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 2011  novembre 03 Giovedì calendario

CREDITO POCO SPORTIVO

Non si placa la bufera sull’Istituto di credito sportivo, l’ultima banca controllata dallo Stato (la Cassa depositi e prestiti, che fa capo al Tesoro, detiene il 21,6 per cento del capitale e il Coni il 5,4). Le banche private, che dal 2005 possiedono il 72,9 per cento dell’istituto romano (Dexia-Crediop ha il 21,6 per cento, seguita da Bnl-Paribas, Intesa Sanpaolo, Mps e Unicredit col 10,8 ciascuna), non vedono l’ora di uscire dall’istituto. E contestano, anche in tribunale, il commissariamento deciso nel giugno scorso dal governo che ha affidato tutti i poteri all’ex presidente Andrea Cardinaletti.
I privati sono rimasti fuori dalla stanza dei bottoni e avranno un solo rappresentante nel futuro consiglio d’amministrazione, ristretto da 9 a 5 membri. Il fronte bancario ha trattato a lungo per ottenere un secondo consigliere e pareva che la situazione si sbloccasse. Poi la vicenda s’è arenata ed è ora nelle mani del Tar. Alla giustizia si è appellata pure il direttore generale Maria Lucia Candida, assistita da Filippo Satta, che ritiene illegittima la revoca delle sue deleghe. Anche la Banca d’Italia, a inizio agosto, ha criticato la governance dell’Ics, che non assicura una bilanciata ripartizione di poteri e competenze, "pregiudicando le condizioni di sana e prudente gestione, con possibili significativi impatti sull’erogazione", e che assegna troppi poteri al commissario. E ha vietato all’Ics di effettuare operazioni creditizie, di qualunque tipo, con nuovi clienti.
Il commissario Cardinaletti, in ottimi rapporti con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, intanto, ha anticipato 25 milioni di euro all’Inter per la sponsorizzazione Pirelli e altri 15 per l’analoga operazione di Infront con il Milan. Operazioni che alle due squadre costano il 3,70 per cento l’anno contro il 5 per cento almeno che sborserebbero sul mercato.
Le banche azioniste si chiedono se un istituto nato per finanziare lo sport di base debba praticare condizioni favorevoli a due delle big del campionato per iniziative che non paiono esattamente in linea con gli scopi della banca. L’Ics, che peraltro ha sempre chiuso i bilanci in utile, è considerato alla stregua di un concorrente da alcuni degli azionisti. Che vorrebbero cedere, magari proprio al Tesoro, le quote acquistate a poco prezzo nel 2005.