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 2011  novembre 03 Giovedì calendario

Ecco tutte le patacche di Ciancimino junior - I documenti di Ciancimino ju­nior? Patacche. Non solo il «pizzi­no »,falso,con il nome di De Genna­ro, che è costato al figlio dell’ex sin­daco mafioso di Palermo l’arresto per calunnia

Ecco tutte le patacche di Ciancimino junior - I documenti di Ciancimino ju­nior? Patacche. Non solo il «pizzi­no »,falso,con il nome di De Genna­ro, che è costato al figlio dell’ex sin­daco mafioso di Palermo l’arresto per calunnia. Falsi i riferimenti a Berlusconi. Falsi gli accostamenti «mafiosi» al generale Mori. Falsi persino i pizzini di Provenzano. E quanto al papello di Riina, la grafia non è quella del capo dei capi di Co­sa nostra. Le perizie sulle carte con­segnate a rate da Massimuccio al pm «partigiano» Ingroia stronca­no l’attendibilità del superteste dell’inchiesta sulla«trattativa»Sta­to- mafia ai tempi delle stragi. Quel che emerge dallo studio del carta­ceo spacciato come autentico da Ciancimino jr è una truffa. Nem­meno troppo sofisticata. La parte più importante del carteggio (au­tentico) di don Vito è stata manipo­lata con tecniche da photoshop, sforbiciate, copia e incolla di frasi e firme trasportate da un documen­to all’altro. Gli atti più importanti sono tutti fotocopiati, per nascon­dere l’originale e il trucco. Come è accaduto al famoso «papello» con le richieste della mafia per blocca­re le stragi, che con un provviden­ziale quanto falso post- it è diventa­to l’atto d’accusa per il generale Mori e la base per l’offensiva al Cav.Oltre al«timido»rapporto del­la Polizia scientifica sulle panzane prodotte dal superteste, le oltre 500 pagine di consulenza dei cara­binieri del Ris, periti per conto del­la difesa guidata dall’avvocato Ba­silio Milio, danno i brividi. Altro che «icona dell’antimafia», come lo definì Ingroia. Massimuccio ha portato falsi su falsi. A decine. Ecco come sono stati manipolati i docu­menti che dovevano riscrivere la storia d’Italia. LA LETTERA A BERLUSCONI «L’onorevole Berlusconi metterà a disposizione una delle sue reti tele­visive. Se passerà molto tempo ed ancora non sarò indiziato del reato di ingiuria, sarò costretto a uscire dal mio riserbo (…) ». Ricordate? È uno dei documenti che più hanno destato scalpore, la prova (fasulla) della presunta origine mafiosa di Forza Italia. Ciancimino jr, sotto giuramento,riferisce che l’annota­zione del padre è datata sicura­mente 1994 (dunque in linea con le sue mirabolanti ricostruzioni tra mandanti esterni e trattative). Ma le perizie tecniche smentisco­no il rampollo di Ciancimino poi­ché la carta su cui è stata scritta la famosa frase su Berlusconi è stata fabbricata tra il 1996 e il 2000 (com­patibile con l’uscita dal carcere del padre nel 1999). E non solo. Falsa, o meglio spostata da un altro scrit­to originale di Ciancimino senior, è l’intestazione «per conoscenza al presidente del Consiglio dei mi­nistri On. Silvo Berlusconi».Lo ave­va intuito per primo il blogger Enri­co Tagliaferro, detto «Enrix», che nel suo sito fa le pulci a Massimo. Certifica oggi il perito della difesa (i pm non lo hanno fatto controlla­re dai propri consulenti): «Siffatto documento risulta ottenuto trami­te una maldestra manipolazione posta in essere mediante opportu­ni r­itagli ed una mirata giustapposi­zione della dicitura in intestazio­ne. Si tratta, pertanto, di un docu­mento certamente autografo di Ciancimino Vito Calogero ma non autentico poiché non contestuale ovvero in parte frutto di una traspo­sizione di un testo». A smentire Ciancimino jr ci pensa lui stesso, nel libro «Don Vito» a pagina 229, dove viene riportata la parte del do­cumento mancante, sacrificata per inserire la falsa intestazione a Berlusconi. Annotazione supple­mentare dell’esperto: «Appare op­portuno far menzione, per mera cronaca, che in questo “ range tem­porale” (tra il 1996 e il 2000) l’On. Silvio Berlusconi non rivestiva la carica di Presidente del Consi­glio ». SPONTANEAMENTE, LA BUFALA « Consegnato, SPONTANEA­MENTE, al colonnello gen carabi­nieri Mario Mori, sez Ros ». È scritto così nel celebre post-it allegato al­l’altrettanto celebre «papello»con­segnato a fatica da Ciancimino jr, post-it che dà valore a un docu­mento anonimo altrimenti privo di interesse. Se per i periti la grafia sull’appunto adesivo è di don Vito, tutt’altra storia è dove fosse collo­cata in origine la dicitura impressa del post it. Sì, perché, guarda caso, la scritta ha gli stessi caratteri, le stesse minuscole, gli stessi identici tratti in corsivo e stampatello di un altro documento che Ciancimino senior aveva predisposto come promemoria del suo libro Le Mafie con questa dicitura: « registrato al­la Siae nell’ottobre del ’92 e nello stesso mese SPONTANEAMENTE consegnato al colonnello dei carabi­nieri Mario Mori e al capitano De Donno, ambedue del Ros ». Il taroc­catore ha tagliuzzato e spostato le parole trasformando così la lista di appunti nel sigillo apposto sul «pa­pello ».Basta confrontare l’origina­le con la copia fasulla per restare basiti. PAPELLO IN CERCA D’AUTORE « Revisione Sentenza max proces­so, Annullamento decreto legge 41 bis, Revisione legge Rognoni-La Torre, Riforma legge pentii, Ricono­scimento benefici dissociati Brigate Rosse-per condannati di mafia, ar­resti domiciliari dopo 70 anni di età (...)» . Questo è il famoso «papello» consegnato da Ciancimino ai pm. «È di Riina», sostiene Massimuc­cio. I periti non solo non conferma­no la sua autenticità ma affermano che la grafia non è di Riina, e non è nemmeno dei 15 maggiori boss. Sul contenuto più di un sospetto, anche a causa del riferimento al­l’annullamento del 41 bis. Cianci­mino jr colloca a giugno ’ 92 il papel­lo. Ma il 41 bis allora non esisteva, (all’epoca si parlava di modifiche al decreto legge 306) è stato istitui­to a seguito della morte di Borselli­no, un mese dopo. SILVIO? SI COPIA E INCOLLA «Rapporti Dell’Utri, “Berlusconi Ciancimino L’Espresso del 2.1.1989”, Alamia Imm San Mari­no, Edilnord, Rasini Bank Zummo, Vaselli 5 mld, avvocato Catalano Milano Gelli, Calvi, Consulente per Edilnord, “Milano truffa e banca­rotta”(...) ». Il taroccamento, col co­pia- incolla, è lampante anche in questo appunto.I riferimenti«Ber­lusconi- Ciancimino» «L’espresso 2.1.89»e«Milano truffa e bancarot­ta » sono stati «rubati» da un altro documento, ritrovato, e pure pub­blicato nello stesso libro autografo di Massimo (pagina 61) come tito­lo­di un libro che i Ciancimino vole­vano scrivere. Il nome di Berlusco­ni, confermano i periti, non c’era nell’originale, e se è ricomparso ciò è dovuto a un lavoro di photo­shop su carta prodotta tra dopo il 2004, non in linea con gli anni ’90 della trattativa. LA SIMULAZIONE GALEOTTA « F Restivo A Ruffini 1970-1990, G Santovito, R Malpica, F/C Gross (cerchiato, con un freccia che indi­ca a destra, ndr) «De Gennaro», poi «V.Parisi. D.Sica, G.De Francesco, B.Contrada, L.Narracci, E.Finoc­chiaro (...) » . Il testo del documento che ha portato Ciancimino Jr in ga­lera per il riferimento a De Genna­ro tratta di funzionari dello Stato collusi con la mafia. Massimo lo at­tribuisce al padre. La polizia scien­tifica ha dimostrato che il nome del prefetto è stato estratto da un al­tro pezzo di carta di Ciancimino se­nior che conteneva la scritta De Gennaro (riferito a Giuseppe, pe­rò, un giudice) e riversato ad arte, previa solita fotocopia,nell’appun­to dato ai pm. Il supertestimone a verbale aveva dichiarato: «Quel no­me ( Gianni De Gennaro, ndr ) l’ho visto scrivere da papà». LA FALSA LETTERA A FAZIO « Illustrissimo presidente dott. Fa­zio, sono Vito Ciancimino, il noto, questa mia lettera, a futura memo­ria, vuole essere un promemoria da ben conservare se realmente lei dec­i­derà di scendere in politica come da Amici di regime mi è stato sussurra­to (…) ». È un falso, scrivono i periti, anche la fotocopia della lettera ver­g­ata con un sistema di videoscrittu­ra con firma a penna, fotocopiata anch’essa,che doveva essere invia­ta ( forse alla fine del ’93)dall’ex sin­daco di Palermo all’allora governa­tore della Banca d’Italia, Antonio Fazio. Si dava conto del fallimento dello scellerato tentativo del gene­rale Mori, osteggiato da Borsellino («sicuramente oppositore»), di bloccare il progetto stragista. «La firma di Vito Ciancimino non è con­testuale al testo» sentenzia la poli­zia scientifica. E i periti della difesa di Mori rincarano: «La firma è sì ma­noscritta da Vito Ciancimino ma è stata prelevata da un documento precedente e trasposta». Così co­me l’appunto a penna alla segreta­ria («da rifare Rosalba») apparter­rebbe a Massimuccio nostro. Quando Ciancimino testimonia al processo Mori confessa di aver ri­cevuto questa lettera da un “ perso­naggio misterioso”, un mister x senza nome. Poco dopo aggiunge che tutti i documenti provengono dall’archivio di suo padre. Quindi che la lettera di Fazio l’ha ritrovata nella sua cantina di Bologna, e che mister X gliene aveva data una uguale, senza firma del papà. Co­me si concilia, allora, l’amorevole dichiarazione della mamma che giurò d’averla trovata lei, a casa sua, in una carpetta? IL PROFESSOR PROVENZANO Anche i pizzini di Bernardo Pro­venzano, ovviamente prodotti da Ciancimino, sono un falso secon­do i periti Di Dio e Marras. Binnu comprime il testo senza lasciare spazio tra una riga e l’altra,va a ca­po in modo elementare spezzan­do le sillabe col segno “ uguale”e fa in media una decina d’errori a piz­zino: scrive «anno» invece che «hanno», «nonè» al posto di «non è», «mà» con l’accento, «a scanzo» di equivoci, «sendire» per «senti­re » e via discorrendo. Binnu by Massimuccio invece divide le silla­be correttamente e fa rari errori. E poi quei pizzini non sono stati scrit­ti con la macchina da scrivere di Provenzano, sequestrata il giorno della sua cattura a Corleone. In­somma, tutto falso. Manipolato. Compresa la firma di don Vito sul­la copertina del libro del figlio.