapiens

Il bibliotecario che cataloga le guerre - Come è noto, l’animale più sanguinario del pia­neta è l’ Homo sapiens . Il quale nella storia del­l’evoluzione ebbe la meglio sul­l’uomo di Neandertal non perché più intelligente. Ma perché più cattivo. Sapiens e predatore. L’istinto assassino e la sete di sangue sono nettamente superio­ri alla predisposizione alla solida­rietà e al desiderio di conoscenza, la quale ultima è stata sempre al servizio della guerra. Dalla lancia a Internet, tutto è stato inventato prima di tutto con uno scopo, e con un’applicazione, «militare». Sei millenni di civiltà dimostrano che la cosa che i sapiens sanno fa­re meglio è combattere e uccider­si. E quanto «bene» siano stati ca­paci di farlo, a oggi nessuno si era dato la pena di calcolarlo. Si è sem­pre andati per approssimazione, tipo: «molti milioni». Ora invece qualcuno ha fatto la macabra con­ta. I cento eventi più sanguinosi della storia dell’umanità - dalle guerre persiane del V secolo a.C. passando per i 66 milioni di vitti­me della seconda guerra mondia­le fino alle 300mila persone mas­sacrate sotto il regime di Saddam Hussein - hanno causato 455 mi­lioni di morti. Mezzo miliardo, ca­davere più cadavere meno. Per usare un vocabolo scontato, un’ecatombe.Per usare un termi­ne scientifico, un «emoclisma»: dal greco, inondazione di sangue. Quella che ha sommerso il piane­ta, irrorandolo quotidianamente. A proposito di espressioni tecni­che. La contabilità dell’orrore (ci­nica dal punto di vista morale, uti­lissima da quello storiografico) rientra in una disciplina particola­re, l’«atrocitologia». Cioè lo stu­dio, il calcolo e la descrizione del­le atrocità umane. Compito diffici­le, scomodo e oneroso. E un po’ folle, a dirla tutta. Infatti il massi­mo esperto in materia non è un compassato e serioso accademi­co, ma un metodico e paziente bi­bliotecario. Americano, natural­mente, perché solo gli americani possono essere così pragmatici. Si chiama Matthew White, di Rich­mond, Virginia, e 15 anni fa ha cre­ato un famoso sito internet con un gigantesco Atlante storico del XX secolo; poi si è specializzato nel ra­mo «guerre», consultando le mi­gliori fonti di statistica storica, fi­no a realizzare un monumentale Libro nero dell’umanità oggi tra­dotto anche in Italia (Ponte alle Grazie, pagg. 874, euro 23,50). Guerre (315 milioni di morti, di cui 49 di militari e 266 di civili), op­pressioni di re e dittatori (141 mi­lioni), massacri ideologici (142 mi­­lioni), guerre di religione (47 mi­lioni), crimini del comunismo (67 milioni), guerre civili (26 milioni), conflitti etnici (74 milioni)... E poi rivolte, imprese coloniali, guerre d’indipendenza, genocidi, rivol­te, dittature. Tutto censito, verifi­cato, schedato. E classificato. Spulciando una bibliografia ster­minata e compiendo uno studio comparivo che ha pochi prece­denti ( con mille aneddoti, curiosi­tà e un tocco di humour maca­bro), il necrometrista Matthew White scheda in ordine cronologi­co le cento peggiori atrocità della storia, dalla seconda guerra per­siana (480-479 a.C., bilancio: 300mila vittime) fino all’ultima guerra del Congo (1998-2002, bi­lancio: 3,8 milioni). Spiegandoci, a esempio, che nella (leggenda­ria?) guerra di Troia, secondo un racconto presumibilmente redat­to da un superstite troiano di no­me Darete, restarono uccise circa un milione e mezzo di persone,ep­pu­re l’archeologia non ha scoper­to nulla che indichi che in quel luo­go si combatté una guerra così estesa. Così come è tutto da dimo­strare ( documenti alla mano) che la conquista musulmana dell’In­dia, fra il 1000 e il 1700, fu, come scrivono alcuni storici, la vicenda più sanguinosa dell’umanità (an­che la cifra di 50 milioni di Indù uc­cisi è un’esagerazione). In com­penso, si scopre che al sesto posto della macabra classifica c’è la po­co nota rivolta ottocentesca dei Taiping in Cina, con 20 milioni di vittime. Mentre le Crociate, solita­mente additate come il conflitto religioso per antonomasia, costa­rono 3 milioni di morti. E la famige­rata caccia alle streghe, a cui si è a lungo imputata una strage di 9 mi­lioni di donne, dev’essere ridi­mensionata a qualche decina di migliaia. Per il resto, al netto delle indeci­frabili simpatie politiche dell’au­tore, Il libro nero dell’umanità ci offre dati molto utili per capire (nel caso fosse importante) se a uc­cidere più gente è stato il comuni­smo - che vince nella somma dei morti- i nazionalismi o le religioni o le tirannidi. E ci aiuta a risponde­re alla domanda, più terribile, «Ma di quanto male sono stati ca­paci gli essere umani?». La rispo­sta è mezzo miliardo. Di vite.