Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 03 Giovedì calendario

Sesso, droga e alcol Sulle presidenziali Usa è già tempo di veleni - E pensare che i primi di­battiti erano stati soporiferi, tutti strette di mano e sorrisi

Sesso, droga e alcol Sulle presidenziali Usa è già tempo di veleni - E pensare che i primi di­battiti erano stati soporiferi, tutti strette di mano e sorrisi. Acqua passata: ora i candidati repubbli­cani per la corsa alla Casa Bianca sono saliti sul ring. E i colpi preferi­ti sono quelli sotto la cintura. Al momento nel mirino c’è so­prattutto Herman Cain. Il candi­dato- miliardario di colore, genti­le e sorridente ma sempre pronto a piazzare una battuta al vetriolo, è in testa inaspettatamente ai son­daggi delle primary repubblica­ne, sia in Iowa dove si vota il prossi­mo 3 gennaio che nel New Hamp­shire (a casa di Mitt Romney, ex front-runner e grande favorito al­la nomination repubblicana) e ad­dirittura in Texas, lo Stato del po­polare governatore Rick Perry, il cui gradimento è in caduta libera. Contro Cain si sta rovesciando in queste ore una valanga di fango e il re della pizza,sua la catena«Go­dfather », ieri in un albergo di Alexandria, in Virginia, ha perso il suo aplomb, mettendosi a strilla­re ( «Non mi scocciate con le solite domande...») e a spingere con la sua scorta il nugolo di giornalisti che da tre giorni gli dà la caccia do­vunque. Le domande in questio­ne girano tutte intorno allo stesso argomento una serata nella sede della National Restaurant Asso­ciation, la lobby della ristorazione che Cain guidò tra il 1996 e il ’99. Due impiegate della Nra, accusa­no il candidato repubblicano di molestie sessuali avvenute nel corso di quella searata. Il sorriden­te Cain si è quasi suicidato per due giorni, in due interviste rilasciate alla Cnn e alla Foxnews, dichiaran­do prima che sono accuse false e fabbricate. Poi ha rettificato il tiro, peggiorando la situazione, dicen­do che erano due storie che gli ri­sultavano «vagamente familiari». A fabbricare lo scoop è stato nientemeno che il filorepubblica­no Politico.com, i cui giornalisti hanno scavato per due settimane prima di mettere all’angolo il mi­liardario Cain, Secondo le accuse, la lobby che lui guidava pagò profumatamen­te le due donne (35 mila dollari a testa) affinché ritirassero le de­nunce:. Peggio, la National Re­staurant Association fece firmare alle due donne un accordo di riser­­vatezza, che impone loro di non parlare con i giornalisti né rivela­re i dettagli delle accuse. «Ma una delle due donne ha una gran vo­glia di raccontare la sua versione e ha chiesto alla lobby della ristora­zione di annullare l’accordo», ha spiegato ieri il suo avvocato Joel Bennett. In pratica, se Cain rischia di fare la fine dell’ex governatore Gary Hart, incastrato dal National En­quirer per le sue scappatelle con la modella Donna Rice, Mitt Rom­ney rischia di stravincere le pri­mary repubblicane senza rivali. Due settimane fa Perry ha cercato di infangare Romney, ricordando­gli di ave­r dato lavoro a degli immi­grati illegali nella sua villa nel New Hampshire. Accusa rivelatasi ine­satta in quanto Romney era al­l’oscuro di tutto, perché aveva affi­dato i lavori di manutenzione a un’ impresa esterna. E subito la stam­pa scandalistica ha pubblicato dei «rumors» su Perry, che in gio­ventù era solito guidare in preda ai fumi dell’alcool. Si avvicinano le primary e volano i panni spor­chi. I veleni hanno già fermato Sa­rah Palin, l’ex governatrice del­l’Alaska, accusata di ripetute infe­d­eltà da una biografia non autoriz­zata. Alla fine ha dovuto ritirarsi dallaa nomination. Mentre al mo­mento nessun cronista e giornale scandalistico si degna di ricorda­re e scrivere che l’ex speaker del Congresso, Newt Gringrich, di­stanziatissimo al quarto posto nei sondaggi con un misero 6%, men­tre nel 1998 cercava l’impeach­ment dell’allora presidente Clin­ton, tradiva la seconda moglie con quella che ora è diventata la sua terza consorte. E tradiva la pri­ma con la seconda moglie. Se do­vesse salire nei sondaggi, come è accaduto a Cain, Gingrich sa be­nissimo cosa l’aspetta.