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 2011  novembre 03 Giovedì calendario

ACCIAIO SCADENTE, INDAGINI SULLA MARCEGAGLIA


La procura di Torino ha acceso un faro sulle aziende del gruppo guidato dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, per verificare la regolarità e la qualità delle forniture di acciaio per opere pubbliche e costruzioni di infrastrutture. Il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello sta mappando tutte le forniture del gruppo dopo avere messo sotto inchiesta un dirigente dello stabilimento del gruppo Marcegaglia di San Giorgio di Nogaro, in provincia di Udine.
Guariniello sta infatti coordinando l’inchiesta dei pm Andrea Beconi e Gabriella Viglione sulla costruzione dello Juventus stadium. I magistrati procedono per delitto colposo di danno in relazione al possibile crollo di costruzioni e per falso ideologico e frode in commercio. Questo ultimo capo di accusa è proprio quello che riguarda la fornitura di acciaio di livello inferiore a quello richiesto per ragioni di sicurezza da parte dello stabilimento in provincia di Udine del gruppo Marcegaglia.
L’azienda del presidente di Confindustria si è difesa sostenendo di avere rispettato alla lettera gli ordinativi tecnici della commessa, e aggiungendo che comunque la fornitura è avvenuta da parte di una associazione temporanea di imprese che aveva altri protagonisti. Fra le carte dell’indagine è così spuntata anche un’azienda del padovano, la Fip di Selvazzano Dentro che avrebbe lavorato l’acciaio per la subfornitura.
Sulla inchiesta c’è stata una certa divisione all’interno della procura. Alla vigilia della partita casalinga fra Juventus e Genoa proprio Guariniello aveva spinto per la decisione di mettere i sigilli allo stadio e non consentirne l’utilizzo fino a indagini inoltrate. In una accesa riunione in procura però a sostenere che il provvedimento sarebbe risultato eccessivo è stato il procuratore capo, Giancarlo Caselli. Subito dopo in prefettura il caso è stato esaminato insieme al sindaco di Torino, Piero Fassino e ai legali della Juventus (che nella vicenda risulterebbe parte lesa) e la partita è stata regolarmente giocata.
Guariniello però come è nelle sue abitudini, non demorde. In un decreto di perquisizione e sequestro della documentazione affidato alla polizia giudiziaria prima ha chiesto di acquisire agli atti tutte le fatture e bolle di accompagnamento del gruppo Marcegaglia per i lavori dello Juventus Stadium, oltre alla «documentazione relativa ad eventuali prove e/o controlli di qualità sui predetti materiali eseguiti dal produttore e/o fornitore, dalle ditte di lavorazione, nonché presso i laboratori Xenova, San Marco e I.S.S. di Genova e/o altri eventuali laboratori di analisi».
Poi ha chiesto di sequestrare tutta la documentazione anche legale eventualmente riscontrabile fra le ditte della fornitura e subfornitura, anche per verificare la tesi difensiva del gruppo Marcegaglia che scaricava su altre aziende ogni responsabilità. Viste quelle carte il procuratore aggiunto di Torino e i suoi collaboratori hanno invece deciso di allargare ancora di più il raggio dell’inchiesta, verificando procedure e materiali di fornitura da parte delle aziende del gruppo Marcegaglia anche verso altri committenti per opere pubbliche e infrastrutture che nulla hanno a che vedere con la vicenda dello Juventus Stadium. La ratio della indagine mira probabilmente a verificare parallelamente procedure, analisi di qualità dei materiali e forniture con casi confrontabili a quello dello stadio torinese. Ma il sospetto della procura è anche quello di un coinvolgimento diretto e non proprio isolato del gruppo Marcegaglia in quella ipotesi di indagine sulla frode commerciale.
Quella sullo stadio è l’ultima delle inchieste che hanno fatto parlare di Guariniello (già pm di casi eclatanti come quello dell’inchiesta sul Thyssen group e di quella sul doping nel calcio). Il magistrato però sembra avere voglia di lasciare dopo tanti anni la sede giudiziaria torinese, visto che ha presentato domanda al Csm per i posti di procuratore capo di Napoli e di Roma.

Franco Bechis