Andrea Secchi, Italia Oggi 17/11/2011, 17 novembre 2011
UN GOVERNO A MISURA DI TWITTER
C’è Twitter fra noi. Ormai è chiaro: con la crisi del governo Berlusconi e con la nomina dei ministri del governo Monti si è avuta la prova che il servizio di microblogging ha definitivamente sfondato in Italia. Twitter ha dato notizie, e spesso ha fatto notizia.
Della nomina a ministro dei beni culturali del rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, per esempio, si è saputo in primo luogo proprio dai tweet di un paio di studenti, uno dei quali ha rimandato subito in rete il commiato del professore alla fine della lezione (durante la quale questi aveva ricevuto una telefonata, sbiancando, come si è saputo da un altro cinguettio): «Mi dispiace dover chiudere in anticipo le lezioni per ragioni a voi note.
Non è un addio, confido sia un temporaneo commiato», ha detto Orgaghi agli studenti, ignaro che qualcuno di questi fosse lì pronto a fare lo scoop.
Ma Twitter è stato anche il mezzo con cui Franco Bechis, vicedirettore di Libero, ha anticipato la notizia delle dimissioni di Berlusconi, battendo tutti sul tempo. Solo un esempio dei tweet di giornalisti e direttori che si sono moltiplicati in questi due giorni, in un aggiornamento continuo, persino difficile da seguire.
Semplici utenti di Twitter si sono inframmezzati a professionisti dell’informazione, in un ping pong che sembrava fatto a posta per uno strumento veloce come questo.
Ieri pomeriggio alle 19,30, per esempio, c’erano su Twitter 145 messaggi con parola chiave Monti (#monti) inviati nell’ultima ora, 1.668 nelle 24 ore prima, 5.112 nella settimana precedente. Per non parlare delle altre parole chiave, da #ministri a #passera, ai nomi degli altri della squadra, tutti ai vertici degli argomenti più dibattuti.
Una tale eco che le notizie sono spesso arrivate prima su Twitter che sui siti di informazione. Per altro, questo apre un interessante dibattito sulla capacità, per i professionisti, di usare questo strumento avvantaggiando anche il proprio giornale e non solo la propria notorietà. Gli esperimenti, comunque, ci sono già e finestre con Twitter sono comparse sulle pagine di molti siti web di informazione, mentre i simboli caratteristici, la @ che indirizza a un utente e soprattutto la # (hashtag) che identifica una parola chiave, stanno persino entrando nelle pagine della carta stampata.