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 2011  novembre 17 Giovedì calendario

Il governo Monti ha giurato ieri pomeriggio alle cinque ed è in carica. Oggi il presidente del Consiglio leggerà il suo programma al Senato e domani alla Camera

Il governo Monti ha giurato ieri pomeriggio alle cinque ed è in carica. Oggi il presidente del Consiglio leggerà il suo programma al Senato e domani alla Camera. Il dibattito si inizierà all’una e dovrebbe chiudersi con il voto di fiducia intorno alle 20.30. La lista dei ministri è stampata qui a fianco. Saltano agli occhi l’interim dell’Economia che Monti ha tenuto per se stesso, l’accorpamento del vecchio ministero delle Infrastrutture col ministero dello Sviluppo (erano i due dicasteri di Romani e Matteoli, finiti ora a Corrado Passera), le deleghe delle Pari Opportunità (Carfagna) e del Lavoro (Sacconi) consegnate a Elsa Fornero (Welfare). Sono spariti i i ministeri per l’Attuazione del programma (Rotondi), della Pubblica amministrazione (Brunetta), delle Riforme per il federalismo (Bossi), della Gioventù (Meloni), della Semplificazione normativa (Calderoli). Li sostituiscono nuovi dicasteri, in genere senza portafoglio: il ministero per la Cooperazione e l’integrazione (Riccardi), quello per la Coesione territoriale, che ha fatto arrabbiare Calderoli perché aggiunge al danno della cancellazione dei ministeri federalisti, la beffa di un ministero pensato per contrastare le idee di rottura dell’unità (almeno così lo capiamo adesso, anche se probabilmente Fabrizio Barca dovrà studiare il modo di non creare aree di privilegio sul territorio e forse sarà per questo meno antifederalista di quel che sembra). I mercati non hanno dato segni di apprezzamento: lo spread tra Btp e Bund è salito a 519 punti, la Borsa ha sorriso mestamente con un modesto rialzo dello 0,79%.

  • Che significa “ministero senza portafoglio”?
Soldi e personale gli vengono assegnati ricorrendo al budget e ai dipendenti della Presidenza del Consiglio. Anche gli uffici stanno in uno dei palazzi della presidenza del Consiglio. Insomma sono ministeri che non costano e che non permettono politiche di sotto governo. La Bernini, ministra da poco per gli Affari europei di Berlusconi, faceva sottogoverno andando il più possibile in televisione. A proposito, Aldo Grasso ha lanciato un appello ai membri del governo perché evitino per favore i talk-show televisivi e pensino a fare il loro lavoro. Sottoscriviamo di corsa.

È un governo più di destra o più di sinistra?
Bersani e il Pd hanno rilasciato dichiarazioni entusiastiche. Del centro-destra non ha parlato nessuno, tranne Cicchitto: «Indubbiamente una lista di ministri di alto livello qualitativo. Dalla prossima settimana in poi vedremo cosa farà il governo all’opera». Questo gli darebbe una coloritura prevalente di centro-sinistra. Anche guardando le biografie, sembrerebbe prevalere la simpatia a sinistra. Per esempio, la Fornero è stata consigliere comunale a Torino per il sindaco Castellani, Passera ha lavorato per molti anni con De Benedetti, eccetera. Però, tanto per stare a questi due esempi, la stessa Fornero ha manifestato in passato apprezzamento per Brunetta e Passera ha poi tolto a Berlusconi una castagna dal fuoco delle dimensioni di Alitalia. Io direi che si tratta, oltre che di tecnici, di professionisti, che nella loro carriera hanno inevitabilmente lavorato ora per questo ora per quello, sempre con competenza ed equilibrio. Il caso della Paola Severino, ministro della Giustizia, è da questo punto di vista esemplare: è stata avvocato di Prodi nel processo Cirio, ma anche di Giovanni Acampora, legale della Fininvest, nel processo Imi-Sir. Ha o ha avuto per clienti l’Eni, Caltagirone, l’Unione delle comunità ebraiche. Ha difeso anche Geronzi. Nel 2002 ha recitato al Festival di Spoleto nel processo a Carlotta Corday, l’assassina di Marat. Aveva come avversario Di Pietro, che interpretava l’accusa.

Sa che cosa mi colpisce? Che questi nuovi io non li ho mai sentiti nominare.
Lei sa che Massimo Parrini e io pubblichiamo ogni quattro-cinque anni il Catalogo dei viventi, biografie degli italiani notevoli. Parrini tiene a sua volta una classifica della notorietà, detta Parrinindex (è un affare formidabile per gli eletti che lo possono guardare). Beh, il più noto del governo è Corrado Passera, finora 99°. Monti era 176°, Andrea Riccardi 738°, Catricalà 910° e la Cancellieri 1044°. Un bel gruppo sta oltre la posizione 5.000 (Balduzzi, Barca, Clini, Ornaghi, Severino). Catania non lo avevamo mai sentito nominare. A proposito della Cancellieri, che andrà a occupare il ministero degli Interni, Maroni le ha regalato una dichiarazione-augurio entusiasta. È un’esperta funzionaria del ministero degli Interni, che una volta ha rilasciato questa dichiarazione: «Io sono un funzionario dello Stato. Appartengo, ultima della fila, a una schiera nobilissima. Uomini che hanno dedicato la vita alla cosa pubblica, che hanno versato il loro sangue. Quando lavoravo alla prefettura di Milano tenevo i rapporti con le famiglie delle vittime del terrorismo, da Calabresi in poi, e so di cosa parlo. Ho lavorato con prefetti coraggiosi come Mazza, che lanciò l’allarme sul terrorismo rosso e non fu ascoltato, e Vicari, che fronteggiò gli anni di piombo. Ho conosciuto grand commis di livello europeo, intelligenze finissime tra cui sovrintendenti come Paolucci e Bertelli. È sbagliato pensare lo Stato italiano come una ricotta, permeabile a tutto. Lo Stato ha una spina dorsale forte, che magari non sempre si vede dall’esterno, ma al momento dovuto viene fuori». A Bologna e a Parma, dove è stata commissario, ne parlano benissimo.

E il ministro degli Esteri?
Giulio Terzi di Sant’Agata, 65 anni, finora ambasciatore a Washington. Ieri era ancora in missione all’estero e non ha potuto giurare (come il ministro della Difesa Di Paola). Gran diplomatico, gran fascinatore di donne, la seconda moglie gli ha dato due gemelle, ha vinto la leucemia sottoponendosi a un drastico protocollo di cure negli Stati Uniti.

Più meridionali o più settentrionali?
Molti più settentrionali, specie se consideriamo neutro il folto gruppo dei ministri romani. Clini è di Latina, Severino e Di Paola napoletani, Catricalà calabrese. Gnudi è di Bologna, Profumo di Savona, gli altri sono tutti lombardo-piemontesi.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 17 novembre 2011]