Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Le Nazioni Unite hanno calcolato che domani, probabilmente in India, verrà al mondo il bambino numero sette miliardi. Notizia allo stesso tempo improbabile e curiosa: il settemiliardesimo uomo potrebbe essere già nato oppure, come calcola il Census Bureau americano, si vedrà la luce a marzo. In ogni caso, ha scritto qualche mese fa sull’Independent Hamish McRae, «aggiungiamo ogni anno al mondo più della popolazione della Gran Bretagna, e mentre il tasso di crescita sta lentamente rallentando, sembra probabile che l’ottavo miliardo verrà raggiunto in qualche momento nel 2020». Per convenzione eravamo arrivati a 6 miliardi l’11 ottobre 1999 con la nascita del bosniaco Adnan Nevic.
• La questione è sempre la stessa, e cioè se siamo troppi
e che succederà quando non ci sarà più abbastanza cibo o petrolio per tutti.
Bisognerebbe autoregolarsi. È quello che dovrebbe fare la politica se il
sistema delle democrazie così come le conosciamo non costringesse chi vuole
governarci a ragionare solo sul breve o addirittura sul brevissimo. Se
l’immagina mettersi a risparmiare petrolio? O magari imporre una limitazione
delle nascite, alla maniera cinese o indiana? Intollerabile per noi, se non
inconcepibile. Diamo quindi il benvenuto a questo bambino sette miliardi a cui
molti esperti preannunciano una vita più grama di quella del suo predecessore,
il bambino n. 6.000.000.000 Adnan Nevic (anno 1999).
• Perché?
Non ci sono solo i pessimisti, sia chiaro. Il ragionamento
di questi ultimi è comunque quest con la popolazione mondiale che cresce di
80 milioni l’anno, preoccupazioni e allarmi sono inevitabili. Già adesso
l’acqua scarseggia, il pesce diminuisce, il suolo si erode, i ghiacciai si
sciolgono... Robert Kunzig ha scritt «Quasi un miliardo di persone sono ogni
giorno affamate. Tra qualche decade, ci saranno probabilmente due miliardi di
bocche in più da sfamare, principalmente nei paesi poveri. Ci saranno altri
miliardi di persone che vorranno e meriteranno di uscire dalla povertà. Se
seguiranno il sentiero tracciato dai Paesi ricchi – abbattimento delle foreste,
combustione di carbone e petrolio, uso indiscriminato di fertilizzanti e
pesticidi – anche loro calpesteranno pesantemente le risorse naturali del pianeta.
Come potrà funzionare?».
• E gli ottimisti invece che dicono?
Per gli ottimisti, il mondo è fisicamente capace di ospitare
e alimentare molte altre persone, almeno nel breve periodo. E non è questa
l’unica buona notizia. Scrive XY Cohen: «Fra il 1820, l’alba dell’era
industriale, e il 2008, quando l’economia mondiale è entrata in recessione, la
produzione economica per persona è aumentata di 11 volte. Nelle ultime migliaia
di anni l’aspettativa di vita è triplicata, fino a una media globale di circa 70
anni. Il numero medio di figli per donna è caduto a livello mondiale a 2,5, dai
5 del 1950. La popolazione mondiale sta crescendo all’1,1% l’anno, la metà del
tasso record degli anni Sessanta. Il rallentamento del tasso di crescita
permette a famiglie e società di concentrarsi sul benessere dei figli piuttosto
che sul loro numero.». La Chiesa cattolica e altre istituzioni religiose, contrarie
all’aborto e in generale all’intromissione dell’uomo nelle questioni della
vita, sono convinte che l’intera popolazione mondiale potrebbe vivere già oggi
agevolmente nel solo stato americano del Texas.
• Se guardo indietro sarei tentato di dare ragione agli
ottimisti. È dai tempi di Malthus (1766-1834) che si grida contro la
sovrappopolazione e le catastrofi provocate dalla fine del cibo.
Sì, nel 1798 Thomas Malthus, prete ed economista inglese,
enunciò la sua legge generale della popolazione: gli abitanti del pianeta
crescono più velocemente dell’offerta di cibo finché guerre, malattie e
carestia non ne provocano la riduzione. Nel 1968 Paul Ehrlich aprì il suo The
Population Bomb con
la frase: «La battaglia per nutrire l’umanità è finita. Negli anni Settanta il
mondo subirà carestie, centinaia di milioni di persone moriranno di fame a
dispetto di ogni programma di contrasto su cui ci imbarchiamo adesso». Beh,
abbiamo ancora un miliardo di affamati, ma non siamo senza speranza. Senta cosa
ha scritto William McGurn sul “Wall Street Journal”: «Il principale difetto di
Malthus è precisamente la sua premessa (cioè: l’umanità cresce più rapidamente
del cibo disponibile). Le paure malthusiane riguardo alla popolazione
discendono dalla visione malthusiana che gli essere umani sono principalmente
bocche da sfamare piuttosto che menti da liberare. Secondo questo ragionamento,
quando in Cina nasce un porco la ricchezza nazionale cresce, quando nasce un
bambino diminuisce».
• Quanti saremo, di questo passo, tra cent’anni?
Eravamo tre miliardi nel 1959, quattro nel 1974, cinque nel
1987. Entro il 2050 si stima che verranno aggiunti altri 2,3 miliardi di
abitanti. E stando alle Nazioni Unite entro il 2100 potrebbero stare sulla
Terra fino a 15,8 miliardi di persone
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 30 ottobre 2011]
(leggi)