PIERO OTTONE , la Repubblica 3/11/2011, 3 novembre 2011
QUANDO SUI BINARI CORREVA L´AVVENTURA
Quando fui mandato a Londra, primi passi da giornalista, anno 1948, salii sul vagone letto a Torino, tardo pomeriggio, amici in stazione per l´addio, scesi a Parigi, Gare de Lion, la mattina dopo. Tassì per la Gare du Nord, altro treno, arrivo a Victoria la sera successiva. Quelli sì, erano viaggi. Quanti altri treni, da allora. I più memorabili? Da Mosca a Pietroburgo, allora si chiamava Leningrado, sulla Freccia Rossa: partenza la sera, abat-jour stile Ottocento accanto al letto, arrivo la mattina seguente in una città diafana, che il sole tingeva di un pallido rosa. Allora, in treno, il viaggio era avventura. Anna Karenina tesseva la sua vita fra i treni, fino a quando da un treno non si fece stritolare. Körmendi, gran romanziere amato fra le due guerre, scriveva "via Bodenbach": un´avventura in treno. I russi andavano in treno per le ferie in Crimea, e viaggiavano in pigiama, pensavano di essere già in riva al mare. Da Milano a Roma andavamo sempre col vagone letto, e Mario Perrone, padrone dell´Ansaldo, prenotava tutto un vagone-letto, per servitù e bagagli. Io, più modestamente, prenotavo uno scompartimento di seconda classe da Milano a Copenaghen, perché c´erano quattro cuccette, due per me e mia moglie, due per i bambini, dopo ventiquattro ore arrivavamo a destinazione. Ma tutto è finito, ormai: i bambini sono cresciuti, il treno per Copenaghen non c´è più. Ed è arrivato l´aeroplano, ha ucciso il viaggio. Ora si sale sull´aereo alla partenza, si beve un whisky, si scende in un aeroporto uguale a quello di partenza, e tutto quel mondo fra arrivo e partenza, prati e boschi, fiumi e colline, non esiste più, scompare. I treni esistono sempre, d´accordo. Ma l´amico Moretti, gran capo delle ferrovie, vuole che facciano la gara con gli aerei: cancellano il viaggio anche loro. Comodi. Ma che gusto c´è?