Mattia Feltri, La Stampa 3/11/2011, 3 novembre 2011
Quei quattro sciocchi, persuasi che Silvio Berlusconi si fosse portato il lavoro a casa, hanno ricevuto smentita ufficiale, e di prima mattina: «
Quei quattro sciocchi, persuasi che Silvio Berlusconi si fosse portato il lavoro a casa, hanno ricevuto smentita ufficiale, e di prima mattina: «... destituita di ogni fondamento anche la voce di colloqui riservati tra il presidente del Consiglio, il cancelliere Merkel e il presidente Sarkozy...». Nessuna telefonata, ha sentenziato Palazzo Chigi. Domenica e lunedì il premier era rimasto a ritemprarsi ad Arcore e le misure eccezionali - stando ai resoconti del settimanale «Oggi» ripresi da «Dagospia» - non riguardavano le tortuosità economiche ma curve più prosaiche: «Dicono che il premier fosse a festeggiare Halloween con la presunta fidanzata Katarina Knezevic» travestita da Cat Woman. Lunedì, in particolare, mentre qui e là anche le Borse ballavano, nel villone presidenziale «c’è stata una festa in maschera per la notte delle streghe», ricorrenza nella quale si sono celebrati anche i quattro anni del nipotino Alessandro, figlio di Barbara (attuale fidanzata del bomber Pato). Poi, magari, anche la mascherata troverà rettifica, ma di certo Berlusconi è tornato a Roma martedì, di fretta e furia, quando i programmi lo volevano al focolare e davanti alla tv per il Milan in Champions League. Se gli affari vanno male - dicevano i saggi valligiani - lo stomaco non ne deve soffrire. Che poi è la variante rurale dello stracitato Ennio Flaiano sulla situazione grave ma non seria. Dunque, saltato il ponte sullo Stretto, era un peccato liquidare anche quello di Ognissanti. E sebbene per qualcuno ormai sia sempre vacanza. «In una situazione così drammatica, Giulio Tremonti deve intervenire subito e negli ultimi tre giorni è in giro per convegni. È anche brillante, ma non si rende conto dell’urgenza e ha rovinato tutto», ha detto Romano Prodi a Radio24. «Tremonti è defilato», ha aggiunto un Vincenzo Visco inebriato dal gusto della vendetta. E infatti questo strano ministro che gira col broncetto, o così pare, tace da quando il governo ha mandato a Bruxelles la letterina dei buoni propositi che lui non ha firmato. Assegnata al rivale di sempre, Renato Brunetta, la guida della mai abbastanza muffita «cabina di regia», Tremonti si direbbe oggi dedito al birignao e la retroscenistica più accreditata racconta di riunioni surreali, nelle quali il poco divo Giulio ha da ridire su tutto, ma non fa più nulla. Né tanto meno si dimette. Per vedere il superministro in attività, si è dovuta attendere, anche in questo caso, una sagra della zucca vuota. Riunito con gli amici leghisti in provincia di Piacenza, Tremonti ha rotto il silenzio stampa con una dichiarazione psichedelica: «Sta venendo il tempo per mettere il pane al posto delle pietre e l’uomo al posto dei lupi». Nella stessa circostanza un altro dei nostri caposaldi, Umberto Bossi, ha proposto le gabbie previdenziali e una serie di considerazioni che hanno avuto un naturale sbocco nella pernacchia con la quale, ieri pomeriggio, ha commentato l’ipotesi del governo tecnico di Mario Monti. Nel frattempo di Berlusconi ha detto: «Tanto quello non se ne vuole andare». È vero che una volta avevamo una classe dirigente imperscrutabile e intraducibile, ma le disinvolture di oggi, mentre l’Europa viene giù, hanno piuttosto l’aria di euforia da vendemmia: numerosi economisti americani sostengono che il vero problema è l’euro, ma che Berlusconi facesse propria la diagnosi il giorno dopo aver intascato il soccorso europeo era abbastanza impronosticabile, nonostante le bizzarrie dell’uomo. La squadra lo segue a ruota. Il neoministro Paolo Romani, da New Delhi, ha offerto rassicurazioni forse più sbrigative che apodittiche: «Il sistema Italia è più forte di quanto agenzie di rating e spread fra i Btp e i Bund tedeschi vogliano far credere». Pure questa non è una teoria così isolata, e che però trova una calorosa ospitalità nel pensiero di Romani, che in un’intervista dietro l’altra ha raccontato come gli ultimi maneggi trovino Tremonti entusiasta e l’Europa rinfrancata. Insomma, non è un esecutivo che offre l’impressione di prendere di petto la faccenda, e da molto tempo. Dall’opposizione, che cosa avrebbero detto le migliori linguacce di centrodestra di un ministro di Prodi che, come Renato Brunetta, appena investito del ruolo di regista della crisi, fosse arrivato in ritardo al summit di governo? «Era a Pechino», dicono i suoi illustrando i non irresistibili orizzonti di un festival delle piccole e medie imprese italiane inaugurato, fra altri impegni, dal titolare della Pubblica Amministrazione. «Missione compiuta», ha infine esclamato Brunetta con un’enfasi appena inferiore a quella con cui Angelino Alfano - in un tripudio d’applausi pidiellini - ha annunciato il milione di tesseramenti al partitone. E i parecchi che, a questo punto, avessero una gran voglia di alternanza, prima si concentrino qualche minuto sullo spettacolare dibattito che nel mentre impegna il Pd: primarie sì, primarie no.