Carlo Nicolato, Libero 3/11/2011, 3 novembre 2011
ATTENTATO AL GIORNALE CHE IRONIZZAVA SU MAOMETTO
Da una parte il diritto sacrosanto di prendere in giro chicchessia, Maometto, il Papa, Allah o Gesù Cristo. Dall’altra il divieto assoluto perfino di rappresentare in qualsiasi modo, quindi anche con un disegno, divinità e profeti. Da una parte la libertà di stampa, dall’altra l’oscurantismo. Da una parte la democrazia, dall’altra l’intolleranza. È quello che per anni abbiamo chiamato “scontro di civiltà” e che anche ieri, alla prima occasione buona, si è puntualmente ripetuto. Una molotov ha infatti distrutto la sede di Charlie Hebdo, il settimanale satirico francese che solo la settimana scorsa aveva annunciato per il 2 novembre (mercoledì) l’uscita di uno “speciale” dedicato alla vittoria degli islamisti di Ennahda nelle elezioni in Tunisia: «Maometto direttore responsabile di Charia Hebdo» recitava il comunicato stampa che presentava l’iniziativa. Il numero è uscito regolarmente, ed è andato a ruba, ma la redazione è stata devastata da un attentato. «Non abbiamo più un giornale, tutte le nostre attrezzature sono state distrutte», hanno raccontato i giornalisti. Charlie Hebdo è lo stesso foglio satirico che cinque di anni fa aveva pubblicato le famose vignette su Maometto del giornale danese Jyllands-Posten scatenando scontate polemiche e proteste nel mondo musulmano. Va subito chiarito però che il settimanale in questi anni non si è solo occupato di prendere in giro la religione musulmana o di intraprendere battaglie contro l’arrendevolezza europea di fronte all’attacco islamico, come ad esempio quella del 2002 a sostegno di Oriana Fallaci con la pubblicazione della rubrica “Coraggio intellettuale”. Il periodico francese, un vero culto nella sinistra transalpina e che sempre ha mantenuto la sua autonomia colpendo ferocemente sia la droite che la gauche al potere, ha ben più spesso martellato Benedetto XVI e la religione cattolica di quanto non abbia fatto con quella musulmana. Vignette pesanti e irriverenti che a confronto quelle su Maometto sembrano barzellette da Settimana Enigmistica. Come quella che pubblichiamo in questa pagina in cui un Papa furioso sotto il titolo «Dio non esiste», sbotta: «Che merda, lo sospettavo». La copertina del numero di ieri di Charlie Hebdo, chiamato per l’occasione Charia Hebdo (un gioco di parole che unisce Charlie e sharia) mostra Maometto che dice: «Cento frustate se non stanno morendo di risate». Nelle pagine interne c’è un editoriale, attribuito al profeta, intitolato Halal Aperitif (aperitivo halal, ovvero analcolico) e diverse vignette tra cui una che mostra Maometto con il naso rosso da clown. Tutto qui, ma tanto è bastato per scaldare l’animo di qualche islamico che ha deciso di farsi giustizia da solo lanciando una molotov all’una di notte nella sede della rivista francese. Gli esponenti dei musulmani moderati, in quanto tali, non potevano che prendere le distanze dal gesto anche se con qualche distinguo. Mentre ad esempio il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Mohammed Moussaoui, ha condannato senza riserve il gesto, il capo dell’associazione degli imam francesi, Tareq Oubrou, da una parte ha sottolineato che «la libertà è molto importante», dall’altra ha detto che la situazione è delicata e ha lanciato un appello a tutti i musulmani «affinché conservino la lucidità e non cedano di fronte a ciò che possono giudicare come una provocazione religiosa».
Dal canto sua la rivista risponde dicendo che lo spirito dello “speciale” era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla possibilità che la cosiddetta “primavera araba” possa costituire un cavallo di Troia per la sharia nei Paesi nord africani. Nessuna provocazione religiosa quindi: «Abbiamo fatto il nostro lavoro e continueremo a farlo» dicono. Tanto più che il direttore del quotidiano Libération, Nicolas Demorand, ha subito e di buon grado offerto ospitalità ai giornalisti di Charlie Hebdo, e loro l’hanno immediatamente accettata.
Nessuna protesta ufficiale è per ora arrivata da esponenti di spicco del mondo islamico, ed è già qualcosa. Nel 2006 per la pubblicazione delle dodici vignette danesi arrivarono minacce di morte e lo stesso Consiglio francese del culto musulmano chiese la messa la bando del numero del giornale. L’allora direttore Philippe Val, giornalista discusso anche all’interno del suo giornale, venne perfino portato in tribunale con l’accusa di razzismo. Un’incriminazione non nuova per la rivista Charlie Hebdo, che nel 2002 fu accusata da molte associazioni, musulmane e non, per aver difeso le posizioni della Fallaci. Naturalmente Philippe Val è stato assolto.
Carlo Nicolato