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 2011  novembre 17 Giovedì calendario

MILANO —

Tania a Milano, una sera di nebbia. Sponsorizzata Visa, fa parte (unica italiana) del team internazionale (21 atleti) che la carta di credito sosterrà a Londra 2012. Un tuffo nel Tania Cagnotto’s way of life.
La sua stagione è stata condizionata dall’incidente del 19 maggio. Il motorino l’ha ricomprato?
«No, dopo Londra. In piscina vado con l’auto».
Come sta?
«Sono guarita al 90 per cento. Ho ancora un po’ male al polso, ma niente che mi impedisca di allenarmi, mi fascio e giù».
Sensazioni olimpiche?
«Cerco di arrivare allenata, serena, senza intoppi».
Su quale gara punta?
«Entrambe, sincro e individuale. Per il sincro dobbiamo qualificarci».
Lei e Francesca Dallapè, le ragazze della A22.
«Lei viene tre giorni alla settimana a Bolzano a fare acqua, io a Trento per la preparazione atletica».
Shopping in campo neutro?
«Ognuna per sé, già ci vediamo troppo».
Sembra una ragazzina ma è alla quarta Olimpiade.
«E sono a fine carriera».
Prego?
«A Londra avrò 27 anni e questo è uno sport giovane. Sto iniziando la curva discendente».
Ha pensato a una vita dopo lo sport?
«Ogni tanto, perché prima o poi finisce questa vita non reale. Viviamo in un mondo che sotto tanti aspetti ti mantiene giovane, forse immaturo, sotto altri ti dà esperienza. Ma non è il mondo reale».
In questo cosa vorrebbe?
«Vorrei una famiglia, dei figli, ma più avanti, un lavoro che mi piace. Sarebbe già tanto».
A proposito, come va la vita privata?
«Sono fidanzata con Stefano e va tutto bene».
Dell’affaire Pellegrini che ne pensa?
«Oh Dio! Assolutamente niente, mi faccio gli affari miei e lei i suoi».
Ma al suo posto...
«....io mi sarei sotterrata. Così sotto i riflettori, non ce la farei. Non faccio la Velina, degno mestiere ma che ti sbatte tutte le sere in tv. A me non piace. Ma mi rendo conto che questa storia faccia scalpore. Siamo un popolo di pettegoli».
Cosa le manca?
«La medaglia olimpica. Non mi cambierà la vita, ma è un sogno, lavoro per questo».
Assorbe bene i colpi?
«Ogni sconfitta ti segna, ma puoi anche trarne insegnamenti positivi, dopo qualche giorno ti passa e cerchi di rifarti. Mi ritengo fortunata».
Com’è il rapporto con suo padre Giorgio?
«È cambiato parecchio, ora pretendo di più. Mi rendo conto delle cose che mancano per migliorare, sono diventata pignola. E me la prendo con lui che non c’entra niente. Però, malgrado i bisticci, continuiamo ad allenarci bene».
E lui, è cambiato?
«Non lo vuole ammettere, ma sono tanti anni che è in questo ambiente: è stanco».
Lo sta pensionando?
«Sì, anche per mia mamma: è sempre in giro».
E con mamma?
«Da piccolina eravamo cane e gatto. Da quando sono andata a vivere per conto mio le cose vanno molto meglio».
C’è una nuova Cagnotto?
«Vorrei dire di sì, ma purtroppo non c’è nessuno, né maschio né femmina. I bambini a 5 anni una volta facevano le capriole a occhi chiusi, adesso fanno fatica a correre. E poi uno ha danza, uno pallavolo. Non è uno sport per tutti, o ti alleni seriamente o non ce la fai. E poi mancano allenatori, ore per allenarsi, luoghi dove farlo. I tuffi non vanno tanto avanti in Italia».
Tania, a Rio ci arriva?
«Non è facile smettere, ma spero di non esserci».
Roberto Perrone