Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 17 Giovedì calendario

Passera, ministro-banchiere della larga Intesa - Di Corrado Passera si possono raccontare cose grandiose e altre più personali, a volte maligne

Passera, ministro-banchiere della larga Intesa - Di Corrado Passera si possono raccontare cose grandiose e altre più personali, a volte maligne. Na­turalmente le seconde sono quel­le che intrigano di più. Da dove si parte? Intanto da un dato di fatto: stiamo scrivendo di uno che sta nella dozzina di italiani di mag­gior successo tra tutti i nati nel do­poguerra, esclusi i rampolli delle grandi dinastie industriali. Suc­cesso non solo manageriale ed economico, ma anche di afferma­zione della propria leadership, co­me dimostra la nomina di ieri a su­perministro. E tale sarà: non si spiega diversa­mente la scelta di lasciare la guida di un gruppo di potere vero come Intesa Sanpaolo, la prima banca nel Paese, presieduta da Gianni Bazoli, vero potere forte tramite le partecipazioni detenute nel Cor­riere della Ser a, in Telecom, negli aerei di Alitalia o nei treni di Mon­tezemolo- Della Valle. E che dire dello stipendio che negli ultimi 10 anni ha portato nelle tasche di Pas­sera 43,9 milioni di euro (escluse le stock option più difficili da quantificare)? Non si lascia tutto questo ben di Dio se il progetto prospettato da Mario Monti, Gior­gio Napolitano e probabilmente l’ala sinistra della maggioranza di unità nazionale che sostiene il nuovo governo, non preveda an­che qualcos’altro: una futura pro­mozione. E ci sta: da un lato molti ricorderanno le polemiche nel 2005 per la partecipazione di Pas­sera ( ed altri banchieri)alle prima­rie dell’Ulivo per votare Prodi; dal­l’altro non è un caso che Monti si sia dilungato proprio sul suo dica­­stero, sottolineando l’importan­za strategica dell’accorpamento Sviluppo-Infrastrutture in chiave crescita. Ecco allora il ministro della Crescita, futuro premier. Ca­pace, tra l’altro, di vantare ottimi rapporti anche nel centro destra, a partire da Gianni Letta. Per non tacere della stima dello stesso Ber­lusconi, affinata soprattutto nel 2007-2008, quando la Banca Inte­sa fu la regista della privatizzazio­n­e di Alitalia tanto voluta dal Cava­liere. Ma qui i maligni (quelli più bur­loni) danno una versione diversa: non è la prospettiva di guidare il Paese fuori da questa crisi che ha portato Passera a Roma, ma la se­conda e giovane e bella e ambizio­sa moglie Giovanna Salza, che vuole vivere stabilmente nella ca­pitale e che su Passera, sposato nel maggio scorso dopo una lun­ga relazione da cui è già nata la fi­glia Luce, esercita un’influenza comprensibile. È naturalmente una barzelletta, come quella che addebitava sempre alla moglie, 19 anni più giovane di lui, la scelta di impegnarsi per la fusione di Ali­talia con Air One, dove la Salza la­vorava. I maligni più seri, invece, dicono un’altra cattiveria: che è nelle abilità del personaggio quel­lo di­cambiare il lavoro al momen­to giusto. Lasciando ad altri le gra­ne più toste per entrare in nuove avventure «ai minimi», come si fa in Borsa. Si vedrà. Cinquantasette anni da com­piere il 30 dicembre, comasco, lau­rea alla Bocconi, Passera si fa le os­sa alla McKinsey degli anni Ottan­ta, che si rivelerà un serbatoio di classe dirigente (ci passano an­che Alessandro Profumo, o Vitto­rio Colao). Sono quegli anni di grandi ristrutturazioni aziendali e dunque di esperienza, che Passe­ra mette­rà successivamente a frut­to lavorando nel gruppo De Bene­detti. Cir, Mondadori, Espresso, Olivetti: è il manager negli anni di massimo splendore per l’Ingegne­re. Che lascia poco prima del crol­lo, per passare nel ’95 alla corte di Bazoli, che ha bisogno di raffor­zare il Banco Ambrosiano Vene­to, la creatura messa insieme dal banchiere cattolico dosset­tiano per contrastare la finanza laica di Enrico Cuccia e Medio­banca. Ci resterà il tempo giusto ma non di più, per accettare, nel 1998, l’offerta di Prodi (arrivato a Palazzo Chigi anche con l’aiutodi Bazoli, considerato uno degli ide­ologi dell’Ulivo) per risanare le Po­ste. Ed è questa, forse, l’esperien­za che più avvicina Passera alla scelta di ieri: l’emozione sincera di svolgere in un’azienda di tipo pubblico un incarico di interesse nazionale. Una sorta di folgorazio­ne- dice chi lo conosce bene- che gli ha lasciato qualcosa di non re­plicabile nelle imprese private. Anche perché Passera ottiene grandi successi: con poco o punto conflitto sociela riporta i conti del­le Poste in attivo, anche grazie alla trovata del Bancoposta. Per que­sto Bazoli nel 2002 lo rivuole con sé: ci sono alcuni conti che non tor­nano e, soprattutto, c’è da far na­scere Intesa Sanpaolo, di cui Cor­rado è stato fino a ieri il grande ca­po operativo. Una banca che, nel­le intenzioni di Passera e Bazoli, dovrà diventare un vero e proprio progetto per lo sviluppo del Pae­se. Peccato che nel 2007 inizia il di­sastro. E per la crescita che ha in mente Passera ci vuole qual­cos’altro.