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 2011  novembre 17 Giovedì calendario

Banche, «bomba» avviamenti sulle cedole - Le principali banche italiane sono tra due fuochi, Da una parte le richieste dell’Authority di vigi­lanza europea ( Eba) che ha richie­sto ricapitalizzazioni per 14,7 mi­liardi

Banche, «bomba» avviamenti sulle cedole - Le principali banche italiane sono tra due fuochi, Da una parte le richieste dell’Authority di vigi­lanza europea ( Eba) che ha richie­sto ricapitalizzazioni per 14,7 mi­liardi. Dall’altro lato, il nodo degli avviamenti, ossia di quel surplus «soggettivo»attribuito alle acquisi­zioni e che viene computato nello stato patrimoniale. Su entrambi i fronti Unicredit, guidata dall’ad Federico Ghizzo­ni, ha cercato di anticipare il merca­to. Si è adeguata alle richieste del­l’Eba varando un aumento da 7,5 miliardi che dovrebbe partire tra un paio di mesi. Alle altre big - ec­cetto Intesa ( già ricapitalizzata per 5 miliardi) - è richiesto un surplus di patrimonializzazione di circa 7 miliardi. Ieri l’esecutivo dell’Abi ha dato mandato al proprio presi­dente, nonché numero uno di Mps, Giuseppe Mussari a trattare con l’Eba affinché«si possa trovare una qualche forma di flessibilità e si considerino gli impatti sui mer­cati », in particolare sulla valutazio­ne dei Btp in portafoglio. Anche sul versante avviamenti Piazza Cordusio è, per ora, a posto. Gli oltre 8,6 miliardi di svalutazio­ni hanno portato il goodwill di Uni­credit da 20,2 a 11,5 miliardi a fine settembre. In pratica, è stato ridi­mensionato ex post il valore delle acquisizioni dell’era-Profumo am­mettendo implicitamente di aver­le pagate care. È una scelta che ha pesato sui conti del trimestre ma che non impatta sul Core Tier 1 (che è calcolato filtrando elementi immaterialicomeil goodwill ). La ri­caduta è sul patrimonio netto, sce­so in 3 mesi, da 64,7 a 52,3 miliardi. «Ci sono rischi di ulteriori svaluta­zioni per le altre banche italiane, considerata l’ondata di fusioni e ac­quisizioni 2005-2008», ha com­m­entato Aldo Comi di Kbw sottoli­neando che «i dividendi potrebbe­ro essere a rischio». Unicredit, in­fatti, ha abolito la cedola 2011 e Mo­ody’s ha colto la palla al balzo per metter eil rating A2 sotto osserva­zione con implicazioni negative. Si tratta, però, di una scelta «poli­tica » di pulizia del bilancio. Occor­re quindi analizzare la situazione dei competitor di Unicredit. Se gli impairment test effettuati da Piaz­za Cordusio avevano evidenziato criticità sugli avviamenti, Mps li ha effettuati in sede di semestrale e ha avuto responsi positivi (saranno ri­petuti in sede di bilancio). Sono 6,47 miliardi quasi tutti legati ad Antonveneta (Biverbanca pesa 200 milioni circa) e concorrono a un patrimonio netto di 16,5 miliar­di. Ma, ad oggi, è inimmaginabile che il dg Antonio Vigni tracci un sol­co da profondo rosso anche per il primo azionista Fondazione Mps. Per Intesa Sanpaolo il discorso è diverso. Anche se spetterà al ceo ad interim Marco Morelli effettua­re le proprie valutazioni. I goodwill a fine 2010 valevano 18,9 miliardi (11,7 miliardi di Banca dei Territo­ri e 1,8 sull’estero) e, secondo gli analisti, il loro valore dovrebbe es­se­rerimastosostanzialmenteinva­riato incidendo su un patrimonio netto di 57,5 miliardi.Una«discon­tinuità » da Passera al momento è difficile da immaginare così come un taglio del dividendo tanto atte­so dalle Fondazioni. Più complessa la situazione del­le grandi Popolari. In sede di trime­s­trale il Banco Popolare ha confer­mato il valore del goodwill : poco più di 4 miliardi (3,3 miliardi legati alla ex-Bpi e 180 milioni alla ban­cassurance con Fonsai e Aviva). Per l’ad Pier Francesco Saviotti,im­pegnato in una ristrutturazione non facile, non sarebbe una pas­seggiata intaccare un patrimonio netto di 11,8 miliardi.Idem per l’ad di Ubi Banca Massiah: avviamenti per 4,2 miliardi al 30 settembre (1,2 miliardi di Banco di Brescia) pesa­no su 11,3 miliardi di patrimonio. Si tratta di scegliere. È meglio una svalutazione una tantum che «sgonfia»il patrimonio netto e con­sente di spingere sulla redditività (Rote)? Oppure è preferibile con­servare lo status quo in uno scena­rio macro destinato a peggiorare a causa delle manovre anticrisi? Ai top banker l’ardua sentenza.