Varie, 3 novembre 2011
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Smith Paul
• Beeston (Gran Bretagna) 5 luglio 1946. Stilista • «[...] baronetto della moda [...] autodidatta (“Mi insegnò tutto la mia allora fidanzata, che adesso è mia moglie: avevo 21 anni”) [...] primo negozietto di quattro metri per quattro a Nottingham, aperto soltanto al venerdì e al sabato: “Dal lunedì al giovedì lavoravo come freelance per mantenermi: il negozio non rendeva nulla, ma volevo continuare a vendere quello che piaceva a me senza compromessi: se fossi sceso a patti per andare incontro ai gusti dei clienti di allora, adesso non sarei qui” [...] primo showroom: “Una cameretta in un albergo parigino: avevo disegnato due giacche, due camicie, un maglione. Stesi sul letto (dovevo avevo dormito la notte prima) un bel telo nero e ci sistemai sopra le mie creazioni”. I comandamenti: “Si impara facendo, non teorizzando”. “Sii sempre pronto a infrangere le regole”. “Le idee nuove sono vincenti; ma non devono essere troppo drasticamente nuove”. Le fonti di ispirazione: “L’arte, la musica, l’architettura, i viaggi e il senso dello humour”. Il nemico? Il computer: “Voglio vedere i tessuti, voglio poterli toccare: oggi si lavora con il computer, i tessuti si creano così, ma con i miei accostamenti di colore non funziona. Il computer ha anche rovinato le pubblicità e le copertine delle riviste, tutti ritoccati all’inverosimile, uguali e impersonali”. Il maestro? Non uno stilista ma un grafico: “Alexey Brodovitch, fotografo e art director di Harper’s Bazaar dal 1938 al 1958: lineare, non affogava le sue copertine sotto tutto quel testo che va di moda adesso”. Il segreto della vetrina perfetta: “Abbiamo quindici secondi di tempo per far fermare un passante davanti alle nostre vetrine. A volte può funzionare anche una vetrina vuota. Costringe a pensare. Io non cambio mai gli edifici che scelgo per i miei negozi, li lascio come sono, devono essere organici rispetto al quartiere che li ospita”. L’ispirazione: “Scatto foto ovunque vado. Dall’uniforme di una guardia a Pechino mi viene l’idea per la giacca blu elettrico del cantante Bryan Ferry, da una foto mossa scattata nel traffico di Tokio sono usciti i colori di una sciarpa, la foto del Duomo di Firenze sulla fiancata di un bus mi ha dato l’idea di trasferire fotografie su una camicia”» (Matteo Persivale, “Corriere della Sera” 23/6/2010) • «Impeccabile e disinvolto come solo certi inglesi sanno essere [...] La sua carriera è iniziata con la rivoluzione dell’eleganza maschile per poi arrivare a quella femminile. [...]» (Ilaria Zaffino, “la Repubblica” 20/2/2011) • «Il suo stile è stato definito classic with the twist e così è lui [...] quintessenza dello spirito britannico, tradizionalista nel fondo ma con quel caustico sense of humor che lo salva ogni volta che la situazione rischia di diventare noiosa. Lui lo usa per spostare il punto di vista e costringerti a tenere alta la soglia d’attenzione. E funziona. I suoi abiti sono così: classici ma con dettagli stravaganti. Così sono i suoi negozi, eccentrici ma eleganti, ambienti accoglienti con pavimenti in legno scuro e vetrine d’epoca ma con collezioni d’oggetti bizzarri più o meno in vendita [...] viene da Nottingham, dove voleva diventare un ciclista e passava ogni mercoledì sera al circolo ad ascoltare storie e leggende su tortuosi percorsi fra paesi della Francia e dell’Italia. [...] “[...] le mie passioni erano il ciclismo e la fotografia, ma mi guardavo intorno e verso i diciotto amavo la musica, l’arte, l’architettura. Da Nottingham trovavo il modo di venire a Londra ogni weekend, ho conosciuto i Led Zeppelin, David Bowie, Rod Steward, Eric Clapton, siamo diventati amici. La musica è stata una potente fonte d’ispirazione. Così come la Pop Art inglese con Peter Blake. Tutto ciò che mi succedeva era veramente speciale, ero nel mezzo della scena senza nemmeno saperlo”. E poi è arrivata la moda. All’inizio lavora per una piccola azienda, ma presto incontra sua moglie Pauline che studia fashion design al Royal College of Art. è la svolta, lei lo ispira e gli suggerisce alcuni dettagli tecnici, il resto è Paul Smith. Nel 1970 con seicento sterline apre il primo negozio a Nottingham e dopo soli sei anni sfila con l’etichetta Paul Smith a Parigi. [...]» (“la Repubblica” 3/11/2011).