Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 30 Domenica calendario

La vera storia dell’«eurotruffa» Così Prodi & C. ci hanno svenduto - La nave non deve limitarsi a uscire dal porto con la banda e na­vigare bene per un po’, ma deve arrivare sana e salva a destinazio­ne, se ciò non accade e fa naufra­gio, è doveroso indagarne le cau­se e se è il caso cercare i responsa­bili

La vera storia dell’«eurotruffa» Così Prodi & C. ci hanno svenduto - La nave non deve limitarsi a uscire dal porto con la banda e na­vigare bene per un po’, ma deve arrivare sana e salva a destinazio­ne, se ciò non accade e fa naufra­gio, è doveroso indagarne le cau­se e se è il caso cercare i responsa­bili. Può anche essere che la re­sponsabilità sia dei progettisti che hanno sbagliato la costruzio­ne. Nel caso dell’euro ci vuole davvero poco a capire che il pro­blema risiedeva proprio nell’ar­chitettura di base, in quello stes­so progetto disegnato dall’Euro­pa dei tecnocrati di sinistra che ha visto Ciampi e Prodi come no­stri rappresentanti nazionali, e per il quale essi hanno goduto di ampi onori ed applausi finché la nave andava. Eh sì, perché Berlusconi, co­stretto a smentire intenzioni an­tieuropee quando venerdì ha ci­tato i difetti dell’euro, in realtà ha detto molte cose assai vere che abbiamo ripetuto su queste pagi­ne sin da tempi non sospetti. Il premier ha solo sbagliato una co­sa: ha eccessivamente sintetizza­to un concetto giusto citando semplicemente il nome della mo­neta invece di citare il problema a monte e che a quella moneta dà valore, vale a dire il debito sovra­no denominato in euro. La mone­ta in sé e per sé non ha colpe è so­lo uno strumento. Le nostre banconote, per brut­te che siano, decorate solo da ponti e finestre (due luoghi dai quali in tempi grami ci si butta di sotto), una volta scelte diventa­no la bandiera di un popolo, e die­tro alle bandiere si deve stare uni­ti, però sono anche semplici pez­zi di carta. Quello che dà loro va­lore ( anche se molti lo dimentica­no) è il debito che essi possono le­galmente ripagare, primo fra tut­ti quello fiscale. Il fatto di aver del tutto staccato la capacità di emissione di moneta dal­le autorità nazionali, che a quella moneta danno valore tramite l’imposi­zione delle tasse, è il pec­c­ato originale dell’eurosi­nistra. Si tratta di una struttu­ra molto coerente con un’impostazione ideolo­gica che vede il governo ideale nelle mani di un’aristocrazia di tecnici e sottratto alla volontà po­polare che, nella sua insi­pienza, potrebbe persi­no (orrore!) eleggere qualcuno diverso da lo­ro. Peccato, però, che alla prova dei fatti questo si­stema non abbia retto. I mercati si reggono su cer­tezze assolute e il pensie­ro che un debito possa non esser ripagato e che il fatto di poter es­sere onorato dipenda da este­nuanti trattative fra i capi di Stato e i padroni della moneta è, per un creditore, intollerabile. Tutti i de­bitori rispondono con i loro beni delle proprie obbligazioni altri­menti nessuno presterebbe nul­la, per gli Stati così non è perché la Banca centrale li tutela. Oba­ma potrebbe fare tutte le scioc­chezze di questo mondo, ma il suo debito è garantito dalla Fede­ral Reserve. L’economia inglese è un disastro, ma nessuno specu­la contro quel debito perché la Banca centrale lo potrebbe ac­quistare senza limiti. Noi no. Ab­biamo disegnato un sistema do­ve le garanzie sul debito non esi­stono. In questo progetto fallato, poi, abbiamo inserito degli ingre­dienti pessimi quali ad esempio economie chiaramente non alli­neate come la Grecia (trattato del giugno 2000, presidente Ue Prodi, presidente del Consiglio Amato, presidente della Repub­blica Ciampi, tutti all’epoca entu­siasti), oppure debiti già fuori li­mite sin dall’inizio come il no­stro e quello del Belgio in eccezio­ne a regole appena scritte. Ma, si dirà, forse la colpa non è degli architetti dell’euro, ma di quei paesi indisciplinati come l’Italia che non hanno approfitta­to dei vantaggi (innegabili) dei tassi bassi per ridurre il proprio debito. L’obiezione però cade se si guarda ai paesi caduti prima, vale a dire Irlanda e Spagna, che avevano virtuosamente un inde­bitamento fra i più bassi d’Euro­pa, ma anch’essi subito caduti davanti alla sfiducia. La Cina ci disse quest’estate: «Ma se la vostra Banca centrale non compra il vostro debito per­ché dovremmo farlo noi? ». Veris­simo, e il fatto che ora lo stia ac­quistando quasi con schifo, met­tendo ben in chiaro che lo farà so­lo per breve tempo, ha messo una pezza ma di certo non restitu­isce la fiducia. Prodi ha dichiara­to che «i giudizi di Berlusconi so­no una follia» ma prima o poi bi­sognerà fare il punto sulle cause profonde e lontane dell’attuale crisi. Troppo comodo prendersi solo gli applausi e chiamarsi fuo­ri davanti al disastro.