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 2011  novembre 17 Giovedì calendario

L’avvocato dei potenti che deve cambiare la Giustizia - È la prima donna Guardasi­gilli, Paola Severino

L’avvocato dei potenti che deve cambiare la Giustizia - È la prima donna Guardasi­gilli, Paola Severino. Ed è avvoca­to. Penalista di rango, consulente di società, banche e associazioni di categoria, vicerettore dell’uni­versità Luiss di Roma, il neo mini­stro della Giustizia arriva al Quiri­nale per il giuramento in tenuta bon ton , tailleur pantalone blu e triplo filo di perle. Dispensa baci ai due nipotini che l’accompagna­no e non nasconde la sua «grande emozione». Sessantatre anni, napoletana, la Severino è una delle tre «signo­re » della squadra Monti, tutte in posizioni strategiche. Toccherà a lei affrontare i gravi problemi del sistema giudiziario italiano, che sempre più negli ultimi anni han­no pesato sulla politica, alimen­tando un vero e proprio scontro con la magistratura. E ci sono quei 9 milioni di cause arretrate tra civi­le e penale. Un’ora dopo il giura­mento la Guardasigilli arriva a via Arenula per lo scambio di conse­gne con il predecessore France­sco Nitto Palma, che l’accoglie con un bouquet di orchidee bian­che nel salone Bargellini che sarà il suo studio. È già pronta ad affron­tare questioni che conosce bene, ma dovrà anche imparare a nuota­re nella vasca della politica, che per lei è una novità. «La responsa­bilità è grande » , ammette. La prio­rità? «Il carcere è un problema gra­ve », si limita a dire la Severino. Legata al mondo cattolico e sponsorizzata dall’Udc, la Severi­no è anche molto apprezzata in Confindustria. Tanti dei suoi clienti sono stati «illustri». Uno dei primi è Francesco Gaetano Caltagirone, suocero di Pier Ferdi­nando Casini, che ha difeso a Peru­gia su Enimont. Ma ci sono anche Romano Prodi, che ha assistito nel processo sulla vendita della Ci­rio; il legale della Fininvest Gio­vanni Acampora nel processo Imi- Sir; Cesare Geronzi per il crac del­la Cirio; l’ex segretario generale del Quirinale Gaetano Gifuni nel­l’indagine sui fondi per la tenuta di Castelporziano. La Rai ha volu­to lei per tutelarsi nel caso P4. Ha lavorato nello studio di Gio­vanni Maria Flick, prima che di­ventasse Guardasigilli del gover­no Prodi, ha rappresentato l’Unio­ne delle comunità ebraiche nel processo al nazista Erich Priebke e ha assistito molte grandi società, come Eni e Telecom. Nel 1998 era il manager pubblico più ricco: 3,3 miliardi di vecchie lire dichiarati. Più volte è stata candidata del­l’Udc alla vicepresidenza del Csm e tra le prime congratulazioni ec­co l’amico Michele Vietti, ora sul­la poltrona numero due, che si di­ce «pronto a collaborare».Se a Pa­lazz­o de’ Marescialli non è mai en­trata la Severino è stata, dal 1997 al 2001,la prima donna vicepresi­dente del Csm militare. La descri­vono piena di grinta, ma portata al­la mediazione. Il presidente del­l’Anm, Luca Palamara, offre il suo «contributo». Ma su di lei scom­mettono molto gli avvocati, so­gnando riforme come la separa­zione delle carriere. I suoi studenti alla Luiss la temo­no e l’ammirano­e a Giurispruden­za scoppiano gli applausi alla noti­zia della nomina. «Figura di gran­dissimo livello e serietà », la defini­sce l’ateneo. L’unica frivolezza del suo curri­culum? Fa l’attrice dilettante e nel 2003 difende, al Festival dei Due Mondi, l’assassina di Jean Paul Marat, Charlotte Corday, accusa­ta da Antonio Di Pietro. A Spoleto è poi avvocato di Galeazzo Ciano e a maggio il suo «cliente» è Gali­leo Galilei, nel processo all’Audi­torium di Roma.