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 2011  novembre 17 Giovedì calendario

L’IMPRONTA DEI POTERI FORTI E DEL VATICANO


Se l’erano chiesto in tanti a cosa dovesse servire quel seminario di due giorni a porte chiuse iniziato a Todi il 16 ottobre nel convento di Montesanto. Organizzato dal Forum delle associazioni cattoliche, forte della sponsorizzazione laica del Corriere della Sera, aveva un argomento quanto mai vago («La Buona politica per il bene comune») ed era sembrato concludersi con un nulla di fatto. Nessun documento scritto, solo la richiesta a parole di un nuovo governo, avanzata dal segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. I risultati concreti di quel lungo conciliabolo si sono visti ieri, esattamente un mese dopo. Della ventina di partecipanti al conclave, due sono ministri del governo Monti: il rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi (Beni Culturali) e il banchiere Corrado Passera (Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti). È ministro anche l’uomo che indirizzò il seminario di Todi contro il governo di Pdl e Lega: il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi (Cooperazione internazionale). Non è ministro del Lavoro un altro di quei commensali, Bonanni, ma solo perché ha preferito restare in Cisl. E a Todi c’era anche l’ostetrica che ha aiutato il governo a nascere, il direttore di via Solferino Ferruccio De Bortoli.
Vaticano e banche (e quindi Corriere della Sera). Con l’aggiunta di una buona dose di riesumata tecnocrazia prodiana. Nel governo che ha prestato giuramento ieri non c’è molto di più. Di sicuro, Oltretevere possono dirsi soddisfatti. Se per Oltretevere intendiamo il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, che negli ultimi giorni ha condottole trattative con i nuovi uomini forti d’Italia e ieri è stato il primo a benedire il nuovo esecutivo: «Una bella squadra alla quale auguro buon lavoro». Tagliato fuori dalla partita, invece, Angelo Bagnasco, presidente della Cei. Non è farina del suo sacco nemmeno la nomina di Ornaghi, ultimo dei ruiniani. Ornaghi l’ha voluto Monti in persona: non è riuscito a dargli il ministero promesso, quello dell’Istruzione, bensì l’incarico, politicamente assai più leggero, dei Beni Culturali. Ma al nuovo premier serviva un personaggio in grado di rappresentare con autorevolezza l’intero mondo cattolico, non solo l’area del cattolicesimo equo e solidale.
La nomina, tra l’altro, fa felice pure Bertone. Ornaghi, in quanto rettore della Cattolica, è membro del comitato permanente dell’Istituto Toniolo, al quale fa capo il policlinico Gemelli. Che Bertone vuole portare sotto il controllo del Vaticano. E la partenza di Ornaghi per Roma potrebbe liberare una poltrona nel comitato. Sempre che Ornaghi, invece di dimettersi, non si limiti a sospendere il proprio incarico di rettore. Comunque sia, attorno al Toniolo si vedranno presto nuove scintille.
Ma se ieri Pier Ferdinando Casini brindava alla «fine della diaspora Dc» assicurando che da adesso «nulla sarà come prima» è perché nel nuovo governo la lista dei democristiani dei diversi riti liturgici è lunga quasi quanto l’elenco dei ministri. Comprende il titolare della Giustizia Paola Severino, allieva di Giovanni Maria Flick, asua volta giurista di fiducia di monsignor Bertone, e il “cattolico adulto” Renato Balduzzi, nuovo ministro per la Salute, vicino ad Azione Cattolica e già collaboratore di Rosy Bindi quando costei, ministro della Famiglia, presentò il disegno di legge sui Dico. In quota Udc è Anna Maria Cancellieri, nuovo ministro dell’Interno, mentre ormai più vicino a Casini che a Romano Prodi è il ministro dello Sport Piero Gnudi, bolognese ed ex presidente dell’Enel.
L’altro partito di eletti da nessuno che trova ampia rappresentanza nel governo Monti è quello delle banche. A partire dallo stesso presidente del Consiglio, che è stato nel libro paga della Comit: prima come ricercatore nel centro studi, più tardi come vicepresidente. Di Corrado Passera, il McKinsey boy che sino a poche ore fa era amministratore delegato di Banca Intesa, si sa tutto. Compreso il fatto che il 16 ottobre del 2005 fece la fila per votare Prodi alle primarie dell’Unione. Ora dovrà gestire la partita dei trasporti, dove è coinvolto il suo amico Luca Cordero di Montezemolo, e quella degli appalti per le infrastrutture, che vede Banca Intesa esposta in prima fila. Meno noti sono i rapporti con le banche della Severino, il cui studio legale ha difeso l’Abi in molte cause, anche contro i consumatori, e di Elsa Fornero, ministro del Lavoro ed esponente della sinistra riformista torinese, proveniente pure lei da Banca Intesa, dove sino a ieri era vicepresidente del consiglio di sorveglianza. Bancario pure il ministro ai rapporti con il Parlamento, il prodiano Piero Giarda, che è stato presidente di Bpi tra il 2006 e il 2007, e in parte anche Gnudi, che fa parte del consiglio d’amministrazione di Unicredit. Fabrizio Barca, sottosegretario alla Coesione Territoriale, è figlio di Luciano, che fu direttore dell’Unità. Lui era il capo della cellula della Fgci al liceo Mamiani, poi entrò in Bankitalia e adesso è un ulivista molto vicino a Carlo Azeglio Ciampi.
Chi cerca nei curricula degli altri ministri esperienze analoghe con il centrodestra rimarrà deluso. Né il sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà né il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, per quanto ben visti dal Pdl, hanno avuto un rapporto organico con Berlusconi e il suo partito. E se non è un segno della svolta questo.

Fausto Carioti