Sergio De Benedetti, Libero 3/11/2011, 3 novembre 2011
Biografia di Giovanni Battista Matteo de Candia
Duecento anni fa circa, nasceva a Cagliari Giovanni Battista Matteo de Candia, figlio di Don Stefano da Alghero, Capitano e Aiutante di Sua Altezza Reale, Carlo Felice. Secondo le tradizioni familiari, Matteo a 12 anni entrò nel Collegio Militare di Torino ed ebbe come compagni di studi Camillo Benso di Cavour ed Alfonso La Marmora Ferrero. A 19 anni ottenne i gradi di sottotenente e venne trasferito a Genova. Qui, ahilui, incappò nei moti risorgimentali del 1833 attraverso le collusioni con Giuseppe Mazzini e Jacopo Ruffini. Il padre tentò di salvarlo in tutti i modi, ma il giovane alla fine dovette lasciare in tutta fretta la divisa e imbarcarsi su una nave francese che lo condusse a Marsiglia.
Qualche tempo dopo era a Parigi, accolto dalla comunità italiana degli esuli politici. Squattrinato come pochi, si arrangiò dando lezioni di scherma ed equitazione, tentò anche di arruolarsi nell’esercito inglese, conoscendone benissimo la lingua, e quando tutto sembrava precipitare, spinto dagli amici che lo avevano sentito cantare in privato, si presentò a Jakob Meyerbeer, compositore e impresario tedesco, molto noto a Parigi per i suoi melodrammi basati su soggetti storici ricchi di colpi di scena e caratterizzati dallo sfarzo delle scenografie e dai balli avvolgenti.
Fu l’inizio di un trionfo artistico che durò 35 anni e che lo vide esibirsi in tutta Europa, Gran Bretagna e Russia comprese, e negli Stati Uniti, interpretando, accanto ai melodrammi di Meyerbeer, anche opere di Rossini, Donizetti, Bellini, Mozart, Haendel e Verdi. Poiché la famiglia de Candia si sentiva disonorata dal mestiere intrapreso da Matteo, questi giurò al padre che avrebbe assunto un nome d’arte comunissimo chiamandosi semplicemente “Mario”, mentre promise alla madre che non avrebbe mai cantato in Italia. Non mancò tuttavia l’impegno per la causa italiana, soprattutto dopo il fallimento dei moti del 1848, attraverso concerti a Londra in favore dei rifugiati politici e l’ospitalità a Parigi di molti patrioti quali, ad esempio, Daniele Manin (già Fonseca) e il figlio Giorgio.
Ricco e famoso insieme alla sua adorata moglie, Giulia Grisi, soprano di grande talento dalla quale ebbe sei figlie, Matteo acquistò la Villa Salviati di Fiesole che decise però di rivendere dopo la morte di Giulia, avvenuta in circostanze drammatiche a Berlino nel 1869. Ancora in tournèe negli Usa con la celebre cantante Adelina Patti, all’inizio del 1873 si ritirò dalle scene e si trasferì a Roma dove, probabilmente a causa di dissesti finanziari iniziati molto prima, condusse una vita di estrema indigenza, riducendosi a fare il suggeritore di teatro e l’usciere presso il Museo Braschi. Morì l’11 dicembre del 1883.
Sergio De Benedetti