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 2011  novembre 17 Giovedì calendario

ROMA - Quelli in prima fila hanno i capelli bianchi. Tutti. Giovani e vecchi. Uomini e donne. Vista da qui, dal tempio di Adriano, cento passi da Montecitorio, la Democrazia cristiana è identica a quella che lasciammo quasi vent´anni fa

ROMA - Quelli in prima fila hanno i capelli bianchi. Tutti. Giovani e vecchi. Uomini e donne. Vista da qui, dal tempio di Adriano, cento passi da Montecitorio, la Democrazia cristiana è identica a quella che lasciammo quasi vent´anni fa. Il partito dell´Italia si ritrova in mostra nel momento esatto in cui Silvio Berlusconi raggiunge per l´ultima volta palazzo Chigi. Lui fa le valigie, Pierferdinando Casini le disfa: «Questa è la fine della diaspora della Dc», dice col piacere di ritrovare, nel giorno dell´orgoglio scudocrociato, il braccio di Arnaldo Forlani, la sfinge di Emilio Colombo, l´immutabile eloquio di Ciriaco De Mita. C´è tutta la Dc che festeggia, la vecchia e la nuova, con il neo ministro Andrea Riccardi che garantisce - certo col sorriso - che non si tratta di una nuova avventura, semmai «forse è la vecchia che continua». Sono coincidenze. Ma fanno effetto. Fa effetto registrare l´entusiasmo di Cirino Pomicino, uno dei più attivi costruttori del monumentale deficit di Stato, verso il governo del rigore. E dà un brivido aggiungere Lorenzo Cesa, il segretario dell´Udc, nel battaglione che contrasterà sprechi e privilegi. Ma la Democrazia cristiana è stata sempre una e trina. Alcide De Gasperi, Don Luigi Sturzo insieme alla minuta virtù clientelare: voti casa per casa e favori secondo il caso. L´ispirazione europeista e la conservazione, le intuizioni riformatrici (la riforma fondiaria, la sanità pubblica) e il passo clericale di ogni iniziativa. Il partito Stato, il partito della Chiesa e dei contadini, il partito dei buoni e dei cattivi. Lo slancio della democrazia costituzionale e la cura della vandea elettorale meridionale («quando facemmo il centro sinistra Moro ci invitò a tenerci ben stretti i voti reazionari del Mezzogiorno», ricorda De Mita). C´è la Dc grande, e le immagini di Zaccagnini, la grandezza disperata di Moro, la passione lucida di Martinazzoli, e la Dc piccola. Di ieri e di oggi. La sala è piena per merito di Pierluigi Castagnetti, promotore dell´iniziativa, ma gli occhi non sono lucidi. C´è la voglia di ricordare ma di tornare a combattere. «La cosa che più mi ha colpito è la facilità con la quale la Dc è stata vittima delle bugie, di grandi menzogne», dice Arnaldo Forlani tradendo la voglia di riscrivere non solo la storia ma anche la cronaca di Tangentopoli. La sala è piena e dentro c´è, come il fortunato slogan della Rai, di tutto e di più. Destra, sinistra, centro. Liofilizzati e ridotti all´unica polvere democristiana. Rosy Bindi che bacia Casini che bacia Pisanu. Gerardo Bianco, l´irpino fieramente demitiano, sonnecchia oramai sazio. E la falange cislina, il sindacato di collegamento, con tre segretari (Marini, Pezzotta e D´Antoni) e poi i portavoti del sud. C´è Michele Pisacane, il deputato al quale Berlusconi negli ultimi giorni di vita si è dovuto appellare, e Saverio Romano, che è divenuto persino ministro in ragione della forza elettorale personale. Casini giura che «nulla è come prima». Ma qui sembra, ed è un´impressione naturale, tutto come prima. Persino il signor Massimiliano Cencelli, autore del memorabile indice di compatibilità spartitoria (da qui "manuale Cencelli") si affaccia e saluta. Sono felici, ed è giusto. Lontane le luci psichedeliche del berlusconismo che pure tanti hanno suggestionato, rivive, nella sobrietà immutabile di un partito di potere, la speranza che al potere, di riffa o di raffa, la Democrazia cristiana ritornerà. E´ Casini il più convinto testimonial della riscossa, e infatti si comporta da padrone di casa. Accudisce ed esalta. Dà i voti ad Angelino Alfano e a Pierluigi Bersani che hanno mostrato «straordinaria lungimiranza», ed è felice di questo nuovo governo denso di personalità cattoliche, ispirate al centro: «E´ un esecutivo di larga convergenza e l´effetto immediato è la fine della diaspora Dc», sintetizza. Sembra già avere gli occhi rivolti al Quirinale il giovane Pierferdinando, con i capelli bianchi al punto giusto. Sale e pepe. Come quelli di Forlani e quelli della Bindi. Bianchi come lo scudo prezioso della Dc che «fece l´Italia».