Aldo Grasso, Corriere della Sera30/10/2011, 30 ottobre 2011
IL POTERE IPNOTICO DI OGGETTI COMUNI - C’è
un programma che ha un potere ipnotico, si guarda una volta e diventa subito di culto. È «Come è fatto» (ogni giorno ci sono diversi appuntamenti su Discovery Channel e Discovery Science, canali 401 e 405 di Sky), che ha portato in Italia il successo mondiale «How it’s made».
L’idea di fondo è tanto semplice quanto geniale, e consiste nello spiegare dettagliatamente come vengono costruiti molti oggetti che utilizziamo nella vita di tutti i giorni. Il catalogo di «cose» che passa sotto la lente di ingrandimento del programma è molto vario e potenzialmente infinito: dallo scaldabagno alla carta di alluminio, dalla penna a sfera all’orologio a cucù e così via. «Come è fatto» entra nelle fabbriche e ne racconta i procedimenti di produzione, dall’assemblaggio delle materie prime alle più piccole rifiniture, fino al momento in cui gli oggetti assumono la loro sembianza definitiva.
Tutte le curiosità dello spettatore vengono soddisfatte dal racconto della voce narrante, che combina il giusto livello di approfondimento scientifico e di spiegazione «for dummies». È così che si scopre che nella produzione della «pasta fillo» (quella del baklava) la cosa fondamentale è la sua stesura, che i pulcini maschi si distinguono da quelli femmine per la lunghezza delle piume, che per costruire i tubetti tipo quelli del dentifricio il segreto è lo stearato di zinco… Il bello di «Come è fatto» è proprio che le cose si affrancano dall’ovvietà che imprime loro la quotidianità e si animano di un significato che oltrepassa il loro semplice valore d’uso.
Forse però il segreto del programma sta nel famoso paradosso di Ortega y Gasset: la civiltà industriale soffre di una ingratitudine profonda nei confronti dei suoi stessi miracolosi ritrovati. Una volta che li ha inventati li assimila come fossero naturali. Quando accendiamo una lampadina non stiamo più a interrogarci sull’incandescenza. Solo quando si brucia capiamo che non è un oggetto «naturale».
Aldo Grasso