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 2011  novembre 03 Giovedì calendario

Quant’è difficile esportare senza offendere l’imam - Il miliardo di musulmani spar­si nel mondo rappresentano un mercato che fa gola: vale 500 mi­liardi di uero l’anno nel mondo, 54 miliardi nella sola Europa e 5 miliardi in Italia

Quant’è difficile esportare senza offendere l’imam - Il miliardo di musulmani spar­si nel mondo rappresentano un mercato che fa gola: vale 500 mi­liardi di uero l’anno nel mondo, 54 miliardi nella sola Europa e 5 miliardi in Italia. Ma chi vuole ven­dere loro alimentari, cosmetici o farmaci deve fare i conti con i pre­cetti del Corano e con la necessità di ottenere per quei prodotti una indispensabile certificazione «ha­lal », ovvero di liceità al consumo dal punto di vista della religione islamica. Un articolo di Carlo Panella sul nuovo numero di Espansione , do­mani in edicola con il Giornale , il­lustra l’interessante iniziativa di «Halal Italia», struttura nata pro­prio per verificare la conformità di quei prodotti che richiedono una certificazione ufficiale prima di poter essere consumati dai mu­sulmani osservanti. Certificazio­ne che, soprattutto per quanto ri­guarda gli alimentari e in partico­lare i metodi della macellazione, segue criteri quasi identici a quel­la che definisce «kosher»i cibi am­messi dalla legge ebraica. «Halal Italia», su richiesta dei produttori, invia un proprio documento - sti­lato in accordo con la Comunità Religiosa Islamica Italiana (Co.re. is.) - che definisce le linee guida per la certificazione, poi invia de­gli is­pettori che verificano il rispet­to di queste indicazioni nel proces­so di produzione. E questo, assicu­rano i responsabili, senza che sia necessario creare linee produtti­ve separate o che venga assunto personale musulmano.