Roberto Giardina, Italia Oggi 3/11/2011, 3 novembre 2011
LA MERKEL È SOSTENUTA DAI PIRATI
Angela salvata dai Piraten? Fino al mese scorso, la Merkel sembrava spacciata. Gli alleati liberali in caduta libera, e lei sotto attacco, in casa e all’estero. Sei anni al potere logorano, la terza vittoria nel 2013 appariva improbabile. Del resto, in Germania un cancelliere non resiste a lungo. Il caso di Helmut Kohl rimasto alla cancelleria per sedici anni, dal 1982 al 1998, è unico e dovuto all’insipienza dei socialdemocratici che sceglievano di volta in volta il candidato sbagliato, e ad avvenimenti eccezionali, come la caduta del Muro.
La coalizione tra socialdemocratici e verdi nella fase migliore, dopo la tragedia atomica in Giappone, ha raggiunto sedici punti di vantaggio sulla Cdu/Csu di Frau Angela, isolata senza l’appoggio dei liberali che, in base ai sondaggi, restavano sotto il 5% necessario per entrare al Bundestag.
I cristianodemocratici avrebbero forse ottenuto la maggioranza relativa, ma non sarebbe stato sufficiente.
Tutto è cambiato a fine settembre, dopo l’affermazione a sorpresa alle elezioni di Berlino dei Piraten, il partito degli hacker, dei Kaoten, come li definiscono con ironia, una sorta di Grillini di Prussia. Il nuovo partito ha conquistato quasi il 9%, e quindici deputati, esattamente quanti erano i suoi candidati (se avesse ottenuto una percentuale maggiore sarebbero rimasti vuoti i seggi conquistati). E ha costretto il sindaco, il socialdemocratico Wowereit, alla coalizione con i cristianodemocratici (l’alleanza con i verdi avrebbe avuto un solo seggio di maggioranza).
Un fenomeno locale? In base agli ultimi sondaggi di fine ottobre, i Piraten andrebbero ancor meglio a livello nazionale, conquistando ben dieci punti e superando la Linke, il partito dell’estrema sinistra, fermo a sette. I liberali perderebbero quasi l’80% dei voti rispetto al 2009, fermandosi al 3%. I verdi, in parte ridimensionati, otterrebbero il 16%, e i socialdemocratici il 28%. Insieme non avrebbero dunque la maggioranza, sarebbe inevitabile una Grosse Koalition, guidata dalla Merkel, dato che il suo partito (se si votasse domani) arriverebbe al 32%.
I Piraten portano via sostenitori ai verdi, invecchiati e un po’ imbolsiti, e conquistano i non elettori. Inoltre, a sinistra è tornato in capo Oskar Lafontaine, 68 anni, dopo una lunga pausa dovuta a motivi di salute, ed è probabile che Die Linke risalga di qualche punto. Tutto a vantaggio della Merkel: più si disperdono i voti a sinistra e più si rafforza la cancelliera.
Per i socialdemocratici è un tabù un’alleanza con la Linke, considerata ancora l’erede dei vecchi comunisti della Germania Est, fatto che, a oltre vent’anni dalla riunificazione, è ormai vero solo in parte. A Berlino, la Linke ha fatto parte di coalizioni di governo, ma a livello federale non si osa ancora. E l’Spd, che fu di Willy Brandt e Helmut Schmidt, non ha ancora trovato un candidato giusto per sfidare Angela. Schmidt, a 92 anni, è tornato in capo per scegliere come sfidante Peer Steinbrück, 62 anni, suo amico personale, con cui ama giocare (e vincere) a scacchi. Ma l’investitura non è stata ben accolta dal partito. Siamo a poco meno di due anni dal voto, e può succedere di tutto, ma c’è un’ultima notazione: a Berlino, nessuno accusa i Piraten, pittoreschi e spesso ingenui, di fare il gioco del «nemico» e far vincere Frau Merkel. La colpa è sempre di chi perde gli elettori, non di chi li conquista.