R. Boc., Il Sole 24 Ore 3/11/2011, 3 novembre 2011
BANKITALIA: DEBITO SOSTENIBILE ANCHE CON TASSI ALL’8%
Il rapporto sulla stabilità finanziaria presentato ieri da Banca d’Italia esamina gli indicatori di sostenibilità finanziaria che mostrano come la forte crisi di fiducia che si è abbattuta sul paese non renda giustizia, in ogni caso, alla sua solvibilità: un elemento che i risparmiatori non debbono dimenticare, per poter formulare valutazioni razionali e non farsi prendere da un ingiustificato sconforto. Per il debito sovrano in particolare, nello studio si ricorda che la quota del debito pubblico in mano a non residenti è bassa per l’Italia (si tratta del 39,2% secondo le stima Banca d’Italia, 42,4% se si usano quelle del Fmi a fronte, per esempio di una quota in mano a residenti esteri pari al 57,9% per la Francia) e che la politica fiscale seguita negli anni scorsi è stata prudente; negativa, invece, è la posizione debitoria netta verso l’estero, oggi pari al 24% del Pil, un dato superiore a quello dell’area euro( 13% del Pil) ma, in ogni caso, certamente molto inferiore a quella di Portogallo (107%) Grecia (96%) Irlanda (91%) e Spagna (89%). Il deterioramento dei conti con l’estero rispecchia l’erosione della competitività subita dall’Italia a partire dagli anni 90.
Poi il rapporto prende per le corna l’elemento più brutto del quadro, quello stock del debito pubblico che era al 118,4% lo scorso anno e che nei calcoli del governo sarà al 121,4% l’anno prossimo; e testa la sua sostenibilità. Ebbene, secondo le stime contenute nel rapporto anche nell’ipotesi shock più sfavorevole (due punti e mezzo in più rispetto a settembre vale a dire l’8% e con una crescita perfettamente piatta), il debito pubblico, invece di piegare verso il previsto 112,6% nel 2014 resterebbe poco al di sopra del 120 per cento. Ma, almeno nel prossimo triennio, non si materializzerebbe lo spettro temuto in questi giorni dai mercati e cioè un trend ascensionale del rapporto debito pubblico-Pil. Il rapporto sulla stabilità finanziaria esamina anche la condizione finanziaria delle famiglie e delle imprese. E anche in questo caso viene condotta una sorta di mini stress test: così la quota di debito delle famiglie vulnerabili dal punto di vista finanziario, che attualmente sembra pari al 23%, nelle ipotesi peggiori salirebbe nel 2012 oltre il 29 per cento. Più complessa invece sembra essere la situazione delle imprese: in questo caso l’esposizione a un brusco peggioramento congiunturale e finanziario sembra essere maggiore. Bankitalia ha infatti stimato anche in questo caso che cosa accadrebbe se prevalessero scenari avversi (una riduzione del margine operativo lordo per un’ipotetica recessione e un incremento del tasso sui prestiti bancari per effetto di un nuovo shock sui rendimenti dei titoli di stato): le imprese con oneri finanziari in rapporto al margine operativo lordo superiori al 50% arriverebbero al 32,3%. Infine, le banche: l’instabilità non trae origine dai loro conti, che sono solidi, ma c’è una loro vulnerabilità alla crisi da debito sovrano di cui risente l’Italia.
Il rapporto ricorda che nello scorso mese di giugno l’esposizione complessiva (crediti e titoli) dei cinque maggiori gruppi creditizi italiani verso lo stato italiano ammontava a 173 miliardi di euro (pari al 63% della loro esposizione complessiva verso gli stati sovrani) e al 9,5% delle attività complessive. La componente costituita da titoli di stato era pari a 128 miliardi di cui poco più di un terzo per attività di negoziazione.
Il rapporto osserva tuttavia che sotto il profilo della liquidità, le banche italiane hanno adeguato le loro attività a garanzia stanziate presso Bankitalia (il cosiddetto collateral pool per il rifinanziamento nell’eurosistema) per un ammontare pari a 126 miliardi in agosto. Ma, c’è anche una ulteriore loro capacità di rifinanziamento fatta di asset stanziabili e liberi da vincoli, valutabile in circa 133 miliardi di cui 57 riferiti alle 5 maggiori.