Vittorio Carlini, Il Sole 24 Ore 3/11/2011, 3 novembre 2011
BORSA «STRETTA» TRA EURO E VENDITE TECNICHE
Ieri una boccata d’ossigeno per le Borse. Che, però, non ha convinto nessuno. Analisti e investitori dicono in coro: i problemi sono ancora lì. Il mercato, cioè, non crede a rimbalzi di ampio respiro.
La riprova? Arriva dall’immarcescibile Bund: il titolo di Stato tedesco, con scadenza a 5 anni, è tornato a offrire un rendimento attorno all’1%. Il che mostra come gli operatori preferiscano parcheggiare i loro soldi in un asset con ritorno reale negativo (l’inflazione Ue è al 3%), piuttosto che nell’equity. Certo, qualche sobbalzo all’insù non può esludersi. Tuttavia, le incognite sono prevalenti. Il referendum di Atene? Non solo. Ci sono anche aspetti più tecnici, e poco conosciuti, che schiacciano i listini.
I venditori «obbligati»
Un esempio? I cosiddetti venditori obbligati. Il fenomeno lo spiega Luca Barillaro, trader indipendente: «Molti istituzionali – dice –, per operare sui mercati, offrono all’intermediario titoli di Stato in garanzia. Un collaterale, "amato" dagli investitori perché permette di incassare il rateo, i cui prezzi però ultimamente crollano. Si tratta di un calo che, giocoforza, riduce il valore della garanzia stessa, costringendo gli operatori a vendere le azioni». Con il che, le Borse sono ancora più aiutate nella loro discesa.
Già, la discesa. In un simile contesto, il risparmiatore è ovviamente disorientato. Quali, allora, gli indicatori e i livelli «spia» da monitorare? Per molti esperti è utile controllare l’andamento del rapporto valutario euro-dollaro. Esiste, infatti, una forte correlazione inversa proprio tra l’andamento del cross monetario e i listini: quando la divisa di Eurolandia sale le Borse scendono; se, invece, balza il dollaro allora l’equity scivola all’ingiù.
I livelli dell’euro
«Attualmente – ricorda Maurizio Milano, responsabile dell’ufficio di analisi tecnica di Banca Sella – il cambio viaggia attorno a 1,38. Un livello che, valutato all’interno di questo approccio di mercato, deve considerarsi basso. Per poter sperare nel miglioramento dei listini, l’euro dovrebbe tornare velocemente nella fascia compresa tra 1,40 e 1,4140». Diversamente? «Il rischio è assistere alla rottura al ribasso dei supporti a 1,36 prima e 1,35 dopo». Al di sotto di quei livelli poi, si rotola al piano inferiore di 1,3146. «Cioè, il valore che la moneta di Eurolandia ha fatto registrare all’inizio di ottobre, quando i listini hanno toccato il loro minimi più recenti». Insomma, il messaggio è chiaro: attenzione al trend dell’euro. Quando questo va troppo all’ingiù, la voglia di rischio diminuisce con forza (il mercato è «risk off») e le vendite possono arrivare, improvvise.
Fin qui la cartina tornasole della moneta. La quale è sì importante, ma non così tanto da far passare in secondo piano il monitoraggio diretto degli indici.
I graficisti
S Su questo fronte , gli esperti hanno sintonia di veduta: Piazza Affari è il mercato «impostato» peggio; l’Europa, nel suo insieme, va un po’ meglio. Wall Street, invece, è tra le Borse occidentali quella con la maggiore forza relativa. «Il Ftse Mib – sottolinea Barillaro – è tornato poco sopra i 15.000 punti. Si tratta però di un rialzo senza troppo significato: solo la "riconquista" del livello precedente alla notizia del referendum di Atene, 16.300 punti, potrebbe rappresentare un segnale di forza». «In generale – fa da eco Milano – lo scenario è molto fragile. È un mercato da trader, non da investitori. Un listino dove ogni breve rimbalzo è sfruttato dagli operatori per prendere profitto, cioè vendere le azioni. E dove le eventuali discese sono molto più veloci e profonde delle risalite».
In tal senso, il signor Rossi, amante del rischio, se vuole salire sulle montagne russe del listino milanese deve fare attenzione ai supporti. Cioè, i livelli dove l’indice in ribasso potrebbe interrompere la propria discesa a causa di una forte concentrazione di acquisti. L’eventuale caduta al di sotto di questi valori, invece, è l’indizio che il mercato rotolerà ancora più all’ingiù. Ebbene, «essenziale è tenere d’occhio il supporto di 14.650 punti. Ancora più sotto, poi, c’è il valore di 14.000 che coincide con il minimo del 4 ottobre scorso. Se si rompe pure quel supporto, si torna verso la quota di 13.100 punti» che rappresenta il valore più basso del 2011. Un livello dove l’ecoscandaglio di Piazza Affari rileva il fondo della «Fossa delle Marianne dei listini», cioè i minimi storici del 9 marzo 2009.
Fin qui l’Italia: quale però la sitazione nelle altre Borse? «L’Eurostoxx 50 – risponde Barillaro – si trova in un trading range, cioè si muove a scatti all’insù e all’ingiù lateralmente. Il supporto da monitorare è posto a 2.200 punti». Sull’altra sponda dell’Atlantico, invece, «il segnale positivo si concretizza se l’S&P500 va oltre quota 1.300». «Al ribasso, al contrario – dice Milano –, l’attenzione deve porsi prima al livello 1.190 e poi all’area 1.140-1.155». Che detto così, può sembrare pure semplice. In realtà, chi non possiede un rapporto rischio-rendimento alto è meglio stia lontano dai listini.