CARMELO LOPAPA , la Repubblica 17/11/2011, 17 novembre 2011
ORE 18,20: BERLUSCONI LASCIA PALAZZO CHIGI - ROMA
Quel che resta del Cavaliere istrione sta tutto in quel gesto da infaticabile dominatore delle scene. È più forte di lui e quando è il momento delle foto di rito al passaggio di consegne, Silvio Berlusconi monta il sorriso da foto opportunity e suggerisce al Professore dove girarsi, indicandoglielo col dito, a beneficio dei reporter che invocano uno sguardo all´obiettivo. Guardi lì, adesso lì. Padrone di casa e padrone del palcoscenico. Fino a ieri.
Ore 18, Mario Monti varca per la prima volta da presidente del Consiglio la soglia di Palazzo Chigi. Ha appena giurato nelle mani del capo dello Stato. Dentro, il suo predecessore lo attende nei saloni del primo piano al fianco del sottosegretario Gianni Letta. L´attesa di una ventina di minuti Berlusconi la inganna accettando di farsi immortalare al telefonino accanto a decine di dipendenti che gli chiedono uno per uno la foto. Si crea la fila. «Grazie presidente». Cheeeese.
Con il nuovo premier arriva anche il padrone di casa in seconda, il sottosegretario Antonio Catricalà che avrà i medesimi galloni da segretario del Consiglio dei ministri che sono stati del «Dottor» Letta. Tutto si consuma in pochi minuti, nel Salone dei Galeoni. Abbastanza, comunque, per consentire al presidente del Consiglio uscente di intrattenere il nuovo inquilino con una battuta delle sue. Troppo ghiotta l´occasione del passaggio di consegne attraverso la campanella con cui il presidente per prassi apre e chiude le riunioni del governo. Berlusconi la fa suonare con vigore e sussurra a Monti con sorriso sornione, avendo appreso della messa domenica del Professore: «La campanella la suonavo sempre quando facevo il chierichetto in Chiesa...». Poi gliela consegna. Dura un attimo, lo spazio di un sorriso di circostanza dell´ex presidente della Bocconi. I complimenti e gli incoraggiamenti più spontanei sono riservati al colloquio di non più di otto minuti che i quattro si concedono nello studio damascato in giallo che è stato di Berlusconi, al riparo dalle telecamere. «Professore, il momento è delicato, ma sono sicuro che farà benissimo - lo incoraggia il Cavaliere - Noi, come sa, abbiamo fatto di tutto per renderle il più agevole e rapido possibile il percorso», sottolinea alludendo ai veti che invece avrebbe frapposto il Pd all´ingresso di Letta nel governo. «Ottima lista dei ministri, la invidio un po´: mica come è capitato a me, che ho dovuto soddisfare le richieste dei partiti». E ancora: «Su di noi potrà contare, a cominciare dal voto di domani in aula». Monti è di poche parole anche in questa circostanza, salvo il ringraziamento sincero al governo uscente che comunque aveva reso pubblico già poche ore prima al Colle.
Si torna davanti ai fotografi, Gianni Letta ostenta la scioltezza e confidenza di chi sa che può osare di più. Il suo rapporto con Monti è meno formale, più personale. Così, il sottosegretario si concede un buffetto al nuovo premier. Ancor più affettuoso il saluto con Catricalà, anni di frequentazioni, decine di convegni e libri presentati insieme. Adesso sorride, il braccio destro del Cavaliere, dopo 48 ore di braccio di ferro attorno al suo nome. Resta fuori dal governo ma con l´onore delle armi. Cinque delle dieci righe della nota ufficiale del Quirinale di ringraziamento al governo uscente sono una dedica personale a lui, «per la continua e sempre scrupolosa collaborazione». È il grazie che più esplicito Napolitano non poteva rendere a chi è stato ufficiale di collegamento tra Palazzo Chigi e il Quirinale nei momenti più cupi della coabitazione, tra leggi bavaglio e norme ad personam. Pochi istanti per l´altro passaggio di consegne, tra Giulio Tremonti e il premier che assume l´interim all´Economia.
A Palazzo Chigi, come accade per prassi, i servizi segreti hanno sigillato le stanze, dopo l´uscita degli inquilini precedenti. Adesso Monti e lo staff possono riaprirle. Il premier si chiude in Consiglio dei ministri con la sua squadra per la prima volta. Berlusconi e Letta passano in rassegna sul tappeto rosso il picchetto d´onore dell´esercito, in cortile. Sono le 18,20. Dalle finestre qualche dipendente (donne soprattutto) salutano i due "ex". «Salutano soprattutto Letta» fa notare chi è stato di casa a Chigi. E lui, in questi anni vero dominus di quel che il Cavaliere non a caso chiamava «Palazzo Letta», rompe il protocollo e manda baci con la mano. Poi i due si infilano nella stessa Audi presidenziale, direzione Grazioli. La scorta è già asciuttissima, sono seguiti solo dal Multivan armato con artiglieria pesante. Monti sta scampanellando in Consiglio dei ministri e Sestino Giacomoni, Valentino Valentini e gli ultimi componenti del gabinetto di Berlusconi lasciano a piedi Palazzo Chigi con passo svelto. Fuori è già buio.