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 2011  novembre 17 Giovedì calendario

Al Lavoro per mandare a casa gli italiani a settant’anni - A sentire come Elsa Fornero si racconta viene in mente una paro­la sola: rigore

Al Lavoro per mandare a casa gli italiani a settant’anni - A sentire come Elsa Fornero si racconta viene in mente una paro­la sola: rigore. E il pallone non c’entra. Sveglia la mattina presto, «mai messo piede in un locale per “giovani”», nessuna particolare passione per la buona cucina. La professoressa neoministro va in crisi solo se le chiedi «cos’è per lei il piacere»,come fece un paio d’an­ni fa una cronista di Repubblica . Per il resto Elsa Fornero da San Carlo Canavese, meno di quattro­m­ila anime in quella provincia to­rinese dove l’austerità è nel Dna, ha le idee chiare: il nostro sistema pensionistico ha bisogno di una decisa correzione di rotta. E ci sono pochi dubbi su quale sia, secondo lei, la direzione da prendere: metodo contributivo per tutti da subito. Una tesi che la docente dell’Università di Torino ha messo nero su bianco un’infini­tà di volte, sia nei suoi studi come capo del Cerp, tra i più importanti centri studi sulle pensioni, sia co­me editorialista del Sole24Ore . L’estensione del sistema che calcola l’assegno sulla base di ciò che si è versato durante la propria carriera anche ai lavoratori con più anzianità è una svolta tutt’al­tro che indolore: anche chi ha ver­sato un bel po’ di contributi col vecchio e generoso sistema retri­butivo rischia di vedersi segare parte dell’assegno.Facile profetiz­zare che si­tratterà di uno degli sco­gli più aguzzi sulla rotta di naviga­zione del governo Monti. Che per altro sa bene come la pensa il suo ministro,vista l’amicizia persona­le con Elsa Fornero, sposata con l’editorialista della Stampa Mario Deaglio: «Mio marito - racconta­va- non si capacitava che potessi invitare Mario Monti a cena in cu­cin­a o parlargli mentre giravo il ri­sotto ». Per la nuova numero uno del Welfare il passaggio al contri­butivo per tutti già dal 2012 «è una questione di equità». Oltre che ov­viamente di tagliare le uscite di qualche miliardo in fretta, limitan­do lo squilibrio tra quel che entra nelle casse dell’Inps e quel che esce. Facile prevedere che i lavora­tori più tutelati, e i sindacati che li rappresentano, si metteranno di traverso. I più giovani e precari, pe­rò, faranno il tifo per lei. Ma non è solo una questione di tagli. La pro­fessoressa, come ha raccontato sull’ultimo numero di Espansio­ne , ha in mente un sistema «meno condizionato da una visione del la­voro da fabbrica pesante, fonte so­prattutto di fatica fisica: ormai tan­te categorie potrebbero andare in pensione in modo flessibile». La sua idea è un «conto pensionisti­co » che frutta in base a ciò che si versa, senza regali da parte dello Stato, ma che ogni lavoratore può gestire con una certa libertà: «Si può immaginare, a una certa età, la riduzione degli impegni lavora­ti­vi e di conseguenza dello stipen­dio, che viene però integrato rice­vendo una parte della pensione». Nei suoi interventi, il futuro mini­stro parlava di una finestra tra i 60-62 e i 70 anni, nel corso della quale ci si può ritirare dal lavoro in tutto o in parte, ricevendo in base ai contributi, rivalutati secondo il Pil e l’aspettativa di vita. In fondo, un’iniezione di libertà. Ma piace­­rà a tutti? Il ministro non sembra ti­po da preoccuparsene lei che, arri­vata da una famiglia operaia, è di­ventata una delle massime esper­te italiane di pensioni e che non ama scorciatoie e privilegi: «Del ’68 ho odiato il falso egualitari­smo e i 30 politici per tutti ». Chissà che stavolta sulle pensioni si svol­ti davvero, anche se sarà battaglia. E chissà se poi a Monti