Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Ieri il consiglio dei ministri è cominciato alle 20.40 ed è terminato alle 22, con i ministri che se ne andavano alla spicciolata senza rilasciare dichiarazioni. Detta così è una non-notizia, di cui non varrebbe la pena di dar conto. Ma diventa notizia quando si ponga mente al fatto che questo consiglio dei ministri doveva varare un primo gruppo di provvedimenti capaci di persuadere l’Europa e il mercato delle nostre buone intenzioni relativamente ai conti pubblici. Nel corso della giornata s’erano succeduti incontri e vertici di tutti i tipi (ore e ore di discussioni evidentemente senza costrutto) e lo stesso Napolitano aveva nuovamente preteso di parlar con tutti a destra e a sinistra. Forse proprio Napolitano ha in qualche modo reso impossibile uno sbocco a questo mare di chiacchiere: il presidente non è disposto a firmare un decreto di parte, cioè una serie di misure che non siano condivise anche dall’opposizione. E di fronte a questo Berlusconi ha dovuto arrendersi. Molti democratici considerano addirittura irricevibili i consigli/diktat franco-tedeschi, a causa della loro natura liberista. Da quello che è successo ieri, e in particolare ieri sera, capiamo quindi soprattutto questo: che il governo è paralizzato.
• La domanda è se siamo condannati alla paralisi
perpetua.
Ieri Bossi ha riempito i cronisti di pernacchie,
parolacce, diti medi sollevati e un paio di dichiarazioni. Una sulle pensioni:
«Se le toccano facciamo la rivoluzione». Un’altra su Berlusconi: «Tanto non se
ne va». Pare che Berlusconi si presenterà a Cannes sostenendo che le misure da
varare vanno prima comunicate al Parlamento perché così vuole la nostra prassi
democratica.
• Figuriamoci. Non era stato Bossi a comunicare ai
cronisti, qualche mese fa, che avrebbero spalmato la liquidazione sulle
buste-paga in modo da metter qualche soldo in tasca agli italiani e spingerli a
consumare? Come mai quella volta non lo dissero prima al Parlamento?
Magari dicendolo al Parlamento poi sarebbero stati costretti
a farlo. Sono tutte chiacchiere, guardi, siamo sommersi da un oceano di parole
e asfissiati dalla mancanza di fatti. Pareva che avrebbero deciso qualcosa di
coerente con la lettera di intenti della settimana scorsa, anche se, leggendo e
rileggendo la lettera (un monumento alla vaghezza), non riuscivo a capire che
cosa avrebbero potuto seriamente decretare. Il dilemma sembrava quest fare un
decreto legge o preparare un emendamento da inserire nella legge di stabilità?
S’è poi deciso per l’emendamento, in cui ci si impegna a liberalizzare e a
vendere gli immobili. Venivano intanto smentite ipotesi troppo drastiche per
esser vere, tipo quella secondo cui ci sarebbe stato un prelievo forzoso dai
nostri conti correnti – alla maniera di Amato 1992 – oppure una qualche
patrimoniale. Niente. Niente di niente. Intanto ieri, ad onta di una ripresa
delle Borse, lo spread tra Btp e Bund restava intorno ai 450 punti, con
prospettive allucinanti sui tassi a cui saremo costretti in futuro. Il finale
di tutto questo, come le ho detto, è il nulla. Paralisi totale.
• Se non se ne va Berlusconi…
Ho l’impressione che al ritorno da Cannes ci saranno delle
novità. La famosa lettera dei dissidenti di cui si parla da tanti giorni
sarebbe pronta. Chiede al premier un passo indietro e avrebbe al momento
tredici firme, con tendenza all’aumento. I promotori veleggerebbero più o meno
verso Casini. Tra gli adepti dell’ultima ora ci sarebbe l’onorevole Paniz,
un’adesione clamorosa dato che si tratta di uno degli avvocati di punta del
Cav. Paniz è quello che ha convinto la Camera a sollevare il conflitto di
attribuzione con la procura di Milano relativamente al caso Ruby. Adesso dice
che Berlusconi ha mescolato pubblico e privato e così facendo ha sbagliato.
Bisogna considerare anche quest i peones, quelli che con lo sciogliemento
anticipato perderebbero la pensione, hanno più probabilità di finire la
legislatura se buttano giù Berlusconi adesso. Adesso si può ancora fare un
altro governo, a gennaio-febbraio sarebbe forse troppo tardi.
• Se cade Berlusconi si fa un altro governo?
È possibile. Tutti gli esponenti del centro-destra dicono
che, se cade Berlusconi, si deve andare alle elezioni, ma questa posizione
ufficiale non è sempre ribadita nelle conversazioni private. Altra ipotesi
(sostenuta da Paniz): diventa premier Gianni Letta e continua a governare il
centro-destra, in stretto collegamento con Napolitano e con un’apertura di
dialogo verso l’opposizione. In questo caso, l’Udc entrerebbe certamente nella
maggioranza e Gianni Letta (o Angelino Alfano) potrebbe essere il candidato
premier del Pdl alle elezioni del 2013.
• Bossi ci starebbe?
Questo cambio di governo innescherebbe, credo, la crisi
definitiva della leadership di Bossi. Ultima ipotesi, quella a cui accennavamo
ieri: il governo degli ottimati o delle grandi personalità, capeggiato, per
esempio, da Mario Monti. Sarebbe forse l’unico in grado di prendere le
decisioni impopolari e dolorose di cui abbiamo bisogno. A patto, naturalmente,
di non mischiarsi in alcun modo con nessuno dei partiti
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 3 novembre 2011]
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