Salvatore Cannavò, il Fatto Quotidiano 17/11/2011, 17 novembre 2011
ELSA FORNERO PER PIACERE ALLA CGIL
Assieme al presidente del Consiglio e a Corrado Passera, Elsa Fornero – che a Repubblica confessava di invitare Monti a cena “preparandogli il risotto” – è il terzo tassello economico del nuovo governo. Monti dovrà vedersela con i mercati, Passera con le imprese e lei con i sindacati. Considerata la maggiore esperta previdenziale in Italia, il suo incarico al ministero del Lavoro e Politiche sociali, con delega alle Pari opportunità, potrebbe tradursi in una riforma delle pensioni che forse non è una nuova riforma, ma solo “l’attuazione di ciò che in passato era stato deciso e cioè il metodo contributivo di calcolo delle pensioni”. Nata a San Carlo Canavese nel 1948 (madre casalinga, padre operaio, sposata con l’editorialista della Stampa Mario Deaglio, decisa a far valere spazi e ruoli per le donne) insegna Economia politica all’Università di Torino, ma il suo profilo “tecnico”, cioè neutro, è adeguatamente compensato dall’assidua frequentazione dei migliori circoli economici e finanziari del Nord. Vicepresidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo (presieduto da Giovanni Bazoli), prima aveva ricoperto lo stesso incarico nella Compagnia San Paolo, principale azionista della banca. Politicamente ha avuto una breve esperienza nella lista “Alleanza per Torino” dell’ex sindaco Valentino Castellani. Rigorosa collocazione riformista, dunque, che le fa apprezzare Enrico Letta, Walter Veltroni o Sergio Chiamparino. Ma è amica anche dell’ex ministro del Welfare del governo Prodi, Cesare Damiano il quale, nella sua lunga militanza in Cgil, è stato con Susanna Camusso uno dei dirigenti della Fiom riformista sconfitta negli anni 90 da Claudio Sabattini. E da Camusso sono arrivati i primi apprezzamenti per il nuovo incarico. “La riforma pensionistica del 1995 che ha introdotto il metodo contributivo – ha scritto a proposito di pensioni Elsa Fornero – era, nel merito, una risposta all’altezza della situazione” anche se nel metodo “peccò di mancanza di coraggio, cercando di salvaguardare i ‘diritti acquisiti’ delle generazioni vicine alla pensione”. Ora si tratterebbe di applicarla a tutti “a partire dal 1° gennaio 2012 con pensionamento a partire dall’età di 63 anni”. Le pensioni di anzianità sarebbero così azzerate.
Chi critica tale impostazione fa notare che in questo modo il sistema pensionistico diventa una qualsiasi assicurazione privata perdendo il carattere di riequilibrio sociale. Elsa Fornero, invece, fa leva proprio sulle caratteristiche di “flessibilità” di tale sistema con il quale ognuno può decidere quando e con quale importo andare in pensione. L’economista Tito Boeri si dice convinto che sarà in grado di completare la riforma del sistema pensionistico.