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 2011  novembre 17 Giovedì calendario

Illustri e sconosciuti La squadra di Monti giura al Quirinale - Già alle quattro del pomeriggio, quando manca un’ora al giuramento, nel Salone delle feste si fatica a entrare

Illustri e sconosciuti La squadra di Monti giura al Quirinale - Già alle quattro del pomeriggio, quando manca un’ora al giuramento, nel Salone delle feste si fatica a entrare. Chi ha assistito a tanti di questi riti dice che una simile ressa di teleoperatori e fotografi non s’era mai vista. In piazza del Quirinale - che sabato sera, quando Berlusconi è venuto qui per dimettersi, era strapiena - ora ci sono sì e no un centinaio di persone: gente tranquilla, nessuno slogan e nessuno striscione. Ma dentro i giornalisti sgomitano. Molti sono stranieri. C’era la Bbc le altre volte? Nessuno, fra i vecchi cronisti politici, se ne ricorda. Forse è vero che mai come adesso il mondo ci guarda con tanta attenzione. Eppure il nuovo governo che si appresta a giurare fedeltà alla Repubblica pare fatto apposta per scoraggiare i mass media a occuparsene. Nulla di più lontano dall’informazione-spettacolo dei nostri tempi. Questi signori e signore che stanno per firmare davanti a Giorgio Napolitano sono nomi e facce del tutto ignoti al grande pubblico. Certo tutti grandi professionisti, persone competenti. Ma diciamo la verità: anche a noi giornalisti la maggior parte dei loro volti è sconosciuta. Si conosce di certo quello di Corrado Passera; anche quello di Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio: ma gli altri? Un collega ammette: «Avremmo dovuto portarci qua le foto per riconoscerli quando ci passano davanti». Quanta differenza con il giuramento di tre anni e mezzo fa, con Berlusconi che comunque almeno una barzelletta non la fa mai mancare, con i fazzoletti verdi dei leghisti, con Brunetta e soprattutto la brunetta che il giorno dopo si guadagnò la prima pagina di un quotidiano tedesco con il titolo «Mamma mia!» (proprio così, scritto in italiano) all’interno della sua fotografia. Dalle ministre giovani e belle del 2008 ai ministri di oggi, dei quali il più giovane ha 56 anni e per giunta è un uomo (Renato Balduzzi, alla Salute). Qualcuno ha già diligentemente fatto il calcolo: l’età media è 67,25. Di Pietro, con il suo consueto aplomb, dice che questo che nasce «non è più un governo di nani e ballerine». Ed evidentemente il nuovo esecutivo dei tecnici e dei professori piace (almeno per il momento) proprio per la sua sobrietà (termine strainflazionato, in questi giorni); per la sua idiosincrasia all’apparire. Forse la gente dopo tanti anni di urla e di gossip adesso questo chiede: politici che in genere stanno zitti e che quando parlano dicono auspico vivamente, spero in un lavoro proficuo, è nostra ferma intenzione. E che magari rispondono come ha fatto alla conferenza stampa qui al Quirinale, poco fa, il presidente incaricato Mario Monti, che a una giornalista che gli ha chiesto «Posso domandarle se mettere la patrimoniale?», ha risposto: «Certo che può domandarmelo», e poi se n’è andato. E che l’altro giorno, quando un altro cronista gli aveva chiesto che cosa intendeva fare vista l’urgenza che ci impongono i mercati, aveva risposto che proprio perché non c’è tempo da perdere è meglio andare a lavorare piuttosto che star lì davanti ai giornalisti. Per ora atteggiamenti così sono visti con simpatia, oh com’è spiritoso il presidente, sembra un grigio burocrate invece ha sense of humor. Per ora siamo in piena luna di miele e anche noi giornalisti non battiamo ciglio neppure quando Monti dice che legge solo la stampa estera: in pratica, che non sa neanche chi siamo. Alle cinque meno sei minuti Elsa Fornero e Anna Maria Cancellieri entrano nel Salone delle feste. Sono le prime. Se in mattinata il presidente incaricato aveva tardato due ore prima di sciogliere la riserva, ora siamo perfino in anticipo. Rapidamente entrano tutti gli altri. Arrigo Levi, ex direttore de La Stampa e ora consigliere del presidente Napolitano, fa gli onori di casa. Sono