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 2011  novembre 03 Giovedì calendario

TROPPI EURO-SBRUFFONI, MEGLIO PASSARE AL DOLLARO


Perché dobbiamo svenarci per dare retta ad Angela Merkel o Nicolas Sarkozy? Perché dobbiamo sopportare di essere presi in giro da chi è incapace a governare casa sua? Perché non sfiduciamo tutti questi capetti europei e ci togliamo dall’euro?
Gli italiani non hanno mai amato tanto la divisa unica: latita sempre la nostalgia della lira. Tutto è raddoppiato, ricordate? Però non possiamo più tornare alla vecchia moneta. E poi, se uscissimo dall’euro-gruppo, dove andiamo con un debito pubblico astronomico? Adesso i tassi d’interesse sono bassi: all’1,5%. E per questo paghiamo meno interessi. Prima, con la lira, le casse dello Stato tiravano fuori 70 mila miliardi di vecchie lire all’anno. Ora ne spendiamo meno, ma con l’impennata dei Btp la musica potrebbe cambiare. Già, dove andiamo con quel debito che vale 120 volte il nostro misero Pil? Beh, potremmo adottare come moneta il dollaro. E tornare a far parte della grande famiglia americana, come ai tempi della Guerra Fredda.
Cosa cambia? Primo effetto: la nuova lira si svaluta del 37%, visto che per un euro servono 1,3744 dollari. Secondo effetto: i tassi d’interesse si adeguano a quelli americani. Con alcuni ritocchi. Positivi. Diciamo che dall’1,5% arrivano allo 0-0,25%. Tradotto in termini reali cosa significa?
Per quanto riguarda la svalutazione diciamo che per l’Italia sarebbe la manna dal cielo. Come minimo le esportazioni aumenterebbero del 37%, appunto, dopo già il +28% registrato dal Belpaese (record mondiale) nel secondo trimestre di quest’anno. Ripartirebbe la locomotiva del Nord, ci sarebbe un boom del Made in Italy soprattutto negli Usa. Da sempre ci amano, figuriamoci con il dollaro. Evvai con il prosecco, i vestiti, le scarpe. Faremmo concorrenza anche all’Est Europa, grazie alla nostra moneta “debole”. Verrebbe punito chi delocalizza: adesso con l’euro forte gli imprenditori che comprano la merce in Cina, ci guadagnano, oltre che sulla manodopera, anche sul cambio favorevole, visto che lo yuan è legato al dollaro.
Il biglietto verde sarebbe inoltre un toccasana per il turismo. Quale cittadino europeo non sogna di fare una vacanza in Italia? Se poi costa il 37% in meno, nessuno ci rinuncerebbe. Saremmo invasi anche da americani e cinesi. Il fatturato del turismo toccherebbe vette record.
No euro, no Patto di Stabilità. Chi vieterà poi a Berlusconi di praticare aiuti di Stato? C’è da salvare un’impresa? Pronti i soldi. E poi la salviamo come diciamo noi, senza Commissari che ci vietano tutto. Anche l’agricoltura uscirebbe dalla crisi. Niente tagli ai contributi su tabacco e zucchero. Li teniamo, anzi li aumentiamo. Grazie ai dazi. Potremo infatti alzare le barriere doganali verso i prodotti che ci fanno concorrenza sleale, come fa da sempre l’America.
Anche sul fronte mutui ci sarebbero buone notizie. Con la nuova moneta gli interessi scenderebbero sotto l’un per cento. Chi deve restituire i soldi prestati dalla banca dovrà fare meno salti mortali per arrivare a fine mese. E poi con l’economia in ripresa, grazie alla divisa statunitense, aumenterebbero gli stipendi e, di conseguenza, il potere d’acquisto.
Purtroppo c’è il fattore “p”. P come petrolio. Col paracadute euro la benzina costa “meno”. Il dollaro farebbe volare il prezzo del 37%. C’è da dire comunque che, senza più vincoli da Bruxelles, potremmo tagliare le accise.
Certo, tutta questa operazione non si può fare dalla sera alla mattina: 1) bisognerebbe capire se gli Usa ci vogliono. Con Obama il debito a stelle e strisce si avvicina ai 14 mila miliardi di dollari, dunque sobbarcarsi anche quello italiano non sarebbe una passeggiata. Va però detto che le aziende americane hanno 2 mila miliardi di dollari in cassa, nell’attesa che la tempesta passi. È questione di sfiducia, perché la Ue – hanno detto ieri dalla Casa Bianca – non fa «fronte comune». Dunque, se si rompesse il circolo vizioso passerebbe l’uragano e il maxi debito farebbe meno paura. 2) L’Italia è un bel bocconcino: con la deriva fondamentalista nel Nordafrica e l’assenza di governo europeo gli Usa potrebbero tornare ad avere una super base nel Mediterraneo.
E allora, go Italy.

Giuliano Zulin