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 2011  novembre 03 Giovedì calendario

FININVEST, VIA AL RICORSO IN CASSAZIONE

Inizia il terzo, e ultimo, atto nella battaglia del Lodo Mondadori tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti. Fininvest ieri ha depositato ufficialmente il ricorso in Cassazione contro il maxi-risarcimento da 564 milioni a favore della storica rivale Cir.

La mossa segna l’inizio del round finale che porterà alla decisione definitiva, a due anni esatti dalla sentenza-shock che ha rimesso tutto in discussione sulla ventennale «Guerra di Segrate», lo scontro per il controllo della casa editrice Mondadori. Era l’ottobre 2009 quando il Tribunale Civile di Milano condannò il gruppo Berlusconi a risarcire De Benedetti con una cifra mostre da 750 milioni. Ora, dopo un processo di appello che ha confermato la condanna ma ha ridotto l’importo dell’indennizzo, la querelle approda in Cassazione: ci vorranno dai dodici ai 18 mesi per la sentenza definitiva e poi dopo anni di battaglie legali trascorsi in Tribunale, calerà il sipario.

In quindici punti, snocciolati in 226 pagine di ricorso, la holding presieduta da Marina Berlusconi ha spiegato i motivi per cui la Cassazione dovrebbe annullare la sentenza di Appello. Per la famiglia Berlusconi è l’ultima possibilità di ottenere ragione e ribaltare la sentenza. Fininvest si gioca tutte le sue carte: la stessa Marina aveva preparato il terreno un mese fa con un esposto al Ministro della Giustizia denunciando i torti subiti. La lettera sostiene che sarebbe stato creato un precedente giuridico «ad hoc» per condannare la Fininvest, ossia la mancata revocazione da parte della Cir della sentenza del 1991, senza la quale la Corte di Appello non avrebbe potuto esprimersi sulla vicenda. La difesa di Fininvest s’incardina essenzialmente su tre punti: la legittimità del pronunciamento da parte della Corte d’Appello sulla questione, ossia l’argomento già anticipato dalla lettera-esposto al Ministero. Poi il ruolo del collegio dei giudici nella sentenza corrotta del giudice Vittorio Metta nel 1991 (da cui Cir prese spunto per fare causa): fu uno solo dei tre giudici della corte a essere corrotto e quindi, secondo Fininvest, la corruzione non sarebbe stata determinante. Infine, il carattere "tombale" della transazione del 1991. Le origini della vicenda giudiziaria risalgono al 2007 quando il filone penale della causa si chiude: in terzo grado viene confermata la condanna a Cesare Previti, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico per aver corrotto il giudice Metta. A quel punto parte il versante civile della causa con la quantificazione del risarcimento, arrivata appunto nel 2009. Fininvest era subito partita al contrattacco e l’«accordo di Natale» aveva sancito una tregua temporanea. La holding dei Berlusconi aveva offerto una fideiussione a garanzia del pagamento, in cambio la Corte di Appello si era impegnata a un processo di appello breve. Degli oltre 560 milioni che Cir ha già incassato, nemmeno un euro è stato messo in bilancio: la somma rimane congelata in attesa dell’ultimo grado di giudizio. Per Fininvest, che lo ha ricordato anche nel ricorso di ieri, il risarcimento è un «esproprio scandaloso». Secca la replica di Cir: la condanna di Fininvest «non è un "esproprio" bensì la giusta riparazione di un danno ventennale causato da corruzione».