Bruno Villois, Libero 3/11/2011, 3 novembre 2011
OCCHIO, LE PRIME VITTIME SONO LE BANCHE
Dopo il crollo di inizio settimana le Borse europee hanno rialzato la testa. A Piazza Affari le banche – che avevano perso oltre il 15% – hanno guidato il recupero. Intesa Sanpaolo, la migliore per fondamentali e patrimonio, incredibilmente ha pagato più delle altre. Il più autorevole banchiere italiano, Giovanni Bazoli, aveva posto l’attenzione sul problema delle banche, ben sapendo che quella da lui guidata, Intesa, l’unica con i parametri di solvibilità superiori al 9%, in caso di attacco speculativo contro l’Italia, avrebbe pagato più di ogni altra. E questo per il proposito di Sarkozy e della Merkel di far pagare alle banche italiane un indebitamento che non hanno, a differenza dei i giganti francesi e tedeschi del credito i quali posseggono titoli greci, portoghesi e irlandesi per oltre 5 miliardi di euro contro i meno di 400 milioni in pancia alle nostre banche.
Il piano salva banche ipotizzato dal direttorio franco-germanico ha come obiettivo principale quello di lanciare una ciambella di salvataggio alle banche dei due paesi. Ma per centrarlo debbono dimostrare che anche gli istituti del resto d’Europa, inclusi i nostri, quasi immuni dai debiti sovrani degli stati a rischio, hanno assoluto bisogno di iniezioni di capitale per reggere l’impatto della crisi finanziaria. Le nostre banche, a cominciare da Intesa, hanno mezzi propri per quasi 400 miliardi di euro e sono in condizione di reggere il doppio urto della crisi finanziaria ed economica.
Poche settimane fa le autorità monetarie hanno giudicato le prime cinque banche italiane in condizioni tali da far fronte agli impegni verso la clientela, pur avendo in portafoglio titoli del debito pubblico per oltre 150 miliardi. Certo che se nel mercato interbancario le nostre banche vengono trattate come fossero appestate e viene preteso da loro uno spread superiore perfino del 2% rispetto a quello richiesto agli istituti spagnoli, la situazione può facilmente deteriorarsi fino a provocare un forte rallentamento nella concessione del credito alle imprese.
A conferma che il nostro sistema del credito stia meglio di altri si può chiamare il più autorevole dei banchieri centrali, Mario Draghi, il quale fino a lunedì scorso, come governatore di Bankitalia, ha messo in atto tutte le misure per garantire tenuta e solvibilità delle maggiori banche italiane.
Purtroppo l’instabilità della nostra politica e la crescente fragilità di maggioranza e opposizione, aumentano la sensazione di debolezza che fa crescere il differenziale tra i Bund tedeschi e i Bpt italiani avvicinandolo al 5%, un punto di non ritorno che costerebbe all’Italia interessi vicini ai 90 miliardi di euro annui. Una cifra insostenibile. Il governo deve avere il coraggio di lanciare un piano capace di dimostrare che sta facendo sul serio. Un piano al quale l’opposizione deve dare però l’assenso totale. Se così non fosse le banche rischiano di fare nuovi record al ribasso in Borsa, ma soprattutto potrebbero vedersi costrette ad alzare ancora l’asticella del costo del denaro, con la conseguenza di rendere impossibile l’accesso al credito per la stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese.
Quale possa essere la proposta del governo è difficile dire. Certo, una patrimoniale sugli immobili con valore catastale superiore ad una determinata soglia (da un milione a un milione e mezzo di euro) garantirebbe un introito sicuro per ridurre il debito pubblico, salvando anche le risorse per investire sulla crescita. Meglio presentare subito il conto agli italiani piuttosto che farli finire nel tritacarne. Abbienti o meno che siano. In assenza di una proposta credibile nel tritacarne ci cadremmo definitivamente senza la possibilità di uscirne.
La politica dimentichi il consenso e abbia il coraggio di unirsi. Sennò altro che Caporetto.
Bruno Villois