Gianluca Di Donfrancesco, Il Sole 24 Ore 3/11/2011, 3 novembre 2011
RISALE LA DISOCCUPAZIONE TEDESCA
Si è interrotto il costante declino dei senza lavoro in Germania. A ottobre, l’Ufficio per il lavoro ha registrato 2,94 milioni di disoccupati, 10mila in più rispetto al mese precedente. È il primo aumento dal 2010 e rovescia le previsioni degli economisti, che si aspettavano un’altra riduzione. Il tasso di disoccupazione sale così al 7%, dal 6,9% di settembre.
L’inversione di tendenza nel mercato del lavoro tedesco completa un quadro di dati negativi per l’Eurozona, con una contrazione generalizzata degli indici Pmi. A partire proprio da quello tedesco, dove l’industria ha frenato per la prima volta da settembre del 2009. L’indice è scivolato da 50,3 a 49,1, ai minimi da luglio del 2009. Il calo è stato determinato soprattutto dalla flessione degli ordini (ormai in contrazione da quattro mesi), in particolare di quelli dall’estero. Le aziende stanno svuotando i magazzini e questo fa presagire un’ulteriore frenata dell’economia nei prossimi mesi. Proprio il rallentamento delle esportazioni aveva spinto qualche settimana fa il Governo tedesco a dimezzare le stime di crescita del Pil per il 2012, portandole all’1 per cento.
Insomma, anche per la Germania sembra ormai finita la spinta propulsiva, come dimostra la recente serie di dati economici negativi, allungata dal peggioramento a ottobre della fiducia delle imprese, misurata dall’Ifo. E diversi gruppi tedeschi, compresi Daimler e Volkswagen, prevedono una calo della domanda nei prossimi mesi. Il gigante del retail Metro ha appena annunciato che si prepara a licenziare 3mila dipendenti in tutta Europa. Il direttore dell’ufficio del Lavoro, Frank-Juergen Weise minimizza, afferma che il calo di ottobre è un episodio per un Paese che è riuscito a creare occupazione anche negli anni della recessione. Ma le imprese stanno cominciando a muoversi con maggior cautela, rivedendo strategie e previsioni alla luce della crisi economica che non si risolve.
Un quadro che complica la vita al cancelliere tedesco Angela Merkel, già alle prese con la perdita di consensi a causa delle impopolari misure adottate a sostegno della Grecia e dei Paesi mediterranei dell’Unione monetaria. Un sondaggio di Forsa per il magazine Stern, pubblicato ieri, mostra che metà dei tedeschi non la voterebbe alle elezioni del 2013, ritenendo che stia gestendo male la crisi.
La contrazione dell’industria investe tutta l’Eurozona. Il Pmi dell’area ha subito a ottobre la terza contrazione consecutiva. L’indicatore è sceso a 47,1 da 48,5 a settembre e dalla stima preliminare di 47,3 pubblicata il 24 ottobre dall’istituto londinese Markit. Una lettura sotto quota 50 indica che l’attività economica si sta contraendo e la flessione continua da tre mesi a questa parte segnala che il rischio recessione si sta rafforzando. Il 31 ottobre, l’Ocse ha abbassato le stime di crescita per l’Eurozona all’1,6% per quest’anno e allo 0,3% nel 2012, dal 2% precedentemente stimato per entrambi gli anni.
Brusco il calo dell’attività industriale in Italia, con l’indice a quota 43,3 da 48,3 del mese precedente. Terza flessione consecutiva per la Francia e addirittura sesta per la Spagna. Accelera la caduta dell’economia greca, ormai in recessione da quattro anni: a ottobre l’indice Pmi è sceso a 40,5 da 43,2. Le imprese pagano il prezzo delle misure di austerity varate dal Governo per risanare i conti.
La frenata dell’economia è globale: anche l’attività manifatturiera cinese rallenta, con l’indice ai minimi da febbraio 2009, imitato da quello statunitense.
La gelata risparmia però alcuni Paesi, come la Polonia, dove l’attività industriale è invece in espansione, testimoniando le doti di resistenza del Paese alla frenata dell’economia globale e alla crisi del debito dell’Eurozona. L’indice Pmi è salito a quota 51,7 da 50,2, sostenuto dall’aumento della domanda interna, che ha assorbito il calo degli ordini all’export.