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 2011  novembre 03 Giovedì calendario

Scherza coi santi ma lascia stare l’islam - Parigi. “Charb” proprio non se l’aspettava. Di battaglie ne ha fatte, di cose ne ha viste e di rischi ne ha corsi parecchi tra querele e tribunali

Scherza coi santi ma lascia stare l’islam - Parigi. “Charb” proprio non se l’aspettava. Di battaglie ne ha fatte, di cose ne ha viste e di rischi ne ha corsi parecchi tra querele e tribunali. Ma la distruzione della redazione, quella non l’immaginava. «Tutto quello che ci serve per fare il giornale è bruciato». Sconsolato, ma non abbattuto, ieri davanti alla sede incendiata di Charlie Hebdo, il direttore Stéphane Charbonnier parlava con tutti, giornalisti, vicini, semplici passanti. Per tutti una parola o una battuta, nello stile satirico della testata. In tanti si sono precipitati in questo quartiere popolare a est di Parigi quando nella mattinata si è diffusa la notizia che la redazione del settimanale satirico era andata in fumo nella notte per un «incendio doloso». Dietro la definizione cauta degli inquirenti si nasconde la possibilità non ancora accertata, ma ben altrimenti preoccupante, di un attentato di matrice islamica contro il giornale che nel 2006 aveva pubblicato le celeberrime caricature danesi di Maometto e che proprio ieri usciva in edicola con un atteso numero diretto «eccezionalmente» dal Profeta in persona. Anche se per ora la polizia non esclude nessuna pista, pe Charb, non ci sono dubbi. Il direttore racconta che in questi ultimi giorni il giornale è stato attaccato e minacciato più volte via mail. «Anche se non mi aspettavo che si arrivasse a questo» dice, indicando il cumulo di macerie sul marciapiede di fronte alla redazione e facendo riferimento agli hackeraggi di cui il sito del giornale è stato vittima ieri. Due giorni prima dell’arrivo in edicola, un comunicato stampa anticipava come d’abitudine i temi forti del numero in uscita, che per «celebrare degnamente la vittoria del partito islamista Ennahda in Tunisia e la promessa del presidente del Cnt di fare della sharia la fonte della legislazione in Libia», aveva invitato a dirigere il settimanale Maometto. Anche la prima pagina era stata diffusa, con la testata ribattezzata Charia Hebdo: mostrava una caricatura a del Profeta che annunciava «100 frustate se non siete morti dal ridere!». L’annuncio aveva diffuso una certa tensione e un’ondata di proteste nel web. La pagina Facebook di Charlie Hebdo era stata tempestata di messaggi e inviti a ritirare il numero in preparazione. Su twitter la copertina è stata definita un insulto, mentre in redazione sono arrivate lettere con minacce del tenore «vi uccideremo tutti», o «l’islam vincerà». Ieri mattina infine, cliccando sul sito del settimanale, si era rimandati a una pagina con la Mecca. Secondo le ricostruzioni della polizia, intorno alle due di ieri notte un vetro della redazione al piano terra è stato rotto e una molotov è stata gettata all’interno. Due piani sono stati completamenti distrutti, compresi computer, scrivanie e tutto ciò che serve alla vita del giornale. Ieri mattina la settimanale riunione di redazione si è tenuta sul marciapiedi, ma da domani i giornalisti e vignettisti di Charlie Hebdo saranno provvisoriamente ospitati nei locali di Libération. Solidarietà al giornale è stata espressa da tutto lo spettro politico e dalla società civile, dal candidato socialista alle presidenziali, François Hollande, al ministro degli Interni Claude Guéant che ha parlato di atto «terroristico». Una condanna netta dell’attentato è arrivata anche da Mohammed Moussaoui, il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, che con il settimanale ha un rapporto controverso da tempo. Non è la prima volta che a Charlie Hedbo disegnano il Profeta e nel 2006 il Cfcm aveva trascinato il giornale in tribunale per aver pubblicato le caricature danesi di Maometto che avevano infiammato il mondo arabo. Il giudice aveva prosciolto il giornale, ma quello di allora, come quello di ieri, sono avvenimenti che si inseriscono in un contesto delicato in Francia, soprattutto dopo l’interdizione la scorsa primavera del niqab e del burqa nei luoghi pubblici. Tra islamofobia e islamismo, il dibattito spesso politicamente interessato su laicità e islam rischia di contribuire alle derive populiste e xenofobe del Fronte nazionale. Recentemente Marine Le Pen aveva paragonato all’occupazione nazista la preghiera del venerdì che in un quartiere di Parigi e in un altro di Marsiglia si teneva per strada a causa dell’assenza di moschee. Il ministero degli Interni ha provveduto a mettere a disposizione due locali provvisori, ma i frontisti hanno denunciato il ricatto dell’islam allo Stato laico e si sono eretti a difensori della laicità. Nei prossimi mesi il tema sarà al centro della campagna elettorale per le presidenziali, Marine Le Pen ne farà un cavallo di battaglia e senz’altro Sarkozy, come nel 2007, cercherà di inseguire la sua sfidante a destra su questo terreno scivoloso per cercare di sottrarle l’elettorato islamofobo.