Alessandro Bocci, Corriere della Sera 17/11/2011; Roberto Perrone, ib., 17 novembre 2011
2 articoli- INTORNO A UN TAVOLO. PETRUCCI: «BASTA CON IL DOPING LEGALE, ACCOLGO CON PIACERE LE PAROLE DI AGNELLI MA STUDIERO’ IO I TEMPI E I MODI» — Furioso e angosciato al mattino, speranzoso e pronto al dialogo nel pomeriggio
2 articoli- INTORNO A UN TAVOLO. PETRUCCI: «BASTA CON IL DOPING LEGALE, ACCOLGO CON PIACERE LE PAROLE DI AGNELLI MA STUDIERO’ IO I TEMPI E I MODI» — Furioso e angosciato al mattino, speranzoso e pronto al dialogo nel pomeriggio. Gianni Petrucci, presidente del Coni, accende la miccia, ma ha già l’estintore in mano. L’attacco prima del pranzo è duro. Uno sfogo lungo 45 minuti, un tempo di una partita, contro la Lega di serie A, i presidenti litigiosi, quelli che credono di risolvere un contenzioso aggirando le leggi del calcio. I furbastri, come li definisce lui. Petrucci grida il suo disappunto nel salone d’onore del Coni. «Basta, basta, basta», lo ripete tre volte, stanco e sconsolato. «Ormai gli aspetti giuridici hanno preso il sopravvento su quelli tecnici, c’è una totale assenza di rispetto e di etica. Il calcio è malato di doping legale. Chi grida di più pensa che potrà vincere le sue battaglie. Ma io non ci sto. Non prevarranno i prepotenti e gli arroganti». Facile intuire i destinatari del messaggio, anche se nomi Petrucci non ne fa. «La prima giornata del campionato non si è giocata perché mancava l’intesa sul contratto collettivo che ancora oggi non c’è. E sono datate marzo le dimissioni di Beretta da presidente della Lega, eppure il presidente è sempre al suo posto: è possibile che la stessa Lega non abbia trovato ancora un sostituto? È possibile che tra 60 milioni di italiani non ce ne sia uno che può ricoprire una carica così importante? Nel calcio di oggi ci sono più avvocati che dirigenti o goleador. Così non va bene. Ce l’ho con i furbi che aggirano le regole. Il commissariamento della Lega? Non lo so. Se continuerà così, sarà commissariata dalla pubblica opinione». Il messaggio di Petrucci ai presidenti è chiaro e diretto: «I soldi saranno vostri, ma le leggi sono dello Stato e dello sport, e vanno rispettate. Diamoci tutti quanti una regolata». E invia un messaggio alla Juve, chiaro e diretto: «Non ha senso andare avanti dopo l’ultima sentenza (il Tnas ndr). A volte fare un passo indietro significa farne due in avanti». Andrea Agnelli non fa passi indietro, ma è pronto al dialogo. E fa sua una vecchia proposta di Diego Della Valle: il tavolo della pace che Moratti aveva rifiutato. Ora, invece, il tavolo si farà. E lo organizzerà il Coni, anche se ancora non è chiaro l’argomento al centro della discussione. Petrucci vuole puntarlo sul futuro, la Juve prima intende chiarire il passato. Vedremo. La buona volontà è già qualcosa. «Ho accolto con piacere le parole distensive di Andrea Agnelli. Prendo atto delle sue richieste e studierò tempi, modi, circostanze e persone che dovranno essere invitate». Il tavolo politico sarà organizzato nel più breve tempo possibile. Ma parallelamente lavoreranno cinque saggi, che Petrucci ha contattato in tutta fretta nella notte di martedì e a cui intende affidare il compito di mettere il calcio al riparo dalle guerre a colpi di carte bollate. Non bastano le dichiarazioni concilianti di Agnelli a stoppare tutto. L’obiettivo è cambiare (allungare) i termini della prescrizione, che ha permesso all’Inter di evitare il processo sportivo e di salvare lo scudetto 2006. Ma giuristi e avvocati che fanno parte di questa ristretta commissione di esperti dovranno lavorare sulla clausola compromissoria, troppo spesso aggirata negli ultimi anni. L’obiettivo è individuare strumenti di difesa contro il ricorso alla giustizia ordinaria. Un lavoro da portare a termine entro Natale. La commissione sarà composta da Pasquale De Lise, presidente del Consiglio di Stato; Paolo Salvatore e Riccardo Chieppa, presidenti emeriti del Consiglio di Stato; Piero Alberto Capotosti, presidente della Consulta e Giulio Napolitano (figlio del presidente della Repubblica), professore ordinario di diritto civile. «Avranno il compito di difendere lo sport e il calcio», dice Petrucci. L’allarme, per il momento, resta rosso. Agnelli è conciliante, ma il Coni vuole capire come si muoverà questa mattina la Lega, riunita in Consiglio straordinario con l’obiettivo di arrivare alla modifica dell’articolo 22 delle Noif (Norme organizzative interne federali), in modo da far sì che le sospensioni dalle cariche sociali di Lotito, Andrea Della Valle e Mencucci (Lazio e Fiorentina) diventino effettive soltanto quando le sentenze saranno passate in giudicato. Il clima resta pesante. Come resta forte la scollatura tra la Juventus e la Federazione. Petrucci, però, sta con Abete. Alessandro Bocci AGNELLI: «LA JUVE NON FARA’ UN PASSO INDIETRO, VOGLIAMOUN FACCIA A FACCIA POLITICO»— E il terzo giorno la Juventus non presentò un ricorso, ma un calumet-tavolo della pace. Due domande sfumano nelle luci rese tremolanti dai gas di scarico di auto e camion: 1) Andrea Agnelli ha offerto l’altra guancia oppure no? 2) Ci crede veramente: quali risultati hanno mai prodotto «tavoli», «commissioni» o «bicamerali» nella storia della Repubblica? In una Festa del Perdono collettiva c’è sempre qualcuno pronto a sfilarsi, facendo saltare tutto. Comunque sia, questo è il primo Agnelli simil-buonista. Solo posti in piedi a Vinovo per assistere a uno spettacolo pirotecnico. Invece vengono accese le candele. Il presidente della Juve parte da lontano, facendo gli auguri al neopremier Mario Monti e al ministro dello sport Piero Gnudi. «È il momento che ognuno faccia il suo mestiere. Io faccio, con orgoglio, il presidente della Juventus e devo tutelare i suoi interessi». A questo punto digressione-riassunto delle puntate precedenti, dall’esposto bianconero del 10 maggio 2010, passando attraverso una lettera della Federcalcio del 26 ottobre 2010 in cui si assicura che le cose marciano, per arrivare alla relazione Palazzi dell’1 luglio 2011. «Coincidenza: pochi giorni dopo la scadenza dei termini di prescrizione». Infine «l’incompetenza» federale del 18 luglio e il Tnas (martedì). «La Juventus è stata condannata a una pena pesantissima nel 2006 in soli 4 mesi; per ottenere una risposta al nostro esposto, otto paginette, ne sono occorsi 14. Petrucci parla di rispetto delle regole: giusto, ma deve valere per tutti. Non c’è gesto più nobile che riconoscere i propri errori. Fino al 18 luglio abbiamo avuto fiducia nell’ordinamento sportivo, solo dopo ci siamo rivolti altrove. Ah, e a proposito di doping legale, io ero l’unico dei tre presidenti interessati presente al Tnas, gli altri due hanno mandato gli avvocati». A questo punto, di fronte al «passo indietro», Agnelli contrattacca: «Facciamone uno avanti, tutti insieme. Il presidente Petrucci convochi un tavolo politico dove, da una parte confluiscano tutti i fatti emersi dal 2006 a oggi, dall’altro si concentrino i nostri sforzi per creare un futuro migliore allo sport italiano e in particolar modo al calcio di alto livello, una delle prime dieci industrie italiane e tra i maggiori contribuenti dello Stato. Il calcio ha bisogno di leggi adeguate che lo regolino». Attorno a questo tavolo ci sarebbero molte questioni, dallo scudetto (conteso) 2006, alla posizione di Moggi e Giraudo, al processo penale di Napoli, alla parte della Juve (e dell’Inter). «Riguardo al 2005-2006, ricordo che non c’è una telefonata. Veniamo penalizzati per aver vinto sul campo, ma accettiamo tutto e finiamo in serie B. Ora il modo per chiudere il cerchio è vincere sul campo. Su Moggi e Giraudo aspettiamo i tre gradi di giudizio». A questo punto scatta l’esegesi delle fonti. Secondo la prima questo è un modo elegante per uscire dall’imbuto delle cause perse, una scappatoia per arretrare in scioltezza. Secondo la seconda, Agnelli non ha ceduto su nulla, ma ha chiesto alle varie controparti di uscire allo scoperto, rilanciando la palla che gli era stata tirata (piuttosto violentemente) sul tavolo. Ma a questo punto s’è fatto tardi e il tavolo che ci interessa è un altro. Roberto Perrone