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 2011  novembre 17 Giovedì calendario

AVANTI! CONTRO LAVITOLA, LA TESTATA TORNA AI SOCIALISTI

Ci siamo ripresi l’Avanti!”, esclama Riccardo Nencini, segretario del Partito socialista. “Questa notizia allontana dal giornale quei nomi squalificati e indegni”, gli fa eco Maria Chiara Acciarini, ex senatrice del Pd ed ex sottosegretario alla Famiglia nel secondo governo Prodi: suo nonno, Filippo Acciarini, ferroviere umbro vissuto per una vita a Torino, fu il direttore dell’Avanti! clandestino in esilio, prima di morire nel campo di concentramento di Mauthausen. Per una curiosa coincidenza la stagione berlusconiana si chiude con un furto d’eredità sanato, appunto, dopo 17 anni: con un atto di “cessione politica della testata” a titolo gratuito, firmato il 4 novembre scorso dal liquidatore del Psi, Francesco Spitoni e dal tesoriere-legale rappresentante del Ps, Oreste Pastorelli viene ceduta “irrevocabilmente e in via esclusiva la proprietà, anche morale”, compresa la denominazione e la veste grafica, della testata Avanti! proprio al Partito socialista.
La cessione smaschera la truffa di Valter Lavitola, un’operazione messa in piedi con Sergio De Gregorio degna di un film di Totò, che nel corso di pochi anni gli ha fruttato oltre 21 milioni di euro dei fondi dell’editoria, raccolti grazie a una L e a un apostrofo apposti abusivamente sulla gloriosa testata, finita, nel 1994, nel calderone del fallimento del Psi. Registrata la nuova pubblicazione, L’Avanti, uguale nella grafica allo storico quotidiano, Lavitola comincia a lavorare di bianchetto e in poche settimane sparisce prima la L e poi, magicamente, anche l’apostrofo. E per completare il clamoroso falso, compare, sul frontespizio, la frase “Quotidiano socialista dal 1896”.
“LAVITOLA? È... spaventoso, non mi viene altro in mente, fa impressione vedere l’Avanti! come oggi è rappresentato da questo ex direttore che porta nel fango un nome di questo genere”, dice la senatrice Acciarini. Tra i due direttori “in esilio” (Lavitola latitante, Acciarini perseguitato dai fascisti) corrono anni luce. L’uno, avventuriero massone amico di Berlusconi, trasportato come un nababbo dalla corrente del potere occulto e sottotraccia di questo Paese fin dentro il cuore dei vertici delle istituzioni, l’altro militante socialista antifascista che non ebbe neanche il tempo di vedere l’ultima copia del “quotidiano del Partito socialista italiano di unità proletaria” dal titolo “O vivremo del lavoro o pugnando si morrà”, fresco di stampa dalle macchine di una tipografia clandestina torinese, perché fu arrestato dai fascisti nel marzo del ‘44 e deportato a Fossoli e poi a Mauthausen, dove morì.
Due mondi opposti, “il bianco e il nero” , come dice la senatrice Acciarini, e quella di suo nonno è stata “proprio il contrario di queste vite (di Lavitola e dei suoi amici, ndr) dedite esclusivamente al conseguimento di un risultato economico”.
“Appena ha potuto, mio nonno L’Avanti! l’ha fatto rinascere. Racconta che “dell’ultima edizione è rimasta una sola copia, quel giorno del marzo ‘44 lui doveva andare a ritirare le copie fresche di stampa, ma rimase vittima di una soffiata e fu arrestato. Terrorizzato da quella merce scottante, il tipografo distrusse tutte le copie, tranne una, finita nelle mani di compagni del partito socialista di unità proletaria che, anni dopo, me la consegnarono”. Oggi la senatrice conserva la memoria del nonno e dice: “Leggere di Lavitola fa male, è drammatico, fa impressione: ho sofferto molto, ma avrei sofferto di più se fossi stata più coinvolta anch’io nella vicenda del Partito socialista, da cui ho preso le distanze quando Craxi sostituì Di Martino”.
VICEPRESIDENTE dell’Anpi, l’associazione dei partigiani, Maria Chiara Acciarini è oggi una preside in pensione che continua a promuovere quei valori: “La Costituzione è costata troppo dolore, e gli esempi come quello di mio nonno dovrebbero non essere dimenticati, anche le forme in cui oggi la sinistra si incarna e lavora dovrebbero avere sempre questi grandi punti di riferimento”. Come Leonida Bissolati, Pietro Nenni, Riccardo Lombardi, Sandro Pertini, Antonio Ghirelli, tutti direttori de L’Avanti! prima che un faccendiere massone ne deviasse la storia su un binario giudiziario. Per la truffa allo Stato oggi Lavitola è indagato dai pm di Napoli, e il coordinatore della segreteria Psi, Marco Di Lello annuncia la costituzione di parte civile. “Il falso de L’Avanti! è stato possibile proprio perché il vero Avanti! era bloccato – conclude Nencini – ma ora è diverso, Lavitola è avvertito: se dovesse provarci non esiteremmo un istante a trascinarlo in tribunale”.