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 2011  novembre 17 Giovedì calendario

Barca, il ministro anti Lega che si è pentito dei fondi al Sud - L’hanno già battezzato il mini­stro anti-Lega

Barca, il ministro anti Lega che si è pentito dei fondi al Sud - L’hanno già battezzato il mini­stro anti-Lega. Fabrizio Barca avrà un portafoglio senza prece­denti, quello della Coesione terri­toriale. Mentre sfumano le cele­brazioni sull’unità d’Italia, ecco spuntare un baluardo a difesa del­la co­mpattezza del Belpaese fram­mentato. Bossi e Calderoli vanno in archivio, e anche le politiche re­­gionali di Raffaele Fitto: subentra­no Barca e Andrea Riccardi, stori­co vicino al Vaticano cui è stata af­fidata l’integrazione e la coopera­zione internazionale. Federali­smo e immigrazione saranno af­frontati dall’esecutivo Monti in modo opposto alla linea del cen­trodestra. Barca, ovviamente, è un profes­sore. Egli vanta un curriculum in­tellettuale e accademico di prim’ordine. Fu scoperto da Car­lo Azeglio Ciampi, di cui è stato consulente in Bankitalia e al Teso­ro. È un uomo di sinistra pur non avendo mai frequentato il partito da vicino e mantenendo il profilo tecnocratico del «gran commis». Suo padre Luciano fu partigiano, deputato del Pci, direttore del­l’ Unità , economista. Fabrizio ora è direttore genera­le al ministero dell’Economia, ma era partito dal Servizio studi della Banca d’Italia,approdando poi al­la guida del dipartimento per le Politiche di sviluppo e coesione dell’Ocse.Laurea in Statistica e de­mografia a Roma, master a Cam­bridge, «visiting professor» al Mas­sachusetts Institute of Technolo­g­y di Boston e alla Stanford Univer­sity della California, quella della laurea ad honorem a Steve Jobs. Ha insegnato in mezza Italia (na­turalmente anche alla Bocconi) e ha scritto vari saggi sull’impresa, le società, il capitalismo. Di Barca viene magnificato il «ruolo chiave per la crescita dei processi di coesione in Europa»: non si direbbe,con l’attuale crisi e i contrasti che dilaniano i Paesi Ue. Ha fama di essere un grande esperto di federalismo. Lo si deve soprattutto a un’iniziativa che eb­be Barca tra i promotori: la cosid­detta Nuova politica regionale per il Sud. Fu lanciata a Catania nel 1998 da Giuseppe De Rita, pre­sidente del Cnel, l’allora ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi e appunto Barca,pupillo dell’ex go­vernatore di Bankitalia, che della Npr doveva essere l’esecutore tec­nico. La vicenda di questa antesigna­na del federalismo è raccontata in un libro da poco pubblicato, Ma­ni bucate di Marco Cobianchi. Con la Npr lo Stato rinunciava a programmare interventi sul terri­torio, delegando le amministra­zioni locali e le parti sociali. «I sin­dacati avrebbero accettato per un periodo limitato condizioni peg­giori per i dipendenti, gli industria­li si sarebbero impegnati a investi­re, le amministrazioni locali a svel­tire le procedure, lo Stato a investi­re fondi europei o nazionali », scri­ve Cobianchi. Ognuno rinuncia a qualcosa, tutti si impegnano per importanti obiettivi: era un antici­po del governo Monti. Lo strumento principale di que­sto strano federalismo era il patto territoriale. Oggi il 71 per cento delle risorse pubbliche destinate alle imprese viaggia attraverso il patto e l’80 per cento degli abitan­ti del Mezzogiorno vive in zone che applicano tali accordi. Risulta­to? Un disastro. Secondo la Corte dei conti, tra il 1999 e il 2009 sono state avviate 5.967 iniziative im­prenditoriali attraverso i patti ter­ritoriali contro le 11.422 previste. Metà. Dei 4,6 miliardi di euro pub­­blici stanziati, ne sono stati eroga­ti soltanto 2,9. E di questi, 130,5 mi­l­ioni sono da recuperare perché fi­niti nelle mani sbagliate. Bankitalia, nel cui Servizio stu­di si è formato Barca, giudica inuti­le la Npr: «Le dinamiche dell’occu­pazione nei comuni appartenenti a un patto territoriale non si diffe­renziano sostanzialmente da quelle di comuni che non hanno aderito all’iniziativa, pur avendo prima dell’intervento caratteristi­che simili a quelle dei comuni fi­nanziati ». Ciononostante, si continuano a firmare patti territoriali. L’ultimo riguarda la Fiat di Termini Imere­se, stabilimento che pare destina­to a chiudere dopo aver incassato sovvenzioni pubbliche. Merito di Barca è aver ammesso il fallimento della programmazio­ne negoziata. «Ogni tentativo di manipolare l’economia e la socie­tà del Mezzogiorno - ha detto nel 2009 a un convegno di Bankitalia­con sussidi, gabbie salariali, impo­ste differenziali o esenzioni d’im­posta, è destinato ad attrarre le im­prese e le teste peggiori, a richia­mare investimenti e imprenditori “incassa e fuggi”».