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 2011  novembre 03 Giovedì calendario

TREMONTI-BERLUSCONI, SERVE LA PACE - INTERVISTA A GIULIO SAPELLI

L’Italia può vincere la sua partita sui mercati internazionali soltanto se Tremonti e Berlusconi metteranno fine al loro conflitto permanente e tradurranno immediatamente in decreto legge le misure già concordate con l’Unione europea e la Bce. Giulio Sapelli, ordinario di storia economica all’Università statale di Milano, è convinto che soltanto la ricomposizione dei rapporti tra il presidente del consiglio e il suo ministro dell’economia potrà evitare al paese il peggio: «In Italia il problema vero non è la figura di Berlusconi e la sua credibilità, ma quella famosa lettera concordata con l’Ue», dice a ItaliaOggi.

Domanda.

Si riferisce alla lettera inviata dal governo all’Ue o alla missiva della Bce che è stata tenuta segreta per qualche tempo?

Risposta. Alla lettera di intenti recapitata da Berlusconi e che è stata concordata parola per parola con Bruxelles. Neanche un bambino può credere che quei contenuti non siano stati scritti in pieno accordo con la commissione europea.

D. Detto questo, però, nulla si muove. Cosa dovrebbe succedere, invece, nell’immediato?

R. Si dovrebbero trasformare gli intenti in un decreto.

D. E come mai, visto che è tutto così chiaro e delineato, questo benedetto decreto non arriva?

R. A causa del conflitto in pieno svolgimento tra il ministro dell’Economia e il premie, che mina la credibilità del paese.

D. Purtroppo, però, sembra che i contrasti siano insanabili. Ce la farà l’Italia a superare gli scogli con una guida così traballante?

R. Di certo non c’è paese al mondo che possa reggere a una situazione del genere, perché è impossibile pretendere che i mercati finanziari, o meglio gli oligopoli finanziari mondiali, si fidino delle promesse fatte da un governo i cui uomini chiave, appunto il presidente del consiglio e il ministro dell’Economia, si fanno la guerra

D. Lei dice che lo scontro è tra Berlusconi e Tremonti, ma anche il Pdl e la maggioranza ce l’hanno con il ministro.Tanto che molti nel Pdl e nei dintorni chiedono quello che con brutta parola viene definito lo spacchettamento del dicastero di via XX Settembre... R. Lo fanno per smarcarsi da Berlusconi, ma sono prese di posizione irresponsabili, è del tutto fuori luogo spacchettare il ministero in situazione come questa. Anche perché in tutti i paesi europei ormai c’è un ministro dell’economia che accentra in sé tutti i poteri. Ripeto, immaginare adesso uno spacchettamento è una follia.

D. Immaginiamo che Berlusconi e Tremonti ritrovino unità di intenti. Pensa che sarebbe sufficiente per placare la speculazione e gli attacchi all’Italia?

R. Un decreto potrebbe essere un segnale sufficiente, vorrebbe dire che si sta ricompattando qualcosa in un sistema politico ormai andato in frantumi.

D. Circola la voce che il governo voglia inserire nel provvedimento, per prima cosa, le misure di flessibilità del mercato del lavoro, qualcosa sulle dismissioni e poco altro. Che ne dice?

R. Sulla flessibilità posso dire che dal punto di vista sociale è la più traumatica, ma anche la meno difficile da realizzare dal punto di vista tecnico. Cominciare con le misure sul mercato del lavoro, però, forse non aiuterebbe.

D. In che senso?

R. È il momento di unire, non di dividere. E il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, che pure ha idee che condivido, le prospetta in un modo che divide e non unisce la società.

D. Lei cosa inserirebbe nel decreto?

R. Poche cose da fare subito. In modo da prendere un po’ di fiato e trovare il modo di pensare alle riforme vere.

D. Quali?

R. Ritornare alla separazione tra banche commerciali e banche di affari come vogliono fare anche nel Regno Unito. E agire sulle pensioni di anzianità e sull’età pensionabile, che va aumentata a 67 anni. In questo modo sarà possibile abbassare le tasse su lavoro e imprese. Il resto verrà da sé.

D. Niente patrimoniali o contributi di solidarietà, dunque? R. Sono contrario. E anche interventi sulle pensioni più alte o su diritti acquisiti che in qualche caso sono scandalosi, ritengo che non abbiano significato economico, ma soprattutto politico.

D. Crede che se il governo riuscisse a varare queste misure riceverebbe il sostegno di Pd, Idv e Terzo polo, come vorrebbe il presidente Napolitano?

R. Il Terzo polo forse ci starà, Bersani, Di Pietro e Vendola no,