Sette 3/11/2011, 3 novembre 2011
Ornella Vanoni a 19 anni si fidanzò con Giorgio Strehler, che ne aveva 32: «La mia vita non fu più la stessa
Ornella Vanoni a 19 anni si fidanzò con Giorgio Strehler, che ne aveva 32: «La mia vita non fu più la stessa. Il maestro finto burbero e la studentessa vera timida diventarono una cosa sola». A un certo punto si accorse che lui era un erotomane: «Non l’avevo sospettato nemmeno quando, mentre lui lavorava e io gli ronzavo intorno, commentava pieno d’ammirazione le qualità del mio culo. Né mi sono mai sentita intimorita all’idea di congiungermi carnalmente con un mito». Si accorse della sua mania quando andarono per la prima volta insieme all’Isola d’Elba e lui la tradì con la proprietaria dell’albergo. Poi si ritrovò coinvolta in orge e sesso di gruppo, anche se Strehler non voleva che altri uomini la toccassero: «Lui non aveva limiti, poteva toccare chi voleva, lui era il sultano». Lo tradì con Renato Salvatori, presentatole da Luchino Visconti («aveva questa passione di fidanzare i suoi uomini»). La storia con Strehler finì, nel 1960 incontrò Gino Paoli negli studi milanesi della Ricordi: «Vedo passare questo tipo smilzo, lugubre, con gli occhiali da cieco. Va in uno studio, lo sento che suona qualcosa al piano. Orrendo, suonava malissimo. Ma suonava Il cielo in una stanza». A lui dissero che la Vanoni era lesbica, a lei che Paoli era gay. Una sera, dopo una lunga passeggiata, seduti a un caffè si rivelarono: «Abbiamo fatto l’amore e ho detto: “È stato bellissimo”. E lui: “Lo sapevo benissimo”». Paoli era già sposato e si lasciarono: «Frequentavo altri uomini, ma la sua faccia da gatto sornione mi passava sempre davanti». A un certo punto si sposò anche lei, con l’impresario teatrale Lucio Ardenzi: «Ero ancora innamorata di Paoli. Il giorno delle nozze non mi sarei dovuta presentare, avrei dovuto dire la verità, sarebbe stato più leale». Con Ardenzi ebbe un figlio, Cristiano, ma il matrimonio non durò. La persona con cui è stata più a lungo fu Danilo Sabatini, «un maremmano gigantesco»: «Più che un marito. Era così giocoso con le donne, così ilare e sboccato con il sesso, così esplicitamente mascalzone, che non riuscivo mai a prenderlo veramente sul serio. Le sue corna mi facevano più ridere che soffrire. Mi diceva: “Sai Ornella, io quella lì non mi ricordo se l’ho scopata, ci ho ballato o ci ho mangiato» (tratto dal libro Una bellissima ragazza, scritto dalla Vanoni insieme a Giancarlo Dotto).