FILIPPO CECCARELLI , la Repubblica, 17/11/2011, 17 novembre 2011
QUELLA FOTO DI GRUPPO DAL FUOCO AL GELO - POSTO
che la formazione di una classe dirigente rimane «un mistero divino», come diceva Guido Dorso per il Mezzogiorno, ci sono sempre ministri che vanno e ministri che vengono.
Ma nel tempo delle visioni a distanza cambia soprattutto la loro immagine, con il che basta accendere la tv per comprendere che dal Berlusconi quater al governo Monti si registra un´escursione termica che non solo non ha precedenti, ma a livello espressivo segnala un avvicendamento perfino esagerato. Dal fuoco al gelo.
Volti, sguardi, abiti, posture, acconciature, professioni, emozioni, ambizioni: mai ricambio è apparso più radicalmente antropologico. E certo non è un documento ufficiale, ma per cercare di rendere conto del chi, del come e del perché nel precedente Gabinetto venivano affidate le cariche di governo può essere istruttivo ricordare il modo nel quale l´organo super-ufficiale del berlusconismo, Il Giornale, espose il curriculum dell´ultimo ministro nominato alla fine del luglio scorso, onorevole Anna Maria Bernini: «Molto religiosa, è maniaca dei fioretti. Ha "sedotto" il Cavaliere anche grazie a un´intonazione perfetta per una voce che canta pezzi jazz, classici come Summertime, che la nuova ministra delle Politiche comunitarie ha prodotto in pubblico, accompagnata al pianoforte da Francesco Paolo Sisto, suo collega pidiellino della Giunta per le Autorizzazioni». E se non basta, è bene sapere che Berlusconi cominciò a «trovare simpatico» e quindi a prendere in considerazione la candidatura di Lorenzo Bini Smaghi per la Banca d´Italia saputo che era un ottimo ballerino di shake. O almeno così è stato scritto.
Ora lo shake, i fioretti e le seduzioni musicali non paiono per nulla al mondo rientrare nell´orizzonte distintivo dei nuovi ministri, che ieri al giuramento sono tutti apparsi molto seri, molto composti, anzi molto ingessati. Mentre il giorno della partenza il precedente esecutivo fu designato dal Foglio: «il governo del Buonumore».
Vero è che le condizioni erano diverse, ma almeno un ministro il Cavaliere lo nominò in differita negli studi di Porta a porta, davanti a un enorme cartello su cui si poteva leggere: «Tutto già fatto». Molto semplice fu lo sketch: c´era La Russa al telefono e il suo futuro presidente lo chiamò con enfasi «signor ministro»; lieti di aver assistito a una solenne investitura-intrattenimento (investainment), tutti i presenti compreso Vespa si sciolsero in un´allegra risata. Poco dopo Berlusconi annunciò che in certi momenti di crisi era necessaria una «visionaria follia». E´ una citazione di Erasmo ripetuta alla noia, pure nella modalità di esaltazione dialogante con la folla.
Dopo aver letto la lista al Quirinale, a una domanda dai risvolti istituzionali, il neo-presidente rispose mimando l´espressione: «E che ci ho scritto in fronte "giocondo"?». A distanza di tre anni e mezzo, osservando la sorvegliata e anche un po´ grigia processione dei professori viene da chiedersi se si sentirà la mancanza del mimo, della follia erasmiana e delle risate risonanti di continuo nello studio di Vespa.
Una volta chiamato dinanzi a Napolitano e alla Costituzione, prima di giurare La Russa accennò uno scherzo con il Cavaliere a proposito della sua barba, tagliarla o non tagliarla, doveva esserci di mezzo una scommessa. Quando venne il turno di Ronchi il neoministro intese distinguersi con un plateale segno della croce, tornando poi in platea a smanettare sul telefonino. Invece Bondi non se ne voleva più andare. Lievemente piegato, impossessatosi della mano di Berlusconi, «grazie, grazie, grazie» diceva senza mollare la presa, al punto che il presidente dovette congedarlo con un segno: va bene, basta così, vai, vai. Dopo di che si seppe che il dicastero affidatogli, la Cultura, aveva reso felice la mamma di Bondi: «Fin da piccolo Sandro ha avuto un libro in mano. Ma ha paura dell´aereo». E di altro, forse, avrebbe dovuto aver paura.
Per quanto riguarda le ministre donne, si trova scritto che il Cavaliere le presentava come «le mie bambine». L´aver nominato la Carfagna ebbe come immediato riscontro il celebre titolo della Bild: «Mamma mia, è la ministra più bella del mondo». Adesso con i tedeschi le questioni sono un po´ più complicate, e delicate, e anche peggio. Ma più in generale, soffermandosi con il senno di poi sul copioso e stralunato flusso segni di quell´esordio - riemergere di troni e corone, viaggi presidenziali con spettacolini del Bagaglino inclusi, ministre additate come cavie di botox, sottosegretari che appena in carica andavano da Klaus Davi a raccontare di aver subito molestie da bambini - c´è davvero da mettersi le mani nei capelli. E forse solo la noia dei tecnici ha il potere di riscattare quel vano putiferio.