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 2011  novembre 03 Giovedì calendario

SALAFITI D’EGITTO

Doveri della candidata salafita egiziana: essere velata, dare il buon esempio nel lavoro, avere esperienza nel servire gli altri. In più, a sentire un leader salafita, Mahmoud Amer, citato dal giornale indipendente egiziano Al Masry Al Youm, non deve parlare con gli uomini a meno che non sia assolutamente necessario. Ma non c’è un solo movimento salafita, ci sono diversi sheikh che, nel predicare il ritorno all’Islam degli antenati, hanno diverse opinioni e seguaci. E anche sul velo c’è chi considera obbligatorio il niqab, che copre il volto, e chi invece “si accontenta” dell’hijab sul capo.
Il recente successo del partito islamico moderato Ennahda in Tunisia è letto come un segnale incoraggiante dalla galassia di gruppi islamici egiziani, in vista delle elezioni parlamentari del 28 novembre. Per i 498 seggi dell’Assemblea del Popolo (la Camera bassa) si sono registrati 7.000 candidati. Alcuni analisti prevedono che gli islamici in totale possano prendere il 30-40% dei voti. Il 29 luglio hanno mostrato la loro forza: centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza al grido “il Corano è la nostra Costituzione”, preoccupando i laici. L’aspettativa è che la Fratellanza Musulmana, il gruppo più organizzato, attivo politicamente dagli anni Ottanta, anche se solo dopo la rivoluzione ha potuto formare un partito (Libertà e Giustizia), conquisti più seggi di tutti. Ma non è l’unico partito islamico. I salafiti, da tempo presenti con organizzazioni, moschee e almeno 10 canali satellitari, sono nuovi come entità politica in Egitto: nei mesi scorsi hanno creato quattro partiti. Presentati spesso dai media come più “radicali” della Fratellanza, dicono di avere lo stesso obiettivo, la sharia.
Diversi partiti islamici hanno annunciato che presenteranno candidate donne alle elezioni. “Al Nour”, che significa “la luce”, il più importante, fondato dall’organizzazione Da’wa Salafiya di Alessandria d’Egitto, promette almeno 58 donne. Su Facebook, nei giorni scorsi, circolava la foto di un gruppo di donne in nero, con il volto anch’esso coperto e la didascalia “le candidate di Al Nour”, ma il partito ha denunciato che è falsa: «Non indossano tutte il niqab». Al Nour ha detto anche che sarebbe stato onorato di avere candidati copti. «Gli islamici sono paradossalmente più ansiosi dei partiti liberali di includere le donne nelle loro liste elettorali, probabilmente perché vengono continuamente interrogati sul tema dei diritti femminili», nota Heba Fahmy, giornalista del quotidiano Daily News Egypt. «Anche i Fratelli musulmani hanno previsto 76 candidate (e due copti). E mentre i partiti laici le hanno messe alla fine della lista, la Fratellanza le ha incluse a metà, con più chance d’essere elette» (due terzi dei seggi vengono decisi infatti con il sistema proporzionale; il resto con il maggioritario). Lo sheikh Yasser Burhamy, figura importante della Da’wa Salafiya, ha spiegato che contrariamente a una fatwa precedente, la partecipazione delle donne è ora consentita «in modo da non lasciare che il Parlamento promulghi una Costituzione laica contraria all’Islam». Questioni di priorità: un compito cruciale del Parlamento sarà di nominare l’assemblea costituente, e i salafiti vogliono che la nuova Costituzione preveda il rispetto della sharia, la legge islamica.
Ma cosa cambierà in pratica? L’articolo 2 della Costituzione attuale dice che i principi della sharia sono la fonte principale delle leggi. «La donna egiziana ha molti diritti: il diritto al lavoro, all’istruzione… E ritengo che nella nuova Costituzione questi diritti resteranno», spiega Imad Abdul Ghafur, presidente di Al Nour e medico di professione, seduto nell’ufficio del partito, al nono piano di un palazzone nel quartiere borghese di Maadi. All’ingresso dell’edificio campeggia uno striscione con il logo del partito, che ricorda un po’ quello di Obama nel 2008: un orizzonte luminoso alla fine di una strada dai colori della bandiera nazionale. Abdul Ghafur ha una lunga barba grigia con striature d’hennè, indossa un completo grigio, il suo iPhone silenziato si illumina di continuo. «Come islamisti vogliamo una società che non sia in conflitto con l’Islam», aggiunge, assicurando al contempo di puntare a «una società moderna in cui siano rispettati i diritti delle persone». In realtà il “problema” delle donne, sostiene la giornalista Fahmy, non è legato agli islamici. «A parte il fatto che sono state cancellate le quote rosa (64 seggi) e che basta inserire una sola donna in lista (in qualunque posizione), il fatto è che nella nostra società troverai anche elettrici che non voterebbero mai una donna e che si fidano di più degli uomini. È un problema culturale, ci vuole tempo per cambiare».
Ma ci sono anche altri sospetti nei confronti dei salafiti. La giornalista Noha El Hennawy di Al Masry Al Youm ha scritto che una cosa è concepire come fonte del diritto i “principi” dell’Islam intesi come valori di libertà, giustizia e uguaglianza, un’altra sarebbe applicare in modo rigido i “comandamenti islamici”, inclusa la pena capitale, cosa che a suo vedere alcuni partiti salafiti vorrebbero fare. Teme anche l’impatto sull’economia, dal sistema bancario al turismo (alcol, casinò, bikini in spiaggia). Abdul Ghafur, lamenta: «Circolano tante bugie su di noi nel tentativo di spaventare la gente e di allontanarla dall’Islam. Agli occhi degli occidentali ci sono solo tre tipi di Islam: i talebani, l’Arabia saudita e l’Iran. Ma in Egitto abbiamo una conoscenza più profonda della religione». Afferma di non credere che l’apostasia vada punita, ma conviene che altri salafiti non la penserebbero come lui. Quanto a pene come l’amputazione della mano ai ladri, la considera un’opzione, che spetta agli esperti di volta in volta valutare, applicabile solo in condizioni di effettiva uguaglianza sociale. Assicura che rispetto alla corruzione dell’era Mubarak, gli islamici gestiranno meglio l’economia. Alcol e spiagge private? Solo in zone riservate ai turisti. Al Nour crede che la maggioranza della popolazione la pensi come i salafiti. «Gli stranieri hanno uno stile di vita diverso. Religiosi o no, gli egiziani hanno altre tradizioni». Abdul Ghafur non stringe la mano alla giornalista. «Ma se ti sembra strano, chiediti “Chi può stringere la mano della regina d’Inghilterra?”», spiega un giovane salafita, membro del partito . «Queste sono le nostre tradizioni, non c’entra l’Islam».