ammessi anche alcuni familiari. Ci sono, in giacca e cravatta, due bambini piccoli, biondissimi: sono i nipotini del nuovo Guardasigilli Paola Severino. C’è anche una signora in attesa: è la moglie di Corrado Passera. «È un maschio», rivela ai cronisti. In un angolo, i nuovi ministri ripassano la formula. Li si vede mentre leggono il foglietto: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione». Alle cinque e sei minuti si comincia davvero. Naturalmente il primo a giurare è Mario Monti, il nuovo presidente del Consiglio e anche ministro dell’Economia. Poi i ministri. Sono diciassette (contro i ventitre del governo Berlusconi) ma due non ci sono: Giulio Terzi di Sant’Agata, destinato agli Esteri, e Giampaolo Di Paola (Difesa) stanno volando in Patria dagli Stati Uniti e dall’Afghanistan, dov’erano in missione per conto dello Stato. Arriveranno e giureranno domani. Dopo Monti il primo a diventare ministro è Moavero Milanesi. Poi Gnudi, che scopriamo essere suocero di Antonio Albanese, quindi in pratica di Cetto La Qualunque. Poi giura Giarda, il più anziano: 75 anni. Poi Riccardi, che sbaglia la formula, dice «nell’interesse della Nazione» dimenticando che quell’interesse dev’essere «esclusivo». Anna Maria Cancellieri un po’ si impappina, sembra emozionata. Giura Corrado Passera, uno dei più importanti fra i nuovi ministri. È anche il più settentrionale, essendo nato a Como. Dei dodici ministri con portafoglio, dieci sono del Nord. Curioso: è il governo più padano della storia della Repubblica, ma la Lega gli voterà contro. E pensare che avrebbe appoggiato un governo guidato dal siciliano Alfano. Monti invece è di Varese, come Bossi e Maroni. I ministri firmano davanti a Napolitano, mentre il nuovo premier sta in piedi alla sua sinistra, un po’ spostato all’indietro. Alle cinque e diciotto minuti è già tutto finito. Il governo dell’efficienza, nato tra la Bocconi la Cattolica e le banche, ha sbrigato la pratica in dodici minuti. Il presidente Napolitano rivolge «un vivissimo augurio» al nuovo premier e ai nuovi ministri «in vista del difficile compito che li attende in condizioni altamente impegnative». Ringrazia Berlusconi e gli altri membri del governo uscente. «Uno speciale ringraziamento» lo riserva a Gianni Letta «per la continua e sempre scrupolosa collaborazione istituzionale, per la sensibilità, la competenza e lo spirito di servizio con cui ha contribuito a tenere vivo e limpido il rapporto tra il Presidente della Repubblica e il governo, nell’interesse generale del Paese e della coesione nazionale e sociale». Parole non dovute e che proprio per questo sembrano molto volute. Gli analisti politici dicono che è un segnale preciso. Più tardi, a braccio, Napolitano dice che «questo governo nasce in un clima positivo, e me ne compiaccio». Gli chiedono: presidente, è stata dura? «È stata delicata e difficile». Ma quello che è nato, aggiunge, è un esecutivo «in grado di trovare le soluzioni più idonee». Poi vanno tutti - Napolitano Monti e i ministri - nella sala accanto per un naturalmente sobrio brindisi. Una gola profonda ci riferirà poi che il nuovo premier ne ha approfittato per una reprimenda preventiva: «Nessuno pensi di mettere la propria personale casacca sulle riforme e le leggi che faremo. Tutto sarà frutto di un lavoro di squadra». Quindi i ministri escono, ripassando davanti a noi cronisti ancora lì. «Sono contenta, ora vado alla prima riunione del consiglio dei ministri» dice Anna Maria Cancellieri. Paola Severino si limita a un «devo andare». Corrado Passera è un po’ più loquace: dice che gli è spiaciuto lasciare Banca Intesa, dopo dieci anni, così all’improvviso. Poi aggiunge che «l’Italia è più di quello che i mercati hanno pensato» e dice di essere sicuro ce la faremo: «Tutto è difficile, tutto è semplice». Usciamo dal Quirinale e ormai in piazza non ci sono più di una dozzina di curiosi. Il momento sarà anche sobrio ma è drammatico. Berlusconi fa sapere proprio adesso che «con Monti siamo in buone mani», e se lo dice lui è segno che il Paese è unito. Almeno per il momento. Speriamo che duri.