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 2011  novembre 03 Giovedì calendario

I TOPI SI MANGIANO LE PROVE, SALTA IL PROCESSO


Dove sono gli atti del processo? «Eccellenza, i xe sta magnà dai rati». Così si è sentito rispondere il presidente di sezione della Corte d’appello di Venezia quando ha chiesto le carte di una causa civile, vecchia di 11 anni, sulla quale doveva finalmente deliberare. Il magistrato, in aula, ha svelato che i responsabili del misfatto non erano dei normali ratti ma «pantegane veneziane», grosse come conigli, che non hanno lasciato neanche lo spago con cui erano legati i faldoni. E così, per arrivare alla sentenza, rinviata al 5 dicembre, c’è stato bisogno di riscrivere tutto.
A rendere nota la vicenda è l’avvocato veronese Massimo Veneri, incaricato di tutelare gli interessi di un’azienda scaligera a cui i giudici in primo grado – nel 2005 – avevano dato ragione per un presunto caso di concorrenza sleale, da parte di una ditta di Padova, in merito al pagamento di alcune stampe per un catalogo. La controparte, però – rappresentata dall’avvocato Giovanni Fabris, ex senatore leghista – era ricorsa in appello, e così l’anno dopo era cominciato il processo di secondo grado.
Era tutto pronto, racconta Veneri, e i magistrati avrebbero potuto pronunciare una volta per tutte la parola “fine”. E invece sono entrati in scena i ratti che negli umidi scantinati della Corte d’appello, dove sono conservati, si fa per dire, i fascicoli, hanno potuto in tutta tranquillità banchettare a spese della Giustizia.
Per gli avvocati delle parti sono seguite settimane di duro lavoro. Oltre a dover comunicare – senza farsi ridere in faccia – ai propri clienti il perché non si fosse ancora giunti alla sentenza, hanno dovuto anche ricostruire a tempo di record tutta la documentazione, come gli ha chiesto di fare il magistrato. Alla fine, però, ce l’hanno fatta e, per scongiurare ulteriori attacchi di roditori, eventualità che li avrebbe costretti a ricominciare tutto daccapo, assieme al faldone hanno consegnato alla cancelleria della Corte d’appello di Venezia anche una trappola per topi, accompagnata da un biglietto nel quale i due avvocati hanno voluto specificare che l’esca era «un contributo per un miglior funzionamento della giustizia».
«In tanti anni di carriera», dice l’avvocato Veneri, che però si augura di non passare alla storia come “il legale dei ratti”, «una cosa simile non mi era mai capitata e non l’avevo nemmeno mai sentita». Come non si era mai sentito che un giudice, come riferisce il legale che rappresenta l’azienda veronese, dopo aver comunicato lo slittamento di una sentenza, causa pantegane, invitasse gli avvocati a partecipare ad un corso di “derattizzatori”, «da far valere come crediti formativi per un migliore esercizio della professione». Gli avvocati, quindi, secondo il magistrato veneziano, per arricchire il proprio curriculum ed affrontare al meglio i tortuosi percorsi della legge, oltre ai vari codici dovrebbero studiare anche il modo di tenere lontano i roditori dagli incartamenti. Certo, il giudice avrà voluto strappare una risata alle parti in causa, alle quali però, dopo 11 anni di lungaggini processuali, non è scappato proprio da ridere. Sì perché i titolari delle due ditte venete tutto s’aspettavano tranne che il cammino della Giustizia fosse intralciato anche dai topi.

Alessandro Gonzato