Egle Santolini, La Stampa 3/11/2011, 3 novembre 2011
Secondo la legge dell’eterno ritorno, non mancava che lei. Va bene «Mad Men», le gonne a ruota e gli occhiali a gatto con la montatura di bachelite, va bene i reggiseni corazzati e le sigarette non censurate, ma la Monroe dove volevamo metterla? Eccola qui: in un film già molto lodato, «La mia settimana con Marilyn», appena presentato alla Festa del cinema di Roma, e nelle copertine-omaggio dei principali mensili di moda
Secondo la legge dell’eterno ritorno, non mancava che lei. Va bene «Mad Men», le gonne a ruota e gli occhiali a gatto con la montatura di bachelite, va bene i reggiseni corazzati e le sigarette non censurate, ma la Monroe dove volevamo metterla? Eccola qui: in un film già molto lodato, «La mia settimana con Marilyn», appena presentato alla Festa del cinema di Roma, e nelle copertine-omaggio dei principali mensili di moda. Dove viene replicata dalle divine del 2011, tra cui Kate Winslet, Rihanna e Scarlett Johansson; oltre a Michelle Williams, beninteso, che del film è protagonista e ha già cominciato a sperare nell’Oscar che alla Marilyn vera sempre sfuggì. Prima ancora, il fantasma biondo traspare nei suggerimenti delle sfilate e nella moda che passa per strada: quante onde color platino, codine disegnate con l’eyeliner, rossetti scarlatti, pullover di angora, cinture strette stiamo già vedendo, e quanti ne vedremo? Natalie Kingham, buyer inglese per una catena di boutique, interpellata dal Financial Times ha segnalato che la monroemania passa per «i paletot avvolgenti di Stella McCartney, le gonne a matita di Balenciaga, i golf neri di Bottega Veneta e le scarpe Opium di Yves Saint Laurent». Va sottolineato come il revival riguardi soprattutto il periodo newyorkese dell’attrice, in cui fu dominata dall’influenza dell’Actor’s Studio e della famiglia Strasberg: insomma non solo vestiti da sera tempestati di paillettes, ai quali s’ispirò Madonna verso il 1990, ma anche colli dolcevita e abiti al polpaccio, in quella sinfonia di neri e di cammelli che ne mettevano in risalto la carnagione e i capelli chiarissimi. In quegli anni, la bellezza della Monroe maturava e si trasformava nei piccoli teatri off Broadway, lei leggeva Dostoevskij e consultava gli psicoanalisti, il suo sguardo era sempre più malinconico ma il suo stile sempre più preciso. Una Marilyn un po’ alla Garbo, anche, sfuggente e in incognito, come quella descritta da Andrew O’Hagan in «Vita e opinioni del cane Maf e della sua amica Marilyn Monroe», pubblicato in Italia da Fazi: «Lei volle scendere all’angolo tra la Quarantaquattresima e la Broadway… Dentro la farmacia attirava sguardi inimmaginabili: pensava che gli occhiali da sole la nascondessero, invece la mettevano in risalto e facevano di lei uno spettacolo». In un servizio fotografico di «Vogue America», Michelle Williams la riproduce appoggiandosi sulle spalle un cappotto beige di Max Mara, oppure con una gonna stretta color avana di Ralph Lauren e un’essenziale camicia bianca di Michael Kors. Perché la moda va misteriosamente proprio in quella direzione: forme morbide, silhouette a clessidra, esaltazione della femminilità, rifiuto degli atroci modelli anoressici ma anche del look spogliato da velina. Elizabeth Saltzman, stylist di Vanity Fair Usa, ricorda come Marilyn sia riuscita a diventare un sex symbol stellare nei bacchettoni Anni Cinquanta: dunque «aggirando la censura, con abiti ti vedo e non ti vedo. Un buon insegnamento per le ragazze che oggi non vogliono più scioccare ma essere eleganti». Il modello è forse irraggiungibile: Marilyn riuscì a non essere volgare neppure nuda sulla copertina di Playboy, neppure inguainata in un abito-seconda pelle alla festa di compleanno di John Kennedy. Ma basta un particolare ben scelto per ricreare l’atmosfera: se certe signore di quarant’anni e di sessanta chili riescono a citare Audrey Hepburn con un paio di ballerine o di orecchini, persino una ragazza con la prima di reggiseno potrà sentirsi un po’ Marilyn tingendosi i capelli di biondo vaniglia. Soprattutto se si ricorderà che anche lei ebbe un modello: nacque castana e poi si ispirò al color platino di Jean Harlow.