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 2011  novembre 03 Giovedì calendario

Difesa, la mini-naja costa 20 milioni ma vale molti voti – Nella stagione dei tagli lacrime e sangue, con il Paese sull’orlo del default, il ministero della Difesa non rinuncia alla sua mini-naja, le tre settimane aperte ai giovani che vogliono conoscere la vita militare e che poi vanno a ingrossare le fila delle associazioni combattentistiche, bacino indiscusso di voti del ministro Ignazio La Russa

Difesa, la mini-naja costa 20 milioni ma vale molti voti – Nella stagione dei tagli lacrime e sangue, con il Paese sull’orlo del default, il ministero della Difesa non rinuncia alla sua mini-naja, le tre settimane aperte ai giovani che vogliono conoscere la vita militare e che poi vanno a ingrossare le fila delle associazioni combattentistiche, bacino indiscusso di voti del ministro Ignazio La Russa. E che sono costate (e costeranno) allo stato italiano la bellezza di 19 milioni 946mila 440 euro tra il 2010 e il 2012. Che il ministro abbia a cuore il progetto, è fuor di dubbio: lo ha perseguito con ostinazione sin dal maggio del 2011, quando annunciò la mini-naja all’adunata nazionale delle Penne Nere. Le ambizioni del ministro, però, furono frustrate dalla puntigliosità dell’ufficio di presidenza della Camera, che dichiarò inammissibile il relativo emendamento al rinnovo delle missioni all’estero, e dalla tigna del Pd che al Senato lo costrinse a ritirarlo: «Era del tutto estraneo al provvedimento sulle missioni», dissero i senatori democrat nel febbraio dello scorso anno. Ma La Russa è una persona ostinata, e il mese successivo si fece approvare in Consiglio dei Ministri un ddl per avviare in via sperimentale (per un triennio) la mini naja, misura che fu poi infilata nella manovra di luglio con un emendamento firmato da Antonio Azzollini, con cui si autorizzava una spesa di sei milioni 599mila 270 euro per il 2010, cinque milioni 846mila 720 euro per quest’anno e sette milioni 500mila euro per il prossimo, per l’organizzazione di corsi di tre settimane, finalizzati a «rafforzare la conoscenza e la condivisione dei valori» che dalle Forze armate «promanano e che sono alla base della presenza dei militari italiani di tutte le componenti operative delle missioni internazionali». E, soprattutto, «al termine dei corsi, ai frequentatori è rilasciato un attestato di frequenza che costituisce titolo per l’iscrizione all’associazione d’arma di riferimento del reparto di Forza armata presso il quale si è svolto il corso», nonché «il riconoscimento di crediti formativi nei segmenti scolastici in cui sia possibile farvi ricorso». Una parte dei quasi 20 milioni, infatti, sono arrivati dai Fondi di Istituto delle scuole, che da quest’anno sono gestiti direttamente dal Tesoro. Ma se in quei giorni c’erano gli studenti a protestare contro i tagli e i mancati investimenti nella pubblica istruzione, contro i corsi di formazione nelle caserme scesero in campo i prefetti e i diplomatici («I novelli balilla non ne caveranno nemmeno un titolo per un concorso», dicevano con sarcasmo), e persino i generali a corto di fondi per addestrare i militari da inviare all’estero, storsero il naso. Critiche che sono rimbalzate sull’inossidabile La Russa, apparso più preoccupato delle istanze degli Alpini («Le associazioni d’arma non ricevono più la linfa che veniva da chi faceva il militare», dichiarava nelle interviste dell’epoca), che di quelle dei vertici delle Forze armate. Fatto sta che dai tagli draconiani di quest’estate, i milioncini di euro destinati agli stage in caserma sono sopravvissuti. Di certo, il vertice del ministero non sarà rimasto insensibile al richiamo delle associazioni combattistiche e, in particolare di quello degli Alpini, cari sia a La Russa che al sottosegretario Guido Crosetto. Le associazioni, infatti, percepiscono dallo Stato contributi sulla base dei rispettivi tesseramenti. Proprio in questi giorni la commissione Difesa della Camera si appresta a distribuire poco meno di un milione di euro su questo capitolo. E i corsi di formazione così fortemente voluti dal ministro, garantiscono a chi li ha frequentati l’accesso al tesseramento di quegli enti. Che valgono un bel po’ di voti. Basti pensare che la sola Ana, vanta 81 sezioni e 4333 gruppi saldamente radicati sul territorio, un bacino di voti che oscilla tra i 70 e gli 80mila consensi. E per ottimizzare, e rinsaldare il rapporto con le Forze armate, il ministro ha anche fondato l’Associazione ”Vivi le Forze Armate. Militare per tre settimane”, parafrasando il titolo del progetto, cui hanno libero accesso non solamente i giovani che hanno frequentato i corsi, ma pure i loro parenti. D’altra parte, tra i titoli che garantiscono una corsia preferenziale per l’ammissione ai corsi, c’è proprio «la parentela o affinità, entro il secondo grado, con il personale delle Forze armate deceduto o divenuto permanentemente inabile al servizio per infermità o lesioni riportate in servizio, con le vittime del terrorismo, della criminalità organizzata o del dovere». Se a loro non è possibile offrire una carriera militare, almeno potranno godere di una vacanza di tre settimane in caserma e delle iniziative dell’associazione che quest’anno ha invitato tutti a un concerto per il 4 novembre, alloggio compreso. Lo stesso giorno, il Partito per la tutela di diritti di Millitari e delle Forze di Polizia, darà vita sul web e sui socialnetwork all’iniziativa «Te la dò io la mini-naja - lezioni di vera vita militare», per spiegare all’opinione pubblica «che cosa significa lavorare in condizioni precarie e spesso al limite della decenza, mentre si sprecano ingenti risorse», ha spiegato il segretario Luca Comellini